L'ordine mondiale degli psichiatri chiede lo stop alle terapie riparative



Le fantomatiche "terapie riparative" sono una barbarie. Assolutamente screditate sul piano scientifico, risultano spesso dannose nell'indurre una propensione all'autolesionismo e al suicidio nei soggetti che vi ci si sottopongono. Eppure, purtroppo, sono ancora una realtà a causa di sedicenti gruppi religiosi che le promuovono e le attuano al solo fine di incamerare i cospicui profitti e di alimentare lo stigma sociale contro gay e lebiche.
In Italia tali pratiche sono vietate dall'orine degli Piscologi, eppure anche da noi li ritroviamo promosse nei nelle chiese e sui quotidiani integralisti. Dal vescovo Scola alle pagine di Avvenire (passando dalle immancabili realtà dell'omofobia organizzata come La Nuova Bussola Quotidiana o l'associazione ProVita Onlus) concordano nel sostenere che quelle pratiche funzioni e che altri debbano subirle nel nome del più bieco pregiudizio.

Ora è la World Psychiatric Association ad essere scesa in campo con una richiesta esplicita volta a garantire il pieno rispetto di quella che è una caratteristica del tutto naturale. Si auspica la fine della criminalizzazione dell'omosessualità anche in quei Paesi in cui l'amore è punito con il carcere o con la morte, così come si invitano i governi a vietare quelle fantomatiche "cure" che rischiano solo di danneggiare migliaia di vite umane.
La WPA rappresenta più di 200.000 psichiatri provenienti da 118 paesi e la sua appartenenza comprende 138 società psichiatrici nazionali di tutto il mondo.

L'annuncio è stato dato dal presidente del Psychiatric Society World, Dinesh Bhugra, che ha dichiarato: «La WPA considera l'orientamento sessuale una caratteristica innata e determinata da fattori biologici, psicologici, di sviluppo e sociali. La diversità nell'orientamento sessuale è stata ormai ampiamente studiata per oltre 50 anni e si è ormai noto che circa il 4 per cento delle persone in ogni esperienza della società significativa attrazione dello stesso sesso, mentre circa uno su duecento identificare con un genere diverso da quello che sono stati assegnati al momento della nascita».
Nella sua dichiarazione si è data risposta anche ad altri temi cari alla propaganda omofoba. Ad esempio si è ammesso che le persone lgbti sperimentino maggiori tassi di disturbi psichiatrici, eppure è stato sottolineato come questa differenza vada ad affievolirsi negli ambienti in cui godono di uguali diritti. Insomma, quella carta usata per discriminare non sarebbe altro che una testimonianza di come quella discriminazione incida sulla salute delle vittime.
Bhugra ha poi aggiunto: «Il WPA crede fortemente nel trattamento basato sull'evidenza. Non vi è alcuna prova scientifica che un orientamento sessuale innato possa essere cambiato. Inoltre, i cosiddetti trattamenti dell'omosessualità possono creare un ambiente in cui pregiudizio e la discriminazione prosperano, e possono essere potenzialmente dannosi. La fornitura di qualsiasi intervento che pretendono di "trattare" qualcosa che non è un disturbo è del tutto immorale».
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