Ed ora ProVita vuole pure l'obiezione di coscienza di sindaci e funzionari contro le unioni civili



Secondo l'associazione integralista ProVita, il buon cristiano è chi usa Dio poter creare discriminazione e morte. Nel nome di Dio di sono uccisi migliaia di indiani, si sono arse milioni di dinne, si sono massacrati interi popoli, eppure l'associazione di Brandi pare non aver dubbi nel sostenere che quella mattanza debba essere legittimata se si brandisce la Bibbia come un'arma. Ed è così che l'associazione idi Brandi inneggia da uno uso della religione come legittimazione della discriminazione: se odi i gay e ti dichiari cristiano, allora devi poter avere il diritto di sputagli in faccia e di opporti a fare il tuo lavoro.
«Gli impiegati pubblici hanno il diritto a fare obiezione di coscienza alla stipula dei matrimoni tra persone dello stesso sesso», dicono «L’obiezione di coscienza in America, rientra nella libertà religiosa, garantita dalla costituzione, ma sappiamo bene che la Gaystapo vede la libertà in modo del tutto soggettivo e particolare».
Quindi, ricapitolando, un gay deve vedersi negare i suoi diritti se dall'altra parte dello sportello c'è un sedicente cristiano che dice di volersi opporre all'idea che possano vivere. Un cristiano diverrebbe così un cittadino superiore alle leggi, libero di imporre il proprio pensiero (anche mentre pretende di essere pagato con i soldi delle tasse di persone che verranno da lui discriminati).

Si passa così a sostenere che dinnanzi all'introduzione dell'obiezione di coscriznza da parte dell'estrema destra texana, la «Gaystapo è entrata in azione e un gruppo di avvocati ha denunciato Paxton al Consiglio Disciplinare del Texas» e che «anche altri AG, in altri Stati federati, come il Sud Dakota, hanno assunto la stessa posizione di Paxton rispetto all’obiezione di coscienza». Dicono persino che «la vicenda più famosa in materia è il caso di Kim Davis, arrestata per aver rifiutato di firmare una licenza di matrimonio a una coppia gay». Ma negare un diritto costituzionale pare non bastargli, dato che quelli di ProVita difendono a spada tratta anche il senatore dell’Oklaoma Joseph Silk che aveva «proposto una legge che consentiva anche agli imprenditori (fiorai, pasticceri, ecc.) l’obiezione di coscienza alle nozze gay: sono infatti diversi coloro che sono stati persino costretti a chiudere e a cambiare lavoro per aver rifiutato di servire matrimoni gay.
Insomma, ma quanto sono cattivi questi gay che non si fanno neppure discriminare in silenzio., In fondo i fondamentalisti cattolici vogliono esigere tutti i loro diritti e negarli agli altri, che c'è di male? E' ovvio che nessuno debba potersi opporre ai loro matrimonio ed è ovvio che loro debbano poter impedire le nozze altruo: per Brandi quella è il suo concetto di libertà.

Tutto questo per giungere a sostenere che: «Il problema dell’obiezione di coscienza alle unioni civili non è da sottovalutare neanche qui in Italia, se il ddl Cirinnà-Renzi-Alfano giungerà definitivamente in porto. Aveva già protestato a suo tempo il nostro Federico Catani. Giustamente hanno sollevato il problema con una lettera ad Avvenire anche Mantovano e Introvigne: è una grave lacuna dell’orrendo testo normativo che il nostro Parlamento si appresta a varare, quella sull'obiezione di coscienza».
Ovviamente una'obiezione di coscienza servirebbe solo a discriminare, imporre distinguo e far passare l'idea che l'unione fra due persone dello stesso sesso sia un qualcosa di immorale a cui è giudo potersi opporre. Significa istituzionalizzare l'omofobia ed assicurarsi un altro paio di ventenni di violenze dettate dall'orientamento sessuale delle minoranze.
Ed è così che Provita aggiunge: «anche gli stessi Sindaci potrebbero in coscienza e laicamente sentire di violare i propri valori morali nel celebrare i matrimoni omosessuali (o unioni civili che dir si vogliano)». Peccatoc he di questo passo potrebbero volersi opporre a matrimoni fra neri, fra religioni diverse, fra categorie di ogni sorta.: il sindaco sarebbe uno sceriffo che ha libertà di decidere della vita altrui solo perché dice che è la sua "religione" ad imporglielo
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