Costanza Miriano: «Gay ed etero hanno scopi e funzioni diversi. Distinguere non è discriminare»



Costanza Miriano è quella giornalista pagata con denaro pubblico che sostiene che la lobby omofoba non abbia mai offeso nessuno, così come dimostrano i suoi innumerevoli articoli in cui invita i gay a "curarsi" dalla loro omosessualità o invita i bigotti a pregare contro i loro diritti.
In questa escalation di odio, la donna si è ora lanciata ad offendere gratuitamente bambini, famiglie e coppie. Dalle pagine del suo blog, attribuisce a un fantomatico anonimo un articolo intitolato "Basta ciclofobia!". Com'è facilmente immaginabile, si usa la metafora della bicicletta per sfottere tutte le vittime dell'omofobia, compresi quei ragazzi che le lobby omofobe hanno spinto al suicidio o hanno reso vittima di aggressioni fisiche di inaudita ferocia.

Ipotizzano un dialogo fra un ciclista e un uomo, la donna scrive: «È arrivato il momento di fare una legge che dia diritti a tutti quelli che hanno una bicicletta di poter andare in autostrada». «Ma l’autostrada veramente è fatta solo per i veicoli a motore». «E chi l’ha detto? Chi è lei, signor Uomo comune, per dirmi che non posso andare in autostrada con la bicicletta?». «Con la bici può fare altre cose, ci sono le piste ciclabili, i parchi, o anche le strade normali, ma in autostrada non si può andare con la bicicletta». «Ma questa è discriminazione! Perché mi vuole negare il diritto di andare in autostrada con la bici? Si rende conto che questa è ciclofobia!»

la parafrasi appare evidente: l'eterosessualità è una lussuosa automobile che può sfrecciare nelle autostrade del matrimonio, i gay sono delle bici scassate che dovrebbero limitarsi a restare relegate in un qualche ghetto. Ed è sempre proseguendo con quei toni di presa in giro che si propinano tutti i più comuni motti dell'integralismo cattolico: «Ma no, a me la bici piace pure, ma alcune cose non può farle, ha dei limiti». «Limiti? Mi scusi, signor Uomo comune, ma lei è un tantino retrogrado! Siamo nel 2016, c’è gente che con la bici ha fatto il giro del mondo e lei mi vuole dire che non posso entrare in autostrada con la bici?». «Gliel’ho detto, signor Ciclista, per l’autostrada serve il motore… l’autostrada ha una funzione ben precisa, rendere più veloci gli spostamenti». «Si vede che lei è proprio ignorante, Uomo comune. Non ha letto che in determinate circostanze il mezzo più veloce per spostarsi è la bicicletta. Ci sono studi che lo provano! Lo dicono gli esperti». «Si, ma comunque in autostrada possono andare solo veicoli a motore, sulle grandi distanze serve il motore, ci sono cose che la bici non è in grado di fare». «Ma invece di voler limitare il mio diritto ad andare in autostrada, perché non pensate a tutti quelli che guidano senza cintura? O a quelli che guidano ubriachi? Ma lei si rende conto? State qui a discriminare noi poveri ciclisti, invece di risolvere il problema dell’inquinamento!»

Ed ancora: «Ma lei lo sa che in paesi come l’Olanda e l’Inghilterra, i ciclisti vanno già in autostrada? Sono esperienze bellissime, di vera comunione! Vedesse che condivisione e che affetto! Sono tutti felici!». «Ma veramente, ho sentito molte voci contrarie e anche che si sono verificate diverse cadute. Tanta gente ha subito incidenti e ferite. Forse dovremmo riflettere su questo». «Ma che dice? Avrà letto qualche articolo fazioso, su quelle riviste per soli automobilisti! Sono solo degli oscurantisti! E comunque abbiamo già preparato un progetto di legge, che farà dell’Italia un paese civile. E finalmente tutti i ciclisti italiani potranno godere degli stessi diritti degli automobilisti. Basta discriminazioni!»
«Siamo gli ultimi in Europa su questi temi. Finiamola! Presto il nostro sogno di viaggiare in autostrada sarà legge. E nessuno potrà più impedirci di varcare allegramente i caselli autostradali». «Ma lei si rende conto del caos che questa legge potrebbe provocare?». «Ma quale caos! Noi non vogliamo togliere diritti a nessuno. Siete voi che volete impedire ai ciclisti di essere come tutti gli altri. È un fatto di dignità! Perché volete impedire che il ciclista possa beneficiare degli stessi diritti di chi va in macchina?». «Ma perché la bicicletta e la macchina sono diverse. Distinguere, non è discriminare. Anzi trattare in modo uguale situazioni disuguali, questa sì che sarebbe ingiustizia».

Ecco dunque che la mancata discriminazione dei gay viene presenta come una discriminazione degli eterosessuali che, per diritto di nascita, devono avere maggiori privilegi e maggiori diritti solo perché fanno sesso con persone di sesso opposto. E si prende in giro persino chi è vittima di omofobia: «Ingiustizia? Lei parla di ingiustizia? Ma lo sa quanti ciclisti ogni giorno vengono derisi e insultati per le strade? E devono respirare i fumi delle automobili? Lo sa quanto è umiliante vedere ogni giorno le macchine che ti passano accanto e non ti danno la precedenza? Sa quanti casi di ciclofobia ci sono ogni anno in Italia? Studi e si informi, prima di parlare di ingiustizia!». «Ma scusi, signor Ciclista, si può ancora dire che una bicicletta è diversa da un’automobile? Non in dignità, certo. Però svolgono funzioni diverse. Hanno uno scopo assolutamente differente».

Nonostante la solfa sia ormai chiara e appare evidente che si stia giocando sul sostenere che i gay siano inferiori agli etero e quindi immeritevoli di pari dignità, l'articolo continua a insultare: «Guardi, Uomo comune, io mi meraviglio del suo razzismo! I suoi argomenti sono medievali! Le bici andranno in autostrada! È un mio diritto di ciclista andare in autostrada! Fatevene una ragione! Questo è il vero progresso. Nessuno riuscirà a impedirci di combattere contro l’oppressione dei ciclisti!». «Ma voi non state combattendo contro l’oppressione, state combattendo contro la realtà». «Vedo che è inutile parlare con lei, si vede che odia i ciclisti. La lascio alle sue convinzioni superstiziose. Continui a credere che l’autostrada sia un diritto esclusivo delle macchine. Noi non ci fermeremo. L’autostrada è un diritto di tutti».
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