Siamo certi che il pensiero dell'ospite di Malan e di ProVita non sia stata strumentalizzata?



«Utilizzare le eccezioni per farne esempio della realtà la dice lunga sulla sua onestà intellettuale. Per ogni disgraziato, pazzo, criminale che fa violenza in famiglia ci sono milioni di famiglie che vivono in pace, pur con i problemi economici, le malattie, ecc». È quanto scrive l'associazione ProVita Onlus a Massimo Gramellini, accusandolo di aver generalizzato casi particolari in un articolo in cui si criticava considera «famiglia naturale il tizio che ieri a Pozzuoli ha dato fuoco alla compagna incinta e famiglia innaturale la signora che accudisce in ospedale la sua fidanzata malata».
ProVita lamenta poi come La Stampa non abbia pubblicato un loro commento in cui paragonavano l'amore fra due gay a quella di un pedofilo per un minorenne (e chissà come mai non l'hanno accettato, ndr) ma, soprattutto, ha denunciato l'ipocrisia di quello che è il loro costante atteggiamento propagandistico. Da anni è sufficiente che un qualche gay starnutisce in una qualche remota area della Terra perché loro accusino l'intera comunità lgbt di quel gesto. Generalizzando e strumentalizzando tutto ciò che si muove (e non si provi a commentare, dato che l'associazione ProVita pare molto selettiva nello scartare l'opinione di chi non condivide le sue idee, ndr).

C'è dunque da chiedersi perché mai Gramellini non debba permettersi di fare due esempi a caso quando loro hanno organizzato un'intera audizione in Senato (resa possibile dal senatore Lucio Malan di Forza Italia) per generalizzare la storia raccontata da una donna che dice di essere stata una madre surrogata e di essersene pentita.
Quella presunta testimonianza ha trovato ampio risalto su tutta la stampa cattolica e di estrema destra. Il Giornale racconta di come la donna avrebbe mostrato «gli aspetti più problematici di una pratica che è oggi realtà in molti Stati degli Usa e in moltissimi Paesi del terzo mondo». Paesi in cui, ricordiamolo, l'accesso a quella pratica è quasi sempre riservata solo ed esclusivamente alle coppie eterosessuali.
L'articolo prosegue nel raccontare che «Elisa aveva due figli. Quando la maggiore a 26 anni, nel 2006 è entrata in depressione dopo l’abbandono da parte del padre, Elisa ha dovuto lasciare il lavoro per occuparsi della ragazza. In grave difficoltà economica, ha deciso di affittare il suo utero. Dopo vari incontri, per 8.000 dollari decide di fare da surrogata per una coppia omosessuale».
Una dichiarazione che nessuno vuole mettere in dubbio, anche se è difficile non notare come dal suo curriculum vitae la donna indichi di essersi diplomata nel 2007 e di aver lavorato come massaggiatrice di persone in stato vegetativo dal 2001 al 2007, ossia l'anno successivo a quello da lei indicato.
Si prosegue poi con il raccontare che «i tre si accordano perché Elisa possa vedere regolarmente, dopo il parto, la bambina. Ma già dal momento del travaglio, racconta, si accorge che le cose non sarebbero andate così. Dopo aver partorito, i genitori su commissione infatti la lasciano a casa sua, portano con loro la bambina, e non le permettono di vederla».
Dal racconto pare quasi che sia stata lei a partorire, anche se nella ricostruzione pubblicata qualche giorno fa da Zenit, la donna viene presentata dome una persona che «utilizzato i suoi ovociti per dare alla luce una bambina destinata ad altri». In un altro racconto dice anche di aver visto la bambina di due anni, così come Zenit aggiunge che «i rapporti con la coppia con cui doveva rimanere in contatto si sono deteriorati», offrendo una lettura un po' diversa della vicenda.
Il Giornale racconta poi che «nel 2007 Elisa intraprende una battaglia legale per poter rivedere la sua bambina. Incontra giudici e assistenti sociali, come la stessa afferma “appartenenti alla comunità LGBT”, che la presentano come una persona orribile e la condannano a pagare il mantenimento mensile della bambina. Per questo, paradossalmente, Elisa è stata costretta a pagare alla coppia 22.000 dollari per il mantenimento della piccola, che oggi ha 9 anni. La minacciano addirittura di sbatterla in prigione se avesse parlato o scritto di quello che stava succedendo». Insomma, la coppia sarebbe stata composta da persone violente e i giudici l'avrebbero condannata ingiustamente. Il tutto, sempre secondo la sua ricostruzione, nonostante «la coppia la minacciava e spesso riceveva telefonate minatorie dai due quando erano ubriachi». Sostiene anche che «ho dei rapporti della polizia, che dicono anche che a volte erano talmente ubriachi da non poter prendersi cura della bambina».
Insomma, i giudici hanno emesso sentenze sbagliate, i due sono persone violente incapaci di gestire una figlia e i servizi sociali avrebbero deliberatamente deciso di ignorare i rapporti della polizia in un Paese dove nessuno si fa problemi a togliere la patria podestà anche per molto meno. Sarà anche vero, ma sicuramente farebbe piacere poter consultare i documenti e capire le motivazioni di quelle decisioni.
Giusto per aggiungere un po' di dramma, la donna racconta anche che i due gay «si lamentavano che la bambina piangeva in continuazione, la sentivo urlare in sottofondo, e mi dicevano che l’unico posto dove si addormentava tranquilla era il seggiolino della macchina. Quello era infatti il posto dove per l’ultima volta aveva visto la sua mamma, prima di andarsene per sempre».

