Unioni civili, l'intervento di Monica Cirinnà



Ecco il testo completo dell'intervento della senatrice Monica Cirinnà tenuto durante il dibattito in Senato sulle unioni civili:

Signor Presidente, colleghi, è per me molto difficile raccontare in pochi minuti la straordinaria avventura che ho vissuto in questi due anni di lavoro. È difficile perché, più che questioni di diritto e giurisprudenza, vorrei comunicarvi le emozioni che ho provato girando l'Italia, da Aosta a Barletta, incontrando migliaia di coppie, famiglie, militanti di tutti i partiti e attivisti LGBT, tutti cittadini interessati a cambiare - e in meglio - questo Paese.
La gran parte degli italiani sa che il contrario della parola discriminazione è uguaglianza. Attenzione: questa non è ideologia, è semplicemente giustizia. Tenetelo a mente, colleghi: ogni qualvolta violeremo il principio di uguaglianza avremo prodotto una discriminazione e ci esporremo al vaglio di ragionevolezza della Corte costituzionale.
Un diritto può essere riconosciuto o negato ed è su questo che giuristi e magistrati si esprimono, poiché i diritti incidono sull'ordine costituito. Se un diritto è riconosciuto senza limiti costrittivi ad alcuni ed ingiustamente negato ad altri c'è discriminazione.
Un altro motivo di difficoltà che ho affrontato nel corso del duro lavoro svolto è stata la costruzione di un nuovo istituto giuridico quale, appunto, quella delle unioni civili tra persone dello stesso sesso, pur essendo personalmente favorevole, come molti tra di noi, all'estensione del matrimonio egualitario.
È per questo motivo - vi chiedo davvero scusa se qualche volta sono stata un po' brusca durante le nostre discussioni - che ho cercato di spiegare che il nuovo istituto delle unioni civili nell'attuale quarta versione è già una sintesi moderata ed ogni tentativo di mediazione sui diritti può produrre nuove disuguaglianze.
A lungo mi sono posta la domanda se questo testo sia effettivamente ciò di cui le famiglie arcobaleno hanno bisogno e se sia all'altezza delle loro legittime richieste. È stato difficile perché ho vissuto sulla mia pelle i risvolti di un dibattito avvelenato fin dalla lunghissima discussione in Commissione, che ha appesantito un iter parlamentare di per se molto complicato.
Abbiamo scelto la via delle unioni civili per rispondere a criteri di prudenza, nella convinzione che alla piena eguaglianza si potrà arrivare passo dopo passo. Allo stesso tempo, questa è una scelta che non pregiudica né misconosce la richiesta di riconoscimento che proviene dalle coppie omosessuali ed assicura un adeguato livello di tutela a loro e sopratutto ai loro figli.
A proposito delle questioni di incostituzionalità sollevate attorno a questa proposta, pensando al provvedimento e alla nostra Carta costituzionale ho voluto rivolgere il pensiero alle grandi donne della nostra Repubblica come Nilde lotti, Teresa Noce, Lina Merlin, esempi chiari e limpidi di una vera e propria politica di umanità. Penso alla loro profonda sensibilità verso le mille sfumature dell'universo familiare che chiedevano riconoscimento costituzionale; penso alle battaglie per l'eguaglianza tra coniugi e l'eguaglianza tra figli, concetti oggi ancora dall'attualità esplosiva, quando sembrano passati secoli dal lavoro dei padri costituenti. Ora, nel 2016 - a quasi trent'anni dalla prima proposta di riconoscimento per coppie dello stesso sesso - ci apprestiamo a dare all'Italia una legge tanto attesa.
Guardo all'articolo 2 della Costituzione, su cui si fonda il provvedimento in discussione; guardo all'articolo 29, indiscutibilmente al centro di questo nostro confronto parlamentare. Penso alla loro correlazione indissolubile, alla doppia dimensione individualista e pluralista per la lotta contro il totalitarismo di Stato, il quale intacca, come dice Aldo Moro, innanzitutto la famiglia, per poter, attraverso questa via, più facilmente intaccare la libertà della persona. Per questo, l'istituto di diritto pubblico dell'unione civile è in maniera cristallina in linea con l'articolo 2 della nostra Carta, per cui lo Stato, ricordando le parole di La Pira, non fa che riconoscere e tutelare dei diritti anteriori alla Costituzione dello Stato, che sono diritti dei singoli, diritti delle società o comunità naturali, laddove la parola «naturale», lungi dal cristallizzare una determinata accezione culturale o religiosa, voleva semplicemente affermarne il carattere pregiuridico, come reazione all'impostazione autoritaria del diritto di famiglia che aveva caratterizzato lo Stato fascista.
La Costituzione è un processo di liberazione della persona umana naturalmente inconcluso e da rinnovare continuamente con spirito di cooperazione solidale. La Costituzione è stata scritta avendo in mente il passato, il presente e il futuro, considerando chi aveva già la voce per farsi sentire e chi ancora non aveva trovato spazio nella comunità politica, come le persone omosessuali, oggetto di un pervasivo e doloroso stigma sociale. Queste persone per troppo tempo assenti e taciute, noi oggi le rendiamo finalmente presenti al resto della comunità politica, riconosciamo la loro esperienza di vita familiare come una realtà meritevole di tutela, perché attinente alla loro dignità personale. Così, concretamente realizziamo quella parte di Costituzione scritta per gli assenti, quegli assenti (individui adulti, bambini, famiglie) che finalmente diventano presenti, con pari diritti e dignità già riconosciuti agli altri cittadini.
