ProVita attacca la magistratura: «È ideologizzata. Le loro sentenze sono illegittime»



A causa di personaggi come Carlo Giovanardi o Lucio Malan, l'associazione ProVita è ormai onnipresente in qualunque dibattito parlamentare. Ormai non è più possibile che si possa parlare di diritti dei gay senza che Toni Brandi sia invitato a spiegare perché lui reputano che i gay siano inferiori e immeritevoli di pari diritti.
