La campagna d'odio de Il Giornale pare ormai fuori controllo



La campagna d'odio de Il Giornale pare ormai fuori controllo. Dinnanzi ad imminenti consultazioni elettorale in cui l'odio versi gay e lesbiche è diventato merce di scambio per ottenere consensi da parte dei gruppi neonazisti, ecco che il quotidiano di Sallusti ha deciso di sfruttare sino in fondo il delitto di Luca Varani per diffondere odio attraverso le solite falsificazioni e decontestualizzazioni.
A firmare quella vergogna troviamo Giuseppe De Lorenzo e Marco Vassallo, autori di servizi che paiono confezionati solo per far credere che i gay siano tutti pervertiti e violenti. Come sempre accade in questo casi, sono poi i lettori del loro sito a mostrarsi molto aperti a quella campagna d'odio, assetati di avere un qualche pretesto che possa legittimarli in azioni violente contro una minoranza che da anni risulta ormai vittima delle persecuzioni di una certa stampa.

La loro campana di propaganda parte con un video dal titolo "Coca, sesso e dark room: le notti folli di Foffo e Prato". Si parte con l'alternare immagini del cupolone di San Pietro a baci scambiati tra ragazzi dello stesso sesso al Muccassassina, giusto per far leva sul sentimento di sedicenti cattolici che usano Dio per legittimare i propri pregiudizi. Poi si passa a sostenere che abbiano visitato «le discoteche di Manuel Foffo e Marco Prato». In realtà nessuno ha evidenza di un'eventuale partecipazione dei due alle serate dei Qube, così come interessante è notare come si faccia molta attenzione a far credere che l'uso di droga sia un qualcosa che riguarda solo i locali gay (ma basta entrare in un locale etero per trovarci anche di peggio!).
All'appello non manca neppure quello che loro chiamano "Il corvo gay"; ossia una persona a cui hanno fatto dire che i gay sono tutti come i due assassini e che non c'è brava gente al dii fuori del mondo eterosessuale. Interessante è come lo faccia con le testuali parole dei giornali integralisti cattolici. Ed è così che si sentono frasi come «Nei locali gay come il Muccassassina o il Gay Village gira tanta droga e soprattutto gira tanto GHP» o «questo significa che il giro di droga nei locali frequentati dai killer di Varani è ben conosciuto e tollerato».

Non è andata meglio con il secondo video, il cui è sempre il solito "corvo gay" a sostenere che i gay non sono solo drogati, ma sono anche sadici e violenti. Si parte con il sostenere che «per capire come una festa privata possa essersi trasformata in una tragedia ci siamo iscritti a Grindr, il sito di incontri gay, e quello che pensavamo fosse un party occasionale abbiamo capito che non è così». Insomma, si parte con il sostenere che per scovare le tragedie bisogna iscriversi ai siti di incontri gay e si sostiene che le feste in cui qualcuno rischia di essere ucciso farebbe parte della quotidianità della comunità lgbt. Una follia. Poi, per non farsi mancare nulla, dicono anche di aver trovato un minorenne iscritto al sito (quini ecco spuntare pure l'accusa di pedofilia).
Incommentabili sono immagini in cui i due "giornalisti" sostengono di aver adescato delle persone scrivendo: «Organizziamo festini. Vogliamo che duri qualche giorno... hai presente la storia di Marco Prato?». Insomma, chi non accetterebbe l'invito di un anonimo che si presenta dicendo che lui va in giro ad uccidere la gente? Stando alle loro immagini, tutti sarebbero stati lì felici nell'accettare un invito suicida.
Chiaramente si sottolinea sempre che quelli sono gay, così come non si nota che un contro è parlare e un altro è fare determinate cose. In chat tutti possono dire tutto, ma non è certo una prova di qualcosa...
Si passa così a mostrare delle immagini di quella che viene presentata come «una cantina attrezzata per il sadomaso». Vien cercato il facile stupore nel mostrare gogne, fruste e quella che precisano sia «una gabbia per il pissing». Appositi simboli grafici sottolineando la presenza di «tre dildo per la penetrazione e anche un grosso divaricatore anale».
Il tutto viene sottolineato con una musica di atmosfera che vuole rendere perverso e diabolico il tutto, a fronte di un dialogo che pare mostrare come nessuno dei presenti abbia intenzione di fare nulla dinnanzi a quella che pare una visita guidata più che un festino. Anzi, la scena finale e un'inquadratura particolare farebbe pensare che la telecamera non fosse manco nascosta e che si trattasse di un qualcosa di concordato.

Qual è il nesso fra le immagini mostrate e l'omicidio? In che modo questi video dovrebbero avere un qualche valore documentale che vada al di là di una propaganda omofoba volta ad accrescere l'odio verso persone ingiustamente accusate a mezzo stampa di avere un presunto "stile di vita" da assassini? Quanta droga pesante deve passare per la redazione de Il Giornale per ridurre dei giornalisti ad uno stato tale da essere disposti a firmare queste vergogne?
Inutile a dirsi, un servizio simile riguardante il mondo eterosessuale potrebbe essere confezionato in meno di un'ora. Eppure questa gente vuole che la gente creda che il problema siano i gay e venderebbe l'utero della madre pur di creare odio sociale che possa portare voti al proprietario di quel giornale. E chissà per quanto tempo dovremo pagare i danni di quell'odio e di quell'ignoranza che personaggi come Amato, Adinolfi o Sallusti stanno disseminando per un mero interesse personale.


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