Unioni civili, dal Pd via libera allo stralcio della Stepchild. Le associazioni lgbt: «Ci sentiamo traditi»



Non v'è subbio che la nuova proposta giunta da Renzi non sia una legge sulle unioni civili, ma una legge che istituzionalizza la discriminazione e che sancisce come le coppie gay debbano essere ritenute inferiori a quelle eterosessuali. Dinnanzi ad una simile discriminazione si sarebbe anche potuto chiudere un occhio se in ballo co fossero stati i diritti dei bambini, da troppo tempo privati da qualsiasi tutela legale quasi non esistessero. ma ora, grazie ad Alfano, pare ci sia la certezza che i piccoli saranno vittima di una ritorsione dell'integralismo cattolico e che i loro diritti verranno cancellati perché ai vescovi non piacciono i loro genitori.

È in questo orribile scenario che le associazioni lgbt parlano di di un vero e proprio "tradimento" nel commentare il via libera dei senatori Pd al Maxiemendamento con cui verrà stralciata la stepchild adoption dal testo sulle unioni civili. "Una mossa di calcolo -commentano- un gioco di convenienze condito da repentini dietrofront e arrampicate sugli specchi, anche da parte di chi non ci saremmo mai aspettati. Una tremenda coltellata alle spalle". "Siamo consapevoli dei gravi rischi che avrebbe comportato una navigazione a mare aperto, ma ci sembra incredibile questa resa che il Pd ha scelto di siglare prima ancora di scendere nel campo di battaglia. È il Parlamento il luogo dove questa legge è nata ed è stata a lungo dibattuta, nel Parlamento doveva trovare una maggioranza che la sostenesse nella sua interezza, senza stralciare i diritti dei bambini. Sappiamo bene che nessun partito in Senato ha i voti per approvare in autonomia il ddl Cirinnà così com'è, ma siamo ancora ostinatamente convinti che ogni forza politica, tra quelle che vogliono far progredire questo Paese, avrebbe potuto mettere in campo il sostegno necessario per tagliare questo traguardo. Serviva e serve ancora la maturità di mettere da parte i calcoli politici e le strategie elettorali e di prendersi un impegno davanti al Paese. Lo doveva fare il Partito Democratico, innanzitutto, che è la forza più ampia della maggioranza di governo e che avrebbe dovuto rivendicare fino all'ultimo la paternità del testo Cirinnà e il suo faticoso percorso. E lo avrebbe potuto fare intercettando il sostegno che veniva dall'opposizione. La costruzione di quella maggioranza è l'esame di maturità che il Parlamento malamente e furbescamente vuole aggirare con la giustificazione firmata dal premier. Nel luogo supremo della rappresentanza, gli elette e le elette avrebbe dovuto pretendere di portare a termine il loro mandato, nella piena responsabilità del ruolo che ricoprono. Un voto di fiducia su un testo scritto secondo le richieste di un partito come Ndc, omofobo e assolutamente minoritario, è uno schiaffo grave e imperdonabile per una grandissima parte del Paese. Noi ce ne ricorderemo, a partire da domani quando riprenderemo il presidio in piazza delle Cinque Lune e dal prossimo 5 marzo, giorno in cui manifesteremo tutte assieme nella Capitale".
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