Unioni civili, al voto le pregiudiziali di costituzionalità



In Senato ha avuto inizio la discussione del ddl Cirinnà attarverso il voto delle pregiudiziali di costituzionalità e le richieste di sospensive presentate dai senatori Maurizio Sacconi, Carlo Giovanardi, Maurizio Gasparri, Luigi Compagna, Gaetano Quagliariello, Andrea Augello, Anna Cinzia Bonfrisco ed Erika Stefani.

Il primo a prendere la parola è stato il solito Carlo Giovanardi, pronto ancora una volta a sostenere che la Costituzione vieti il matrimonio egualitario e che le unioni civili sarebbero dunque incostituzionali perché non sufficientemente discriminatorie rispetto al matrimonio. Gli ha fatto eco Roberto Formigoni, il quale ha anche sostenuto che sia necessario rimandare la norma in commissione dato che, a suo dire, non ci si sarebbe presi abbastanza tempo per discuterle.
Giovanni Caliendo (FI) si è lanciato nel sostenere che il disegno di legge sia discriminatorio verso gli eterosessuali. Ha lamentato che «si vuole rendere l'omosessuale uguale alla coppia matrimoniale eterosessuale» e si è augurato «che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella blocchi la legge».
Sottoposte al voto, tutte le pregiudiziali di costituzionalità sono state respinte ed è stato stabilito che la norma non dovrà tornare in commissione.

La discussione è così ripresa con l'intervento di Monica Cirinnà. Alcuni senatori hanno abbandonato l'aula, mostrando ancora una volta come il loro voto verrà preso per partito preso, senza che ritengano necessario ascoltare le ragioni altrui.
La senatrice ha spiegato come sia stato costruito un nuovo istituto giuridico, nonostante lei sia «personalmente favorevole, come molti tra noi, all'estensione del matrimonio egualitario». Si è anche sottolineato come il termine «naturale» presente nella Costituzione indichi la volontà di un riconoscimento pregiuridico delle relazioni, come reazione all'impostazione autoritaria del diritto di famiglia che aveva caratterizzato lo stato fascista. Ciò nonostante, il nuovo istituto si baserà sull'articolo 2 e non sull'articolo 29 della carta. La senatrice ha anche chiesto un impegno collettivo perché «i diritti non possono e non devono rimanere sogni».

Nitto Palma, presidente della commissione Giustizia, si è detto contrario alle unioni civili. Si è anche detto pronto ad appellarsi a Mattarella e alla Corte Costituzionale, sostenendo che le unioni si sovrappongano al matrimonio. Ha anche sostenuto che la stepchild adoption perché un giudice potrà decidere a chi affidare il bambini valutando i casi senza la necessità di «automatismi». Ed immancabilmente è anche finito con il tirare in ballo la solita maternità surrogata, sostenendo che sia necessario impedire «il riconoscimento degli effetti» anche delle nascite avvenute all'estero.

Paolo Arrigoni (Lega Nord) ha fatto leva sull'idea che lo stato di famiglia sia soggetta alla sovranità degli stati» e che quindi le richieste dell'Europa dovrebbero essere ignoranti. Si è persino lamentato di come il Parlamento Europeo abbia emanato provvedimenti non vincolanti come la «parità dei diritti delle persone omosessuali», evidentemente a lui non gradito. Ha parlato anche di «ingiustificabile ingerenza» da parte del Presidente del Parlamento Europeo che ha invitato a rispettare la sentenza emanata dalla Corte dei diritti dell'uomo.
Il leghista ha anche parlato anche di «perdita di valori» dinnanzi al riconoscimento delle unioni gay, invocando anche presunte «radici cristiani» che dovrebbero guidare il voto contro l'eguaglianza dei cittadini.
Immancabili sono stati i riferimenti slogan dell'integralismo cattolico, sostenendo che «la qualificazione di specifiche formazioni sociali per le coppie gay rappresenta il cavallo di Troia perché si introduca il matrimonio omosessuale e la legittimazione dell'utero in affitto». Lamenta come per «via giudiziaria» quei diritti potrebbero essere introdotti sulla base della «non discriminazione». Sostiene che i gay «per ovvi impedimenti di natura» dovrebbero ricorrere alla procreazione eterologa.
Dice che i gay vogliono «scardinare le tradizioni e la tradizioni religiose del nostro popolo» e che in Italia «avremo il matrimonio omosessuali e adozioni» che inevitabilmente condurrà «all'indottrinamento della teoria gender nella scuole». Il tutto è stato detto strizzando l'occhio ai partecipanti al Family day.

