Torino. Distrutta una panchina contro il femminicidio e c'è che chi grida alla vittoria contro il gender



A Torino alcuni vandali hanno distrutto una "panchina rossa", ossia un'installazione simbolo della lotta alla violenza contro le donne.
Dinnanzi a tale atto vergognoso, lascia sbigottiti la reazione dei Elzeviro, uno di quei siti inneggianti al Family day e alle crociate dell'integralismo cattolico, ma qui addirittura pronto a pubblicare un articolo dal titolo "Torino si ribella al gender: divelte le panchine dedicate al femminicidio".

Al grido di «Torino s'è desta», l'articolo afferma:

Un gesto di ribellione ha scosso i cieli del becero politically correct che permea questa città, rossa da tempo immemore. 20 panchine sono state distrutte, vandalismo? Ni, meglio parlare di esasperazione. Esasperazione di una generazione costretta a subire il martellante messaggio gender, dettato e pianificato negli uffici di Bruxelles e poi servilmente applicato dalle politiche nazionali europee.

Come consuetudine degli integralisti, il tutto viene condotto ad argomenti che non hanno nulla a che vedere con la realtà, ricorrendo ad ipotesi componentistiche finalizzate solo a legittimare la violenza attraverso la paura. Scrivono, infatti, che si tratterebbe di:

Una strategia che solo apparentemente mira all'equiparazione dei generi uomo e donna, ma che in realtà si sta prodigando all'introduzione di leggi che travalicano il buon senso comune, come le quote rose (simbolo della sconfitta della meritocrazia contro l'ideologia) e il femminicidio, il neologismo creato ad hoc da magistrati politicizzati che non ha senso a livello giurisprudenziale.

Non manca un passaggio volto a criticare uno stato che tutela le donne dalla violenza, lamentando che le attenzioni non siano dedicate a cose che all'autore dell'articolo interesserebbero di più Il tutto con quegli slogan tipici con cui si sostiene che sia inutile tutelare i gay dalla violenza quando ci si potrebbe occupare di dare maggiori privilegi a chi li discrimina:

Panchine riverniciate in rosso raffiguranti espressioni di donne corrucciate, quasi a voler ammonire o intimorire i loro compagni di vita. Un messaggio volto a ricordare il fatto che ormai la donna possiede una tutela speciale per legge. Un'assurdità legislativa dato che il genere femminile dovrebbe rientrare nella più grande categoria dei soggetti deboli, cui inserire anche anziani e bambini, per pensare così ad una legge non escludente, ma includente.

Ed è così che il femminicidio diviene un diritto, il contrasto alla violenza un atto illegittimo che può condurre all'esasperazione chi, evidentemente, non si sente più libero di poter prendere la moglie senza rischiare conseguenze:

Tuttavia il gesto porta con sé tutto il senso di frustrazione ormai latente nella nostra società, ingabbiata da un'ideologia che vuol sopprimere del tutto qualsiasi rigurgito di patriarcalismo ancora presente. Un obiettivo che si deve raggiungere con ogni mezzo possibile.
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