Varese a senso unico: arriva il patrocinio per il convegno di Amato ma non per il Pride



Il nome di Gianfranco Amato è noto per due soli motivi: ha difeso le leggi fasciste che impongono la presenza di simboli cattolici all'interno delle istituzioni laiche ed ha organizzato centinaia di convegni di disinformazione volti ad alimentare l'odio verso la comunità lgbt. Tanto lo hanno portato a guadagnare l'ammirazione del Vaticano, al punto da ritrovarsi insignito del saluto d'onore delle guardie svizzere e del diritto di passo nel fare la comunione in chiesa. Se madre Teresa di Calcutta avesse partecipato ad una messa in sua presenza, si sarebbe dovuta scansare al suo passaggio perché ritenuta una cristiana meno meritevole di lui.
Dal punto di vista politico, Amato è solito andare a braccetto con la Lega Nord. Il partito di Salvini promuove e sponsorizza i suoi convegni, mentre lui ricambia sfruttando la menzogna del "gender" per inneggiare alla secessione. Un quid pro quo, direbbe Hannibal Lecter.

In questo scenario non stupisce come il Comune di Varese abbia voluto concedere il patrocinio al suo ennesimo convegno, organizzato proprio alla vigilia della votazione della legge sulle unioni civili. Il tutto, come sempre, attraverso un'informazione a senso unico curata esclusivamente da realtà legate al Family day, in cui nessuno potrà alzare la mano e chiedere spiegazioni dinnanzi ad evidenti decontestualizzazioni e forzature. Se lui dirà che l'Oms impone la masturbazione ai bambini di due anni, nessuno potrà leggere le pagiene che lo sconfessano.
Eppure la decisione non può essere facilmente etichettata come una volontà di dar voce a tutte le realtà dato che il sindaco di Varese, Attilio Fontana, ha annunciato che si rifiuterà categoricamente di concedere il patrocinio al primo Gay Pride della sua città.
Ma non solo. La Prealpina descrive l'evento lgbt come «un vero e proprio shock per una cittadina di provincia dal forte connotazione cattolica» (quasi come se un gay non potesse essere cattolico) e ipotizza che non è da escludersi la presenza di volgarità perché «in questi giorni circolano su Facebook le immagini di altri gay pride postati da varesini, come a voler instillare dubbi». Si dice anche che «le posizioni contrarie all'iniziativa aumentano in coincidenza con il voto della Camera sul disegni Cirinnà».
Tralasciando come il voto sia al Senato e non alla Camera (e, soprattutto, come non abbia senso legittimare la repressione delle minoranze perché si è contrari al riconoscimento dei loro diritti), difficile è non notare come le immagini di «altri gay pride» siano state messe in circolo dal fratello di Gianfranco Amato, nonché cassiere dell'avvocato ed intestatario del conto corrente su cui Amato chiede di versare soldi per finanziare la sua crociata omofoba.

Ovviamente tutte le foto sono decontestualizzate e prese chissà da quale paese estero, spesso dimenticandosi di notare che i nudisti canadesi immortalati siano un gruppo eterosessuale che manifesta nudo anche altrove, dato che la legge lo permette. Ma, come sempre, non si contestualizza nulla nel modo che la gente possa credere che sia l'orientamento sessuale la chiave per poter insultare deliberatamente quella gente. Ed infatti tra i commenti si sprecano termini come «pervertiti», «brutti esseri», «criminali», «schifosi». C'è chi vuole pregare contro il pride e chi non perde occasione per citare a sproposito i bambini nel sostenere che stiano meglio abbandonati negli orfanotrofi che in una famiglia gay (quasi come se una foto di ragazzine che sculettano in discoteca bastasse a vietare a qualunque essere di sesso femminile di poter aver figli). Il tutto mentre il fratello di Amato non perde occasione per spergiurare che il clima permetterà ai partecipanti di andare in giro per strada svestiti, così come precisa che si sarà sotto elezioni e quindi l'integralismo potrà far leva sulle minacce elettorali per impedire il regolare svolgimento dell'evento. Dice anche che partecipare ad un pride significhi «ostentare un orientamento sessuale con atteggiamenti al limite della legalità». Evidentemente non ne ha mai visto uno, così come tutti quelli che son lì a inventarsi una realtà perversa per poi incolpare gli altri di ciò che nessuno ha mai fatto.

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