L'integralismo attacca Zara. Ecco l'ennesima polemica inutile di cui non si sentiva la necessità



Dopo essersela presa con i panda della Dreamworks, l'integralismo cattolico ha ora scelto di avviare una nuova crociata contro il colosso dell'abbigliamento Zara. Anche in questo caso pare si sia dinnanzi ad una facile strumentalizzazione volta a creare una polemica inutile che si basa sul nulla. Ma, si sa, è solo alle menti deboli che questa gente indirizza i propri proclami e c'è il rischio che qualcuna possa pure abboccare all'amo.
La pietra dello scandalo è una semplice collezione unisex lanciata dalla carena di abbigliamento, ossia un qualcosa che esiste da decenni ma che il marketing ha pensato di ribattezzare come "Ungendered" giusto per cavalcare la moda del momento. Tanto è bastato perché l'integralismo partisse all'attacco.

Sulle pagine de La Nuova Bussola Quotidiana troviamo scritto:

Il noto brand di abbigliamento Zara lancia la collezione di primavera Ungendered, letteralmente “senza genere, senza sesso”. Siamo oltre il bisex. In questo caso non ci sono propriamente abiti che possono essere indossati da maschi e femmine, bensì abiti neutri per sessi neutri. Ed infatti il taglio è esso stesso informe, potremmo dire “liquido” per una sessualità altrettanto liquida, ambigua e imprecisa.

Sarebbe interessante capire in che senso si sostenga esistano abiti "bisex" (i comuni mortali sono generalmente a conoscenza dei capi unisex, ma sinceramente a nessuno è giunta notizia di un reparto bisex nei negozi della catena spagnola).
Ma l'aggressione non si ferma certo qui dato che la sterile critica è stata rilanciata anche da Famiglia Domani, un'altra di quelle associazioni che si autodefiniscono cattoliche quale legittimazione di una crociata omofoba contro l'uomo e contro la dignità umana. Ed è su quelle pagine che troviamo scritto:

Anche Zara, il popolare marchio di abbigliamento e accessori spagnolo, si adegua alla tendenza gender dominante e per la primavera 2016, lancia la sua nuova collezione: Ungendered. La nuova linea Ungendered si propone di eliminare totalmente le differenze di genere, cosi che ogni capo sarà indossabile indifferentemente da ambo i sessi. I vestiti sono promossi da modelli che incarnano un nuovo tipo di modello androgino, né carne né pesce, con una gamma di colori che vanno dal bianco al grigio sino all’azzurro.
Zara si piega dunque ai dettami dell'agenda gender che prevede l’abolizione del maschile e del femminile in ogni ambito della vita pubblica. Una scelta, evidentemente politically correct, finalizzata a cavalcare quelle che sono le tendenze ideologiche del momento contro ogni elementare criterio di gusto estetico e buon senso.

La cosa forse più offensiva di questa inutile polemica è come tale discorso si basi necessariamente sul ritenere che le persone siano cretine e che non siano capaci di valutare il proprio vestiario a meno che un qualche gruppo di integralisti non provveda a vietare per legge alcuni capi.
Verrebbe da pensare che un'azienda abbia tutto il diritto di disegnare tutte le linee che vuole, ben sapendo che se il risultato non piacerà al pubblico, probabilmente sarà il pubblico a non acquistarlo. Eppure qui si sostiene che la gente sia incapace di scegliere per sé e che debbano essere loro a decidere, privando chi volesse indossare quegli abiti della possibilità di poterlo fare. In fondo se una collezione fosse inadeguata, probabilmente nessuno la comprerebbe... e di certo sono ormai decenni che gli stilisti giocano con i generi senza che a nessuno venisse in mente di cercare dietrologie o fantomatiche ideologie.

Se poi ci aggiungiamo che a sostenere queste tesi è quel gruppo in cui c'è quello vestito da Diabolik con una croce enorme appesa al petto, quell'altro che va in giro solo con il papillon e quello che decide di indossare una tuta il giorno del suo matrimonio... bhe, a quel punto si è detto tutto.
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