Manifesti omofobi per le vie di Corato con sterili stereotipi volti ad incitare l'odio verso i gay



Insulti gratuiti, patrocini all'odio e diffamazione a mezzo stampa. È questo ciò che ogni gay italiano deve subire quotidianamente da una politica incapace che spera di prendere voti legittimando la violenza. In fondo dare libero sfogo all'ignoranza è sempre meglio che lavorare, soprattutto quando le propri vittime saranno obbligati a pagare pure un lauto stipendio ai loro carnefici. È dunque nel clima di intolleranza istituzionalizzata in cui i vari Adinolfi ed Amato hanno condannato quello che sta diventando uno dei peggiori Paesi in cui vivere che l'ex assessore Carlo Roselli ha fatto affiggere ignobili manifesti diffamatori per le vie del Comune di Corato (Bari).
Con la firma dell'associazione Quattro Torri di cui Rosselli fa parte, i manifesti propongono alcuni scatti decontestualizzati presi da chissà quale gay pride (a cui si somma pure qualche fotogramma di film porno) che vengono accostati alla scritta «Sì unione civile... No! L'adozione dei bambini. Affidereste a questa gente l'educazione dei bambini?». Ed ancora: «Non distruggiamo la nostra civiltà».
Possiamo tranquillamente rassicurare Rosselli sul fatto che sono quelle associazioni integraliste ad aver già distrutto la nostra civiltà, così come verrebbe da ricordargli che probabilmente nessuno affiderebbe a lui i suoi figli (anzi, molti non si fiderebbero neppure a fargli curare il proprio cane). Ma è attraverso la decontestualizzazione e la promozione dell'odio che questa gente vuole imporre la propri ideologia malata.

Arcigay Bari si dice «Siamo profondamente indignato ed offeso» da quel materiale che mira solo ad «insinuare nel pensiero del cittadino comune che tutti i cittadini lgbt siano promiscui, inaffidabili, sporcaccioni, dei poco di buono, festaioli, irresponsabili e quindi incapaci di allevare dei figli con amore, come se queste fossero caratteristiche riscontrabili solo e soltanto all'interno della comunità Lgbt, facendo in modo che questo concetto infondato diventi uno stereotipo identificativo di tutta una categoria, nonché una grave offesa [...] l'ex assessore si giustifica facendosi scudo con la libertà di opinione. Ricordiamo però che libertà di opinione non è automaticamente libertà di offesa contro altri cittadini e cittadine».
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