Alessia Petraglia (Sel) ha ricordato come i diritti in discussione non solo siano costituzionali, ma siano richiesti da una carta Costituzionale lungimirante che ha previsto l'estensione dei diritti. «Ampliare la sfera dei diritti significa ampliare le garanzie di tutti». Ha poi ricordato anche come non abbai senso discutere se riconoscere le famiglie gay come tali, dato che di fatto sono già famiglie. Il Sel lamenta anche quella mediazione che ha portato a preferire le unioni civili al matrimonio egualitario, «Il Sel considera questo testo un testo a ribasso, il minimo».
La Petraglia ha ricordato anche come la Costituzione preveda una «famiglia naturale» non riguarda certo i generi, ma «la naturalità con cui amore, affetto, stima e figli costituiscono una famiglia naturale». Si è sottolineato come la legge non parli neppure della maternità surrogata, lamentando come si sia scelto di non parlare invece di adozioni (a cui loro sono favorevoli).
Ha anche ricordato che «sui diritti civili non si può fare propaganda elettorale» e che il rischio è che «questa legge chiuderà la partita per molti anni. Dovremo aspettare molto prima di vedere approvato il matrimonio per tutti».

Il senatore Dalla Zuanna (Pd) cita sondaggi che mostrerebbero gli italiani in maggioranza contrari alla genitorialità gay. Motivo per cui ha sponsorizzato il suo emendamento che introduce il carcere per chi accede alla maternità surrogata all'estero.
Di Biagio (AP) sostiene che «si sta tentando di scardinare la società naturale spacciando tutto questo per tutela dei diritti umani». Sostiene anche che l'omofobia sia «un mantra» che serve a demonizzare «chi la pensa diversamente». Sostiene anche che «la Costituzione vieta l'equiparazione delle unioni civili al matrimonio» e «le unioni omosessuali non possono essere omogenee al matrimonio» perché «il diformismo sessuale è ciò che forma la famiglia tutelata dalla Costituzione. Sostiene anche che «lo stato non riconosce l'amore ma l'impegno di uomo e donna da cui possono nascere nuovi cittadini».
Parla anche di presunti uteri in affitto a cui i gay ricorrerebbero in India, forse ignorando che la legge Indiana vieta tale pratiche alle coppie non eterosessuali, escludendo specificatamente single e coppie gay.
Al limite del patetico è la citazione di un articolo di Tempi in cui una presunta associazione di genitori di persone gay (che in realtà promuove le fantomatiche terapie per la "cura" dell'omosessualità) per sostenere che un divieto alla norma è per il bene dei gay. Peccato che la fonte citata chieda che i gay siano discriminati nella speranza che decidano di fingersi eterosessuali pur di non essere vittime di omofobia e violenze.

Stefano Candiani (Lega Nord) ha poi annunciato come i 5.000 emendamenti presentati dal suo partito non siano stati ritirati, così come avevano promesso di fare in cambio di un rinvio della discussione ad una data successiva al Family day. Durante il suo intervento, ha cavalcato la propaganda integralista nell'asserire che «Aprire una porta che renderà possibile l'utero in affitto credo sia quanto di più lontano ciascun essere vivente possa concepire» dato che, a suo parere, l'inseminazione eterologa sarebbe come gli OGM.
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