La politica di Facebook che sta decimando le drag queen



Una tra le politiche meno apprezzate di Facebook è la policy che richiede l'uso di un nome reale. Se è pur vero che ciò impedisce l'odioso anonimato che potrebbe far scaturire comportamenti scorretti, è altrettanto vero che esistono milioni di motivi per cui uno pseudonimo potrebbe essere preferibile.
Si pensi ad un ragazzo lgbt che ha la sfortuna di avere genitori che seguono Adinolfi: qualsiasi interazione sui social network potrebbe tradire il suo orientamento sessuale e portarlo ad essere costretto a subire uno di quei percorsosi di tortura che la Chiesa Cattolica promuove con il nome id "terapie riparateve" dell'omosessualità. Oppure si pensi ad un ragazzo che si esibisce come drag queer e che vorrebbe presentarsi con il suo nome d'arte anziché la sua vera eredità (anche perché mostrarsi come una regina con di fianco il nome Ugo potrebbe facilmente far scaturire problemi con familiari o con i soliti bulli che spopolano sui social).
Il tutto con un'aggravante. Basta osservare come sia sufficiente commentare in un gruppo anti-gay (o anche in quelli pro-gay) per finire bersagliati dalle segnalazioni degli integralisti cattolico. Offrire la possibilità di mettere a tacere chiunque non si presenti con un documento alla mano rischia di offrire una modalità con cui esercitare bullismo e violenza verso persone che magari hanno già sufficienti problemi a dover gestire violenze in famiglia o tra i compagni di classe.

A rilanciare il problema è il blog "Notizie gay dal mondo", che denuncia come «ancora oggi drag queen ed artisti in genere che utilizzano nomi d'arte hanno vita dura sul network più popolare del mondo. Le notizie che ci arrivano fanno presumere un attacco massivo da parte della famosa piattaforma virtuale alle Drag Queen italiane. Tra i profili che ci sono stati segnalati oggi e che sono stati momentaneamente sospesi o addirittura cancellati permanentemente da Facebook vi sono: Ladymoney Madametransalpina, Marymorkia Drag, Lady Bagheisha, Lady Angelona Regina Rotoloni Miss-Puttin, Melissa Pierce, Miss Bamba Drag, Ramna Drag, Iphona queen, Pink Mama, La Bizzarra Lilly More e addirittura Escabrosa drag queen, vincitrice del concorso Regina d'Inverno 2014: purtroppo la lista pare non essere terminata».
Si noti come si stia parlando si persone che ricercano l'anonimato per sfuggire a persecuzioni, discriminazione o violenza, non certo a chi usa l'anonimato per altri scopo. Anche perché in quest'ultimo caso pare che il social abbia molta più elasticità: ad esempio il sedicente ex-gay che promuove l'omofobia sotto lo pseudonimo di Eliseo del Deserto si è vantato di come Facebook abbia riattivato il suo account semplicemente inviando una foto che non ritraeva il suo documento d'identità come richiesto (peraltro confermando che si è trattato di un mezzo non lecito). Ed ancora, la sedicente psicologa Ines Brambilla se ne andava in giro a cercare volontari con cui formare ronde anti-gay ma pare che non abbia avuto problemi nel presentarsi sotto falso nome attraverso l'identità di una persona estranea alle sue iniziative.
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