Tempi dice sì all'utero in affitto per gli etero: sia vietato solo ai gay



Il settimanale Tempi ha davvero passato ogni limite. Passi essere omofobi e pronti a tutto pur di far del male alle persone lgbt, ma il tentativo di sostenere che siano i genitori dei gay a volere i loro figli appesi ad un cappio è troppo! Eppure, ancora una volta, il settimanale ciellino è ricorso ad una presunta lettera della fantomatica Agapo per alimentare l'odio. Per chi non lo sapesse, l'Agapo è un'associazione ultra-cattolica che promuove le fantomatiche "teorie preparative" dell'omosessualità di Nicolosi e che pare comparire solo quando c'è da affossare una qualsiasi legge che possa prevedere dei diritti per la comunità lgbt. Il tutto abusando del nome di Associazione di Genitori e Amici di Persone Omosessuali giusto per ingannare la gente e fargli credere che loro non siano solo degli omofobi.

La lettera proposta è ideologia pura, volta a sostener che la stepchild adoption legittimi quello che loro amano chiamare "utero in affitto", specificando come quella pratica debba essere ritenuta un diritto per le coppie eterosessuali ma non per quelle omosessuali. Attraverso una serie di falsità, asseriscono:

Gentile Senatore, il dibattito di questi ultimi mesi in tema di Unioni civili ha il merito di aver messo in chiaro il nesso tra la Stepchild Adoption e l’utero in affitto, così da aver portato alla condanna quasi unanime di quest’ultimo quale procedimento disumano.
Ciò nonostante la Stepchild non è stata ancora tolta dal ddl sulle Unioni civili, perché c’è chi pensa di dover applicare il principio dell’uguaglianza dei diritti alle coppie etero e omosessuali in tema di figli e procreazione.
Secondo questa logica, siccome ci sono coppie eterosessuali le quali fanno ricorso alla pratica dell’utero in affitto, aggirando la legge italiana e dichiarando il falso in anagrafe, anche gli omosessuali dovrebbe avere tali e uguali opportunità (di aggirare la legge italiana).
Senatore, ci chiediamo, che razza di uguaglianza è quella di creare uguali condizioni perché tutti possano aggirare le legge italiana in ugual modo?
Le coppie eterosessuali che ricorrono all’utero in affitto soffrono di una patologia sul piano della fertilità, quelle omosessuali no. Come Associazione di genitori di figli omosessuali ribadiamo che la condizione omosessuale non è una malattia.
Diversamente dalle coppie omosessuali, quelle eterosessuali che ricorrono all’utero in affitto rappresentano l’eccezione alla regola e lo fanno quasi sempre di nascosto –non le si vedono in televisione né in parlamento– perché l’utero in affitto è giustamente e per fortuna coperto di stigma.
Con la stepchild adoption cade tale stigma, cioè la principale barriera alla normalizzazione dell’utero in affitto, cade infatti il principale ostacolo alla procreazione artificiale mediante le biotecnologie su larga scala, un business con prospettive miliardarie.
A questo punto il divieto dell’utero in affitto, anche se rafforzato, perderà quel che resta della sua efficacia. I Senatori che vogliono la stepchild non si dovrebbero ancora una volta nascondere dietro il bene delle persone omosessuali, specie dopo aver strumentalmente negato la loro reale condizione.
Per i Senatori che invece davvero non vogliono l’utero in affitto c’è un modo semplice di dimostrarlo: garantire i diritti alle persone omosessuali, senza infilarvi la stepchild adoption, l’anello mancante di quel combinato disposto di leggi italiane ed estere che sgomberano la strada a ciò che non si dichiara.

Insomma, gli etero devono poter affittare tutti gli uteri che vogliono purché i figli dei gay siano privati da qualsiasi tutela anche se nati da precedenti relazioni. E noi dovremmo credere che a scrivere questo inno all'odio siano persone che hanno figli omosessuali?
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