Dinnanzi a tutto ciò Malan ha sostenuto che «Quello che abbiamo ascoltato oggi è l’altro lato della vicenda e con la stepchild adoption contenuta nel ddl Cirinnà, si darebbe ulteriore impulso al turismo riproduttivo e di conseguenza a casi come questo, non solo negli Usa, ma nei Paesi più poveri del mondo».
Immediatamente gli ha fatto eco Toni Brandi, di ProVita Onlus, sostenendo che «Anche se la maternità surrogata non è menzionata nel ddl, la stepchild adoption prevista nel testo di fatto alimenta il mercato dell’utero in affitto: i senatori si devono dunque chiedere se vogliono con le unioni civili, dare impulso a questo mercato, permettendo alle coppie omosessuali di poter adottare il figlio del partner, che sarà per la maggior parte frutto di maternità surrogata all'estero, perché non ci sono altri mezzi per loro per avere bambini».

Ma se la vicenda è stata utilizzata per sostenere che il problema siano i gay, un po' diverso è la vicenda che viene raccontata in altre sedi dai super-testimoni invitati in Senato. L'associazione ProVita si è infatti occupata di pagare il viaggio aereo sia ad Elisa Gomez che a Jennifer Lahl, leader americana della battaglia contro la maternità surrogata. Ed è quest'ultima ad aver dichiarato all'Huffington Post che «la maggior parte degli sfruttatori di donne usate come madri surrogate sono eterosessuali».
Lo stesso fece nell'agosto del 2012 quando in un articolo di Tempi firmato da Benedetta Frigerio (firma nota dell'omofobia italiana) parlarono di «donne che vogliono avere un figlio a tutti costi a discapito della salute e della vita di una donatrice». Anche in quel caso, dunque, i gay non erano contemplati (ma lo sono ora dato che si vuole strumentalizzare la vicenda per scopi puramente politici ed ideologici).

