Facebook censura la campagna lgbt contro il razzismo



In occasione della Giornata Internazionale contro il Razzismo, le associazioni Anddos, Il Grande Colibrì e MigraBo LGBT avevano realizzato alcune cartoline atte a sfatare alcuni cliché. C'era un nigeriano apostrofato per le sue presunte dimensioni, una transessuale vista come prostituta e un musulmano additato come terrorista. Il tutto corredato da un testo che invitava ad andare oltre ai pregiudizi e per osservare la persona in quanto tale.
Le tre immagini erano state condivise sui social network anche se Facebook ha deciso di rimuoverne alcune dopo averle bollate come «pornografiche». È difficile comprendere in che modo un disegno raffigurante un nigeriano sdraiato in un letto possa essere stato fatto rientrare in quella definizione e, ancora una volta, si sono riaccesi i riflettori su una censura intollerante verso qualsiasi centimetro di pelle ma molto compiacente verso chi istiga al vero odio. Ed è così che non si può raffigurare un uomo di colore ma si possono scrivere messaggi in cui li si diffamano con notizie false o si sostiene che il colore della pelle sia una argomentazione sufficiente a discriminare un uomo.

Riguardo agli intenti dell'immagine, è Il Grande Colibrì a spiegare come si volesse «mettere in rilievo e analizzare la doppia discriminazione che subiscono le persone LGBTQI ( che arrivano in Italia dopo aver lasciato la propria terra d'origine perché costrette da persecuzioni omofobiche o transfobiche, da conflitti o da condizioni economiche difficili, oppure perché semplicemente desiderose di iniziare una vita diversa, di seguire il proprio compagno, di conoscere un nuovo paese. Spesso queste persone devono combattere contro i pregiudizi legati alla diversità di orientamento sessuale e di identità di genere sia da parte degli italiani sia delle persone emigrate dal loro stesso paese (che rappresentano frequentemente un punto di riferimento essenziale per la sopravvivenza stessa), ma anche lo stigma che colpisce le minoranze etniche, culturali e religiose».

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