La NuovaBQ: «Noi cattolici dobbiamo impedire che l'omosessualità possa essere considerata naturale»



Lo stigma sociale che migliaia di persone sono costretti a subire quotidiane, le vessazioni di cui sono vittima e le violenze a cui vengono esposte non nascono dal nulla. Esistono perché alcune persone cercano di iniettare l'odio nella società attraverso posizioni integraliste in cui la diversità viene perseguitata sulla base del più mero pregiudizio.
Tracce di questa ideologia persecutoria sono rilevabili in un un articolo firmato da Riccardo Cascioli, direttore de La Nuova Bussola Quotidiana e de Il Timone. L'uomo si scaglia contro Avvenire e contro qualunque realtà ecclesiastica osi chiedere una seria riflessione della Chiesa in merito alla sua posizione di chiusura e persecuzione nei confronti di gay e lesbiche.

Presentando la sua personalissima opinione quasi fosse rappresentanza di una moltitudine di soggetti, Cascioli afferma:

Aveva destato una certa sorpresa un'intera pagina di Cultura dedicata lo scorso 15 settembre al libro di un magistrato omosessuale e credente, Eduardo Savarese, dal titolo inequivocabile: Lettera di un omosessuale alla Chiesa di Roma. Il contenuto è ovviamente esposto in modo problematico, ma l’obiettivo è evidente: «Perché un omosessuale cattolico deve essere costretto a scegliere tra l’amore e la religione?», ci chiede partecipe Avvenire. Ed ecco puntuale l’esame di coscienza: «Occorre ammetterlo –dice il quotidiano della CEI-, nella Chiesa troppo spesso si è preferito non vedere, non discutere, non affrontare il problema».

C'è da chiedersi come si possa sostenere che «ovviamente» il tema l'omosessualità debba essere posta  in maniera problematica, quasi come se una caratteristica naturale potesse essere un problema. Ma a spiegarci che quella premessa serviva a sostenere ben altro è il proseguo. L'uomo asserisce:

Affermazione davvero sorprendente quest’ultima: perché da San Paolo in poi molte volte la Chiesa si è interessata ed ha preso posizione sul tema. E non solo per condannare i comportamenti omosessuali: bisognerà almeno ricordare in tempi recenti il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede “Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali”, del 1° ottobre 1986. Avvenire in realtà intende un’altra cosa: della questione omosessuale nella Chiesa non se ne è mai parlato in termini di accettazione del comportamento, che è esattamente ciò che si vuole perseguire ora. E infatti chi interpella per un parere sul libro di Savarese? Il teologo morale don Aristide Fumagalli, insegnante presso il Seminario diocesano ambrosiano di Venegono, autore di numerosi volumi sul tema della sessualità ma soprattutto noto per le sue posizioni pro-gender. Il titolo al suo intervento è chiaro: “È ora di parlarne”, ovviamente nel senso di considerare naturale l’omosessualità.

Ecco che l'omosessualità diventa quel fantomatico «gender» con cui l'integralismo cattolico spera di cavalcare l'isteria collettiva per giustificare la più bieca omofobia. Siamo dinnanzi  codardi che non hanno manco il coraggio delle proprie idee e che cercano consensi cambiando le parole: sono contro l'omosessualità ma dicono di voler combattere un fantomatico «gender», si dicono cattolici ma poi vogliono distruggere l'opera di Dio, di dicono per la famiglia ma poi cercano di distruggere le famiglie altrui (spesso strumentalizzando quegli stessi bambini a cui loro hanno tolto le più basilari tutele giuridiche, così come il veder riconosciuti i propri genitori).
Gravissimo è anche come Cascioli si permetta di sostenere che sia necessario impedire che la società possa prendere atto di una verità scientifica, ossia che l'omosessualità è una naturale variazione dell'orientamento sessuale. Il pretesto per tale posizione sono i soliti riferimenti vaghi a presunte motivazioni religiose, sostenendo che si debba negare l'evidenza dei fatti nel nome di quello che si presume potesse pensare San Paolo.

Questo è l'emblema di una ideologia pericolosa volta a sostenere che tutto sia immutabile e i che pregiudizi non devono mai essere messi in discussione, neppure dinnanzi all'evidenza dei fatti. Dinnanzi ad simile visione della vita, c'è da stupirsi che si sia smesso di bruciare sul rogo tutte le donne che non si sottomettevano all'uomo e che venivano accusate di stregoneria, che si sia smesso di punire i mancini per l'uso di quella che i cattolici reputavano fosse «la mano del diavolo» o che si sia abolita la schiavitù nonostante la si giustificasse con dei passi della Genesi. È grazie a persone come Cascioli se la religione è stata sfruttata per compiere i peggiori delitti della storia, in quell'ottica in cui un uomo si pone come conoscitore della verità assoluta attraverso la strumentalizzazioni di testi sacri in un'ottica che permetterebbe tranquillamente di sostenere tutto e il contrario di tutto..

Ed è così che persino un abbassamento dell'omofobia da parte delle realtà legate alla Chiesa viene additato come una minaccia, quasi come se Dio servisse solo a giustificare atti violenti contro il creato. Ed è così che Cascioli lancia accuse precise verso un giornale dei vescovi che non è integralista e fondamentalista quanto lui vorrebbe:

A far comprendere che si tratta di un’operazione “culturale” non casuale sta anche la firma di tutti questi articoli e interviste, ovvero Luciano Moia, firma di punta del quotidiano della CEI, esperto di famiglia e responsabile fin dalle origini del mensile allegato ad Avvenire “Noi Genitori e Figli”, ora diventato “Noi Famiglia & Vita”. Proprio in occasione del lancio in gennaio del nuovo mensile, avevamo notato un cambiamento culturale significativo laddove nell'articolo di presentazione si afferma: «La vita può nascere –in senso biologico, personale e spirituale– solo in una famiglia formata da una donna e da un uomo, meglio se uniti in matrimonio, meglio ancora se quell’unione matrimoniale rientra in un progetto di fede fondato sui valori del Vangelo». Vale a dire che per Avvenire il concetto di famiglia è già stato esteso alla convivenza, ora attendiamo con pazienza il giorno in cui per il quotidiano della CEI saranno famiglia anche le unioni gay.

Peccato che l'opinione di Cascioli non cambi le cose. Che a lui piaccia o meno, le famiglie gay sono già famiglia e non è certo il riconoscimento dello stato a renderle tali.
Il riconoscimento è un atto costituzionalmente dovuto, ma la realtà di quelle famiglie resterà tale anche se gli integralisti si tapperanno le orecchie e si agiteranno pur di non vedere la realtà. Invitare le persone a non accettare la verità dei fatti e a rinnegare l'evidenza scientifica è un atteggiamento immaturo e violento, forse anche criminale se finisce con il danneggiare la vita altrui. Perché l'omosessualità è naturale, mentre è l'odio verso i propri simili ad essere l'unica cosa davvero contro natura. E quando un uomo dedica la sua vita ad impedire che altri uomini possano essere felici, l'impressione è che si sia passato il limite del lecito.
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