A risultare curioso è anche come il nome di Elisa Gomez paia esistere praticamente solo sulla stampa italiana dato che non è possibile trovare alcun articolo dell'epoca che parli della sua battaglia legale. Si può scoprire che vende quadri, che gli piacciono i cani e che non disdegna neppure i veterinari. Si può leggere che suo figlio si è arruolato nell'esercito e che il 25 gennaio è partito per il Medioriente. Pochi giorni dopo, lei si è imbarcata a spese di ProVita per venire qui in Italia a parlare contro la stepchild adoption.
Di maternità surrogata se ne parla poco, se non con un link ad un evento di Parigi a cui parteciperanno sia la Gomez che la Lahl, sostenendo un progetto di legge contro la maternità surrogata in un Paese dove nessuno di loro contesta l'adozione e i matrimoni fra persone dello stesso sesso. Anzi, in quella sede si parlerà anche di un caso italiani che riguarda Paradiso e Campanelli, una coppia eterosessuale che ha avuto un figlio in Russia senza avere con esso nessuna parentela genetica. La coppia eterosessuale ha pagato 49.000 euro un’agenzia che ha organizzato la nascita (incluso il costo dei gameti e la paga della madre naturale) portando poi il bambino in Italia con un certificato di nascita che falsamente li indicava come genitori.
Non solo. Elisa Gomez è comparsa dal nulla lo scorso anno risultando una firmataria di una petizione contro la GPA per coppie eterosessuali omosessuali e single. Contestualmente è stata indicata come testimone di una non meglio precisata coalizione della destra religiosa statunitense che, stando ai media locali, risulta collegata alla Minnesota Catholic Conference e al Minnesota Family Council (il gruppo che ha lanciato la suddetta petizione).
La stampa descrive anche come la Gomez «ha raccontato alla commissione che si era pentita della sua decisione di essere un madre surrogata. La Gomez è stata coinvolta in un processo tradizionale di maternità surrogata che prevedeva l'utilizzo del suo uovo e lo sperma di un donatore. Ma in gravidanza, lei ha iniziato ad affezionarsi al bambino. "Quando è nata mia figlia ho sentito una connessione immediata a lei e mi sono resa conto che avevo fatto un terribile errore nel pensare che avrei potuto dare via il mio bambino lontano, anche con la consapevolezza che avrei potuto essere coinvolto nella sua vita. Purtroppo il rapporto con la coppia deteriorata dopo la mia figlia è nata. Questo deterioramento ha portato ad una dolorosa battaglia legale per tutti i soggetti coinvolti. Dopo che il rapporto si è deteriorato, siamo andati in tribunale per decidere chi avrebbe avuto la custodia completa. È improbabile che i tribunali mi diano il permesso di poterla vedere", ha dichiarato».

Eccoci dunque dinnanzi ad un'altra versione della storia. E se nessuno vuole mettere in discussione la veridicità delle tesi sostenute dalla donna, difficile è capire che cosa c'entrino con il ddl Cirinnà. L'impressione è che la donna sia stata utilizzata per sostenere tesi diverse da quelle che lei sostiene, chiedendo che alcuni bambini vengano privati di tutele legali nel nome di una lotta ad una pratica che riguarda principalmente coppie eterosessuali. E se qualcuno sostiene che c'è il rischio che i gay possano ricorrevi, è anche perché quella stessa gente è in prima fila nell'impedire che possano adottare bambini bisognosi (e non dicano che ci sono troppe famiglie etero in attesa, dato che si bambini senza casa continuano ad essercene).
E che dire di come si sia posto l'esempio di una donna che ha compiuto una scelta sotto costrizione anche per giudicare quelle persone che lo fanno per libera scelta, senza sottolineare come ci sia una differenza fra le due situazioni? In fondo nella trasmissione di RealTime dedicata alle famiglie omigenitoriali si è data parola anche a ragazze che erano felici della loro scelta e che dal Canada erano venute in Italia per il battesimo della piccola. Se davvero l'intenzione era quella di informare, perché non si è fornita una pluralità di esperienze in modo che ognuno potesse farsi un'opinione? Perché si è scelta ancora una volta la propaganda a senso unico, generalizzando un caso specifico anche per condannare situazioni diverse?
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