Il candidato bolognese di Adinolfi: «Darò soldi alle coppie eterosessuali togliendoli ai gay»



Si chiama Mirko De Carli ed candidato sindaco a Bologna del partito omofobo fondato da Mario Adinolfi e da Gianfranco Amato. Originario di Ravenna, è noto come esponente ciellino che nel 2011 cercò di presentarsi come candidato sindaco del centrodestra nella su città natia. Poi nel 2014 si ripresentò sulla scena politica ad una convention dei Popolari per l'Italia ed ora è insieme ad Adinolfi che tenterà di coronare le sue ambizioni personali. Racconta anche di apprezzare molto il cardinale Scola e che i libri di don Giussani fanno parte delle sue letture preferite.

Intervistato dopo la sua candidatura, l'uomo di è affrettato a promettere che «rivedremo tutti i finanziamenti dati dal Comune alle casamatte rosso-arcobaleno, al centro lgbt del Cassero, ai centri sociali, a iniziative che nulla hanno a che vedere con i bisogni della comunità bolognese. Quei soldi cercheremo certo di impiegarli nel bonus bebè, abolito dall'attuale sindaco Virginio Merola».
 Sostiene che introdurrà «un aiuto finanziario, in genere di alcune centinaia di euro, alle madri per i primi mesi del bambino» e «il bonus per i giovani che si vogliono sposare, ma non hanno i soldi: 2500 euro per coppia». Ovviamente si tratterà di un contributo riservato alle sole coppie eterosessuali, day che i giovani gay potranno anche morire di fame e a lui non importerà un bel niente. Anzi, il suoi obiettivo è interrompere qualunque situazione sociale del comune., qualunque contrasto alla violenza e qualunque iniziativa di ordine sanitario.
Secondo opinabili calcoli, l'uomo afferma che «se noi destiniamo alla famiglia i soldi dati al Cassero e ai centri sociali, cioè a chi ha portato alla mortificazione culturale della città, abbiamo calcolato di avere a disposizione una somma tale da poter fare ancora ben altro». «A tale proposito abbiamo avuto tra le mani qui a Roma un preteso manuale anti-bullismo e anti-omofobia, in realtà di propaganda lgbt, tanto è vero che alla fine si ringraziano gli adepti del Gay Center per le testimonianze portate in 12 sfortunate scuole della capitale. È finanziato dalla Regione Lazio e ideato da T6 Società cooperativa: carta di lusso, ampio spettro di colori, molte foto, cd… insomma una quarantina di pagine pregiate dal punto di vista grafico e dunque non certo a buon mercato». «A Bologna il Comune finanzia anche corsi per i bambini delle elementari, attraverso i quali essi vengono introdotti alla pornografia nel contesto dell’orrenda ideologia gender. Sono soldi questi che invece noi dirotteremo per cercare di rispondere ai veri bisogni della famiglia».
Ma non solo. Sostiene anche che una delle sue priorità riguarderà «le sedi dei centri sociali, come quella vicina alla Stazione dell'Alta velocità, che devono essere riprese in mano dal Comune per essere destinate come edilizia popolare alle giovani coppie eterosessuali che oggi non possono mettere su famiglia perché le banche negano i mutui. Dobbiamo insomma cambiare, invertire le priorità comunali». Ovviamente si pagheranno i mutui degli eterosessuali mentre i gay potranno arrangiarsi da soli dopo aver pagato di debiti contratti da altri.

Racconta anche di aver scelto di candidarsi a Bologna perché in quella città «il torpore delle casematte rosso-arcobaleno ha completamente snaturato l’identità culturale e civile di una delle città più importanti d’Italia. Da noi incombe, per fare solo un esempio tra i tanti, il festival gender bender».
Per chi non lo sapesse, il Gender Blender è festival realizzato dal Cassero di Bologna e dedicato alle rappresentazioni del corpo e delle identità di genere e orientamento sessuale nella cultura e nelle arti contemporanee, articolato nell'organizzazione di spettacoli, film, documentari, incontri con gli autori, party e laboratori. Ma nella mente del politico adinolfiniano, ecco che quello diventa «un festival internazionale la cui ultima edizione è stata organizzata a fine ottobre-inizio novembre 2015» che sarebbe volto a «evidenziare la presunta bellezza dell’ideologia gender». Si attacca dunque un festival tenutosi lo scorso anno sulla base di un nome facilmente manipolabile, sostenendo peraltro che l'eliminazione degli eventi internazionali possa fare bene alla città.
Riguardo alle modalità della sua campagna elettorale, racconta di aver già preso contatti con il mondo associazionistico cattolico: «Faremo campagna parrocchia per parrocchia», annuncia quasi a voler sottolineare come si cercherà di sfruttare il bigottismo e il sentimento religioso a fini politici, tramutando le parrocchie in centri politici e idologici.
5 commenti