Sul diritto dei bambini ad un padre e ad una madre



Nel mezzo del dibattito parlamentare e anche pubblico sul ddl Cirinnà, che dovrebbe istituire le unioni civili per le coppie dello stesso sesso e regolamentare la situazione delle coppie di fatto, l'attenzione -non so se l'avete notato- si è tutta concentrata sulle richieste delle famiglie omogenitoriali, e non invece sui bisogni delle coppie omosessuali (che rappresentano tralaltro la maggioranza delle istanze). Del resto basta fare un giro per la rete per vedere quanto il dibattito sia solo puntato sul tema dell'omogenitorialità: Giuseppina La Delfa, Presidentessa di Famiglie Arcobaleno, e la moglie hanno condiviso la propria storia di famiglie su Huffpost, a Piazzapulita gli italiani hanno potuto fare la conoscenza di alcune famiglie omogenitoriali e così anche su Presadiretta, mentre il quotidiano Il Manifesto addirittura apre uno speciale sulle unioni civili mettendo in evidenza proprio la genitorialità. Tuttavia sappiamo perfettamente che i primi ad aver posto l'attenzione sul tema non sono le stesse famiglie gay, ma la stampa cattolica e conservatrice che ci propina quotidianamente, con gli slogan “i bambini non si comprano” e “i bambini hanno diritto ad un padre e ad una madre”, il mito della legalizzazione dell'utero in affitto.

Senza entrare nel terreno insidioso della maternità surrogata commerciale (o utero in affitto), vorrei oggi soffermarmi sul tanto discusso diritto dei bambini ad un padre e ad una madre”. Che cosa significa? Vuol dire forse che senza la diversità dei sessi dei genitori i bambini potrebbero crescere male? Secondo la letteratura scientifica degli ultimi 30 anni, la diversità dei sessi, quindi un padre ed una madre, è irrilevante per la crescita salutare dei bambini. Qualcuno allora potrebbe obiettare che gli studi in questione presentino dei difetti, come la grandezza e la selezione del campione di questi studi. Dovremo quindi prendere in considerazione ricerche “più oggettive” come quella di Mark Regnerus del 2012, che smentisce i risultati degli studi precedenti. Tuttavia sarebbe il caso di ricordare che l'anno scorso due diversi studi, uno di Simon Cheng e di Brian Powell, ed uno di Micheal Rosenfeld, rianalizzando i dati di Regnerus hanno scoperto che in realtà lo studio non avvalora la tesi che servono due genitori di sesso diverso per il benessere dei bambini, ma proprio il contrario, cioè che il sesso dei genitori è indifferente!

Se fosse tutto qui il discorso lo potremo chiudere all'istante, tuttavia Adinolfi&Co, sostenendo che l'omogenitorialità non esiste, ci ricorda che per far nascere un bambino ci vogliono un padre ed una padre. Un fatto incontrovertibile, che non può essere smentito. Da qui allora deriva il diritto dei bambini ad avere un padre ed una madre, visto che sono gli stessi che lo hanno generato. Tuttavia c'è un problema con questo ragionamento perché difetta di un'altra verità: è vero che servono un maschio ed una femmina per procreare, ma è anche vero che in questo mondo ci siamo arrivati non per volontà di un indeterminato padre e di un'indeterminata madre, ma grazie ai nostri genitori. Nessuno di noi ha quindi diritto ad un padre X e ad una madre Y, ma, casomai, ognuno di noi ha il diritto ai propri genitori. Un diritto già riconosciuto dal nostro ordinamento. È l'articolo che apre la legge sulle adozioni del 1983:

“Il minore ha diritto di essere educato nell'ambito della propria famiglia”

Qualcuno a questo punto potrebbe continuare ad obiettare: un conto è perdere i propri genitori, un altro è pianificare la separazione del bambino dalla sua mamma (vedi maternità surrogata) o del suo padre (attraverso la donazione dello sperma per la procreazione medicalmente assistita). Una cosa è una disgrazia che ha privato il bambino dei genitori, un'altra l'intenzione di privare il bambino di uno dei genitori. Tuttavia c'è un problema anche con questo discorso. il diritto dei bambini ai propri genitori, perché possa essere davvero protetto, dovrebbe essere corrisposto dal dovere dei genitori a crescerli, visto che stiamo parlando di minori e che quindi non potrebbero in alcun modo difendersi. Ora pretendere con coercizione che i genitori si prendano cura dei propri figli è qualcosa di irrealizzabile, certo moralmente potrebbe risultare riprovevole, ma è impraticabile. Obbligare i genitori del bambino a fare i genitori potrebbe essere solo realizzato con il controllo delle coscienze delle persone! Il genitore che abbandona il figlio potrebbe essere sì obbligato al versamento degli alimenti in suo favore ma mai e poi mai ad amarlo e a volerlo come figlio. Ma questo è non è nemmeno la situazione della maternità surrogata e della donazione dello sperma per la procreazione medicalmente assistita. Perché, sebbene la madre (in casi di maternità surrogata) e il padre (in caso di dono dello sperma) si rifiutino di diventare i genitori responsabili, il bambino nato non si troverebbe in stato di abbandono, sarebbe invece accolto tra le braccia di altri genitori.

L'intera riflessione che vi ho qui proposto però non può essere letta per legalizzare la maternità surrogata commerciale o utero in affitto. I maschi gay che oggi vanno in California per realizzare il proprio sogno – legittimo a mio parere - di costruirsi una famiglia, sono complici, come quei malati che illegalmente acquistano un rene, della perversa pratica della vendita del corpo e in questo caso del corpo femminile. La comunità LGBT italiana non si è accorta che permettendola ad alcuni dei suoi appartenenti sta difatti tradendo l'alleanza con il mondo delle donne. E' arrivato il momento di affrontare la questione dell'utero in affitto (altra cosa è la maternità surrogata altruistica, cioè il “dono”) dentro la nostra comunità perché non possiamo tollerare la misoginia.

Andrea Pizzocaro
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