Colleghi, vi chiedo da che parte vorremo farci trovare dai nostri figli e dai nostri nipoti, quando fra trent'anni torneranno a leggere i Resoconti di questa seduta? Dalla parte di chi ha creduto possibile far muovere all'Italia il primo e tanto atteso passo verso l'eguaglianza o dalla parte di chi ha visto nella Costituzione il patrimonio di pochi privilegiati e nell'estensione di diritti un pericolo?
Rifletto però su quanta disinformazione e strumentalizzazione politica hanno fuorviato il dibattito pubblico. La frase che ritengo più falsa è che in Italia stiamo introducendo il matrimonio e l'adozione gay.
Questo non è vero: stiamo dando semplicemente tutela giuridica alla vita privata e familiare di coppie omosessuali, attraverso le unioni civili, fondate sull'articolo 2 della Costituzione, come indicato dalla stessa Corte costituzionale, nelle sentenze del 2010 e del 2014, e stiamo, poi, soltanto riconoscendo ad una delle parti dell'unione civile di chiedere al giudice la possibilità di estendere la responsabilità genitoriale sul figlio minore del partner, attraverso l'applicazione della legge sulle adozioni, cosa già applicata dei tribunali dei minori, poiché ritenuta quella che consente la maggior tutela del bambino, anche in caso di morte del genitore naturale.
Su questo punto, colleghi, si sono agitati i fantasmi più spaventosi. Sono settimane che leggiamo sui giornali che, così facendo, si rischia di aprire la strada in Italia all'istituto della gestazione per altri. Non devo ricordare qui, in Parlamento, che una delle nostre leggi italiane, la legge n. 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita, quasi interamente riscritta dalla Consulta, vieta e punisce espressamente la pratica della gestazione per altri. Questo divieto è e resterà in vigore e in nessun modo il testo di cui discutiamo oggi interferisce con tale divieto. Si tratta quindi di un argomento fuorviante e strumentale.
Il punto è uno: il nostro ordinamento non ammette discriminazioni tra i figli, basate sulla cornice giuridica del rapporto tra i genitori, e non ammette la discriminazione tra eterosessuali ed omosessuali in relazione alla valutazione della loro capacità di essere genitori, né ammette discriminazioni tra figli, in ragione del modo in cui sono venuti al mondo. In ragione di tutto ciò, è evidente che deve sempre prevalere l'interesse del bambino alla stabilità e alla continuità degli affetti. Sono bambini, sono cittadini di questo Paese e oggi decideremo del loro futuro: meritano di essere riconosciuti e tutelati. Con l'articolo 5 facciamo un primo decisivo passo per la loro tutela, nella concreta situazione in cui si trovano a vivere, sulla base del buonsenso e dell'imperativo costituzionale di eguaglianza e senza togliere diritti a nessuno.
Mi avvio alla conclusione, signor Presidente e passo rapidamente ad illustrare il secondo obiettivo ambizioso del provvedimento in esame: la codificazione dei diritti delle coppie conviventi, omosessuali o eterosessuali che siano. Il capo II del testo intende per conviventi due persone, non parenti, unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale. A tutti coloro che convivono more uxorio, senza distinzioni basate sull'orientamento sessuale dei componenti della coppia, vengono riconosciuti alcuni diritti e doveri, già ampiamente sanciti da giurisprudenze consolidate. In conclusione, nei prossimi giorni, colleghi, saremo chiamati come senatori della Repubblica a rispondere come rappresentanti di un'Italia che lavora, che fa progetti, che ama, che vuole tornare alla modernità di un'Europa da costruire sulle basi dell'inclusione e della parità di trattamento dei cittadini. Come senatori della Repubblica siamo dunque chiamati a dare tutela a tutti i figli di un'Italia che non può più tollerare una discriminazione generata dal come una vita viene al mondo.
Dobbiamo rispondere ai giovani LGBT, che nelle nostre scuole si preparano ed essere gli italiani e gli europei del domani. Siamo obbligati a dare a ciascuno di loro una risposta, prima che il peso oppressivo della discriminazione spinga altri di loro alla fuga all'estero o al suicidio. Per questo porterò per sempre nel cuore le parole di due giovani amici, per i quali il riconoscimento dello Stato ai loro progetti di vita rappresenterebbe la possibilità di esistere per la prima volta. «Esistere per il mio Paese» - dice uno di loro - «esistere, come se stessi per nascere», «esistere, senza pensare di aver fatto un torto alla mia famiglia».
Colleghi senatori, saremo chiamati a fare una scelta e non ci saranno sondaggi che potranno giustificare un altro giorno di ritardo, non ci saranno motivazioni abbastanza esaustive da consentire la perpetrazione dell'illegalità del nostro Paese davanti al resto d'Europa.
Non ci saranno scuse per l'ennesima porta chiusa davanti a chi chiede solo di entrare a far parte della grande comunità delle famiglie italiane, senza nulla sottrarre a tutte le altre famiglie del nostro Paese.
Come ormai è ben chiaro, stiamo esaminando un testo che affronta in modo ampio e inclusivo tutte le forme di relazioni affettive, siano esse eterosessuali o omosessuali, puntando a riconoscere diritti e anche obblighi a realtà sociali fino ad oggi rimaste nell'ombra del nostro ordinamento giuridico, pur essendo presenti nel diritto vivente.
Vorrei concludere questo mio intervento con il ricordo di un grandissimo italiano, mancato da pochi giorni, il regista di «Una giornata particolare», Ettore Scola, che era solito dire: «Bisogna credere ai miracoli, soprattutto quelli fatti dall'uomo e impegnarsi perché i sogni e le utopie si realizzino». Per fare questo, colleghi, ci vuole un'assunzione di responsabilità totale e collettiva. Noi certo non faremo miracoli, ma abbiamo il compito di fare una buona legge. In questo modo daremo dignità e tutela alla vita di tanti nostri cittadini, perché i diritti non possono e non devono rimanere sogni.
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