Il vecovo Negri sostiene che l'omicidio di Varani sia stato commesso per colpa della legge Cirinnà



È nel corso del suo messaggio pasquale che l'arcivescovo Luigi Negri, noto per la sua sfrenata omofobia, non ha perso occasione per sfruttare l'omicidio di Varani per alimentare l'odio dei fedeli contro gay e lesbiche. A suo dire, infatti, l'omicidio sarebbe legato all'orientamento sessuale degli assassini.
«Stiamo vivendo un momento terribile, che non riusciamo a definire, mentre, impietriti dall'orrore, ci passano davanti per l’ennesima volta i racconti sempre più dettagliati dell’efferato omicidio di Roma, espressione disumana di una violenza perseguita senza esitazioni ad opera di due giovani che dalla vita hanno avuto tutto, e così hanno creduto di potersi concedere pure la particolarissima esperienza di vedere cosa si provi ad ammazzare un ragazzo, un essere umano». Secondo Negri «queste sono le macerie di un'umanità e di una società che ha preteso di fare a meno di Cristo, anzi di opporsi, di ridurlo e di emarginarlo molte volte con la violenza, arrivando a fare l’esperienza amarissima di una dissoluzione della propria stessa vita».
I riferimenti all'orientamento sessuale dei protagonisti sono diventati evidenti quando il prelato ha parlato di «orrore» che tende «a diventare poi disperazione e se ne avvertono i sintomi nella vita degli uomini che ci stanno accanto. Molte volte la disperazione è mascherata dalla presunzione di successo o di benessere perseguito a tutti i costi o dall'espressione incondizionata dei propri istinti e dei propri desideri, a cui questa società si dispone a concedere ogni riconoscimento civile e giuridico [...] Penso anche allo sproporzionato e inaudito impegno per promuovere leggi che minano alla base la famiglia e la vita umana, trascurando i grandi ed evidenti problemi reali del Paese e della gente, come il lavoro, l’immigrazione, l’insicurezza del vivere, la giustizia sociale». L'evidente riferimento è alla legge Cirinnà, così come è altrettanto evidente che per Negri la dignità dei gay non sia una priorità a fronte di persone che vorrebbe veder discriminate e ed emarginati nel nome del suo Dio. Un Dio di odio in cui il disprezzo per il prossimo è ciò che lui vorrebbe sia la priorità di persone che a quel punto non avrebbero più nulla di cristiano.
Il vescovo ha anche sostenuto che «Di fronte a tutto ciò non possiamo non dire, con vivida chiarezza, che questo è un disegno per rinchiudere definitivamente Gesù Cristo nel sepolcro, alla stregua dei farisei e delle autorità sacerdotali del suo tempo».

Non si è fatto attendere il commento di Massimiliano De Giovanni, presidente di Circomassimo-Arcigay Ferrara, che sottolinea come «speculare sul tragico ed efferato omicidio di Luca Varani per una strenua e ottusa lotta contro la modernizzazione è un atto immaturo e violento. Il delitto Varani è figlio della peggiore cultura omofobica, e le parole del vescovo ne sono la triste prova. Che a Negri piaccia o meno, le famiglie omosessuali sono già famiglia e non è certo il riconoscimento dello stato a renderle tali. L’omosessualità è naturale, mentre è l’odio verso i propri simili ad essere l’unica cosa davvero contro natura».
De Giovanni sottolinea che le parole del vescovo sono «gravi almeno quanto le recenti dichiarazioni di Valter Foffo, che si vergogna dell’orientamento sessuale del figlio e non del fatto che sia un assassino. Secondo l’annuale indagine condotta dallo Uaar il dato relativo agli sbattezzi nel 2015 è il più alto di sempre. La Chiesa paga il prezzo dei comportamenti di tutti coloro che ne fanno parte. Se fossi in Negri mi farei qualche domanda».

Anche Falvio Romani, presidente nazionale di Arcigay, replica: «È incredibile la disinvoltura con cui riesce a legare in maniera subdola l’efferato omicidio successo a Roma all'approvazione in Senato del testo sulle unioni civili. Sproporzionate e inaudito è l’accanimento messo in campo dal vescovo e da molti altri in opposizione a questa legge che finalmente porta un riconoscimento giuridico, seppur parziale e incompleto, a molte coppie e a molte famiglie prima inesistenti per lo stato italiano. Riconoscere dei diritti non è un gesto di disperazione, semmai un gesto di civiltà.
La disperazione è invece chiara in chi, non avendo validi argomenti, tenta di far passare la discussione sulle unioni civili come un’inutile perdita di tempo, mettendola in contrapposizione con i problemi legati al lavoro, all’immigrazione, all’insicurezza e alla giustizia sociale, in un esercizio di benaltrismo sciatto e lontano dalla verità, nell’evidente intenzione di innescare una guerra tra poveri che non risolverebbe nessuno di questi problemi e perpetuerebbe l’incivile divisione fra cittadini di serie A e cittadini senza diritti e destinati a rimanere cittadini di secondo livello. Si rassegni il vescovo fra mille timidezze e mille ostacoli forse finalmente si è imboccata una strada che porta verso l’uguaglianza, che porterà miglioramenti e giovamenti alla società intera, seppellire la rabbia e prenderne atto potrebbe essere il gesto migliore da fare in vista delle prossime festività pasquali».
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