Unioni civili, l'intervento in aula della senatrice Manuela Repetti



Mentre la discussione in Aula della legge sulle unioni civili riprenderà soltanto martedì, continuiamo ad occuparci di quanto è stato detto in questi giorni con l'intervento pronunciato mercoledì scorso dalla senatrice Manuela Repetti (gruppo misto). Un intervento che lascia chiaramente intendere come certe posizioni siano più legate ad opportunità di campagna elettorale che a reali valori di un'area politica.

Signora Presidente, colleghi, l'interesse suscitato da questo disegno di legge, in Parlamento e nel Paese, dimostra che è su questioni che riguardano i diritti dei cittadini che avviene il vero cambiamento del Paese. Come la questione del divorzio, anche il tema delle unioni civili segnerà uno spartiacque nella storia italiana. La verità è che ancora una volta siamo chiamati a prendere atto di un progresso già avvenuto nella coscienza degli italiani e che le istituzioni devono in realtà solo formalizzare. Siamo in ritardo; il Paese ci ha già sorpassato e ci aspetta.
Le responsabilità di questo ritardo le ha certamente una politica disattenta, ma le ha anche la Chiesa cattolica, e mi riferisco soprattutto alle gerarchie della Chiesa. Tutti sappiamo che la vera questione, il vero nervo scoperto della Chiesa cattolica, come per altre importanti religioni, è la sessualità e il rapporto, ancora discriminatorio nel 2016, fra uomo e donna. La sessualità è una questione cruciale, che condiziona fortemente la Chiesa nel suo approccio a molte altre questioni e nel rapporto con i fedeli purtroppo sempre più lontani.
Dal divorzio all'aborto, dalle unioni civili alle questioni bioetiche, in particolar modo il fine vita per cui voglio ricordare l'urgente necessità di una legislazione, la Chiesa è irrigidita su posizioni di diffidenza e spesso di chiusura. È lontana, ahimè, da quello spirito di comprensione e compassione che tanto viene proclamato e predicato. E purtroppo questo clericalismo controriformista ha trovato supporto nel cinismo e nell'opportunismo di correnti politiche ultraconservatrici.
Così sono nate posizioni politiche che, pur di negare la necessità di superare le disuguaglianze, le discriminazioni sulla base della sessualità (perché di questo si tratta, di disuguaglianze e discriminazioni), sono ricorse ad argomenti che con la legge non c'entrano alcunché. Si parla di adozioni, di utero in affitto, tutte cose che non sono contemplate nel disegno di legge Cirinnà. Questo va detto chiaramente.
Vedete, io ho pieno rispetto di chi pensa in maniera diversa dalla mia, soprattutto su questioni che riguardano il nostro più profondo intimo. Posso provare a convincere l'altro della bontà delle mie convinzioni, ma rispetto chi la pensa diversamente. Ma non ho alcun rispetto di chi mistifica la realtà, di chi deliberatamente mente su argomenti importanti giocando sulla pelle delle persone, per creare confusione nell'opinione pubblica ed impedire l'approvazione di una legge di civiltà.
Il disegno di legge Cirinnà è già un compromesso. Per quanto mi riguarda - parlo naturalmente a titolo personale - io sarei disposta a riconoscere i matrimoni fra omosessuali, così come l'adozione dei figli, magari prevedendo un periodo di prova da sottoporre al giudizio del tribunale dei minori, che farei valere anche per le coppie eterosessuali. Va ricordato che questo avviene già nei Paesi più civili del mondo e questo vorrà pur dire qualcosa! Invece, con il disegno di legge Cirinnà noi riconosciamo solo l'estensione della genitorialità di un figlio naturale al compagno o compagna in una coppia gay, come del resto hanno già sancito - va detto e ripetuto - alcune sentenze che non possono essere ignorate.
Dire che questa legge potrebbe aprire le porte al cosiddetto utero in affitto è una volgare falsità. In Italia oggi è vietato! Punto! Non possiamo decidere cosa devono legiferare gli altri Paesi, oltre al fatto che - una mia considerazione personale - anche l'argomento della maternità surrogata, per la sua delicatezza, meriterebbe una riflessione più seria e ponderata. Basta con ipocrite strumentalizzazioni. Basta giocare con le parole diritti e desideri degli adulti in contrapposizione ai diritti dei minori. Ma in quest'Assemblea - mi rivolgo a tutti - siamo così sicuri di aver sempre legiferato bene riguardo ai minori? L'abbiamo fatto sempre davvero nel loro interesse? La verità è che gli stessi che oggi si rifiutano di riconoscere le unioni civili e la stepchild adoption, con la falsa motivazione di tutelare i minori, sono gli stessi che nel passato, anche recente, hanno sacrificato i minori pur di compiacere le richieste di una parte della Chiesa. Questa è la verità! Ne sono un esempio i divorzi con la scia di sofferenze che durano lunghi e interminabili anni, causate spesso dall'uso dei figli come mezzi di battaglia giudiziaria. La legge sul divorzio è stata modernizzata solo in assenza di minori. Là dove ci sono i minori, la legge prevede invece un'agonia per i minori, che vengono sacrificati nel nome del patto fra conservatori e clericalismo. È un'ipocrisia mostruosa, proprio perché riguarda i minori. È un'onta di cui tutti noi dovremmo sentire il peso. Almeno sui diritti, di tutti, a cominciare da quelli dei bambini, cerchiamo di essere seri, onesti.
Il riconoscimento delle unioni civili è solo un fatto di civiltà che supera assurde discriminazioni nella sfera sessuale, che non hanno più alcuna ragion d'essere. Colleghi, c'è un principio su cui credo tutti siamo d'accordo: che tutti gli esseri umani - la mia personale convinzione va oltre perché si estende a tutti gli esseri viventi - abbiano il diritto alla vita, alla libertà e alla felicità, come dice una famosa Carta scritta ben 250 anni fa, che purtroppo non è nostra. Certo, è molto difficile dare una definizione di felicità, ma una cosa è certa: la propria felicità non può prevaricare su quella altrui e ha a che fare con l'amore, con il rispetto degli altri e la serenità che ne consegue. Noi genitori di coppie eterosessuali sappiamo bene che la serenità dei figli non è dettata dall'avere una madre e un padre. La loro serenità comincia proprio dal sentimento d'amore e di comprensione che si respira in famiglia e, invece, capita spesso che proprio noi genitori, anziché aiutarli, contribuiamo con le nostre paure a istillare tabù e insicurezze che loro non avrebbero. Non è facile essere genitori, ancor meno essere buoni genitori, ma non è certo la sessualità il fattore discriminante tra un buon genitore e un cattivo genitore. Queste sono solo bugie dettate dalla paura del cambiamento. Intanto, il mondo cambia comunque e cambierà ancora.
Faccio infine un'ultima considerazione. Peccato che in questo Parlamento non si siano confrontate una sinistra e una destra liberale, come esiste in tutti i Paesi europei, bensì una sinistra e una destra populista e clericale, che nulla ha a che fare con il liberalismo e con un cattolicesimo democratico.
Colleghi, approviamo la legge Cirinnà. Tutti, anche i più convinti cattolici, contribuendo ad approvarla, potranno giustamente andarne orgogliosi nella propria vita personale e politica.
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