Varese rifiuta patrocinio al Pride: in città c'è spazio solo per la propaganda omofoba



Il 15 febbraio scorso il Comune di Varese ha patrocinato un convegno di Gianfranco Amato che, come sua consuetudine, si è appellato al fantomatico «gender» per legittimare la discriminazione e per opporsi a qualunque contrasto della violenza omofobica.  Come'è possibile osservare nell'immagine di apertura, seduto in prima fila c'era anche Raffaele Cattaneo (presidente della Giunta della Regione Lombardia in quota al Ncd) così come anche Orrigoni, Malerba e tutto il centrodestra.
Varesepolis segnala come in vista delle elezioni di maggio la promozione dell'omofobia rischi di essere il tema centrale della campagna elettorale dei partiti di destra, forse in virtù di come sia molto più facile promettere discriminazioni verso le minoranze piuttosto che costruire qualcosa di utile per la collettività. Il giornale varesino scrive: «La campagna elettorale varesina si concentrerà anche sui temi legati al ddl Cirinnà, a giudicare dalla presenza consistente di esponenti di centrodestra al convegno organizzato dall'avvocato varesino Gianfranco Amato, presidente dell’associazione Giuristi per la vita e organizzatore del Family Day tenutosi al Circo Massimo due settimane fa».

Di contro il consiglio comunale ha deciso di rigettare all'unanimità la richiesta di patrocino al Varese Pride, ossia al terzo pride lombardo e il primo della storia cittadina. La stampa locale nota come «la motivazione addotta sia piuttosto vaga, cioè che, pur riconoscendo i diritti di tutti, l’argomento è controverso e al centro di dibattito nazionale e non mette tutti d’accordo».
Il sindaco Attilio Fontana dichiara che «Se fosse stato in un altro periodo si poteva anche accordare, ma un argomento così divisivo in campagna elettorale non mi sembra il caso». Peccato, però, che abbia ritenuto il caso di patrocinare gli incontri di promozione dell'odio curati dall'avvocato Amato, schiarendosi apertamente contro i diritti di una fetta dei suoi cittadini. E non pare coerente con quella tesi neppure il commento sarcastico al patrocinio con cui l'assessore ai lavori pubblici scriveva su Facebook: «Se si dà al carnevale, perché non al fuffa pride?».
Inoltre poco chiaro e quale divisione possa creare un pride, ammesso che non si voglia tollerare la posizione di chi sostiene che i gay non debbano esistere e non debbano poter calpestare il suolo pubblico per rivendicare il loro diritto all'esistenza e ai diritti civili.

Dal canto suo il Coordinamento Varese Pride ha diffuso la seguente nota:

Oggi in giunta il Comune di Varese ha negato all’unanimità il patrocinio al Varese Pride. Dopo il patrocinio, nelle scorse edizioni, al Pavia Pride di Comune e Provincia e il patrocinio di svariati Comuni, della provincia e del consiglio regionale della Lombardia al Milano Pride degli anni passati, nonché dell’ambasciata di Svezia, siamo, al momento, l’unico pride lombardo a partire senza un appoggio istituzionale.
Solitamente l’amministrazione comunale aderisce sempre convintamente, all’Italia e all’Estero, con il sindaco in prima linea pronto a rappresentare tutti i cittadini.
Avevamo chiesto un supporto istituzionale e un’analisi oggettiva della nostra richiesta: aderire per supportare tutti i cittadini indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, una minoranza che è parte integrante del tessuto sociale della città e del Paese tutto e che rivendica diritti e uguaglianza. Il Comune ha perso l’opportunità di essere dalla parte giusta della storia e lo ha fatto con un voto unanime, come a voler chiudere gli occhi davanti ai propri cittadini che non sono eterosessuali.
“La motivazione addotta dalla giunta sul fatto che si tratterebbe “di un argomento controverso, che vede un dibattito a livello nazionale, che non mette tutti d’accordo” non regge: ovviamente, quando c’è da patrocinare convegni sulla fantomatica ideologia gender, già smentita a livello nazionale e internazionale, o da approvare mozioni a difesa della famiglia naturale, come se esiste un unico modello di famiglia univoco e perfetto, di colpo svaniscono tentennamenti e paure. Nonostante anche questo sia un argomento controverso, l’apporto del Comune non è mai mancato. Essendo che la decisione è stata presa addirittura all’unanimità, è evidente che questa è una posizione presa per tenere la linea di chi illumina il Pirellone con frasi indegne”. Rispediamo al mittente le accuse sul fatto che l’evento sia una pagliacciata o di cattivo gusto: Il significato del Pride va ben oltre il concetto distorto e il pregiudizio descritto dai nostri detrattori, che si basano esclusivamente su immagini reperite su internet o viste alla tv, visto che l’evento non ha mai avuto luogo a Varese: i pride rivendicano semplicemente il fatto che i gay, le lesbiche, i bisessuali e i transessuali debbano avere una propria dignità e la stessa uguaglianza rispetto alle altre persone.
Il significato di questo evento è profondo e deriva dai Moti di Stonewall, dalle repressioni della polizia americana nei confronti degli omosessuali negli anni ’60. Il nostro corteo è per chiedere un’inclusione sociale maggiore e gli stessi diritti dei cittadini eterosessuali.
Ovviamente, ci preme ricordare che il patrocinio non è un’autorizzazione a procedere: il Pride si farà e aspettiamo tutti i cittadini, nessuno escluso, il 18 giugno, per prendere parte al nostro corteo colorato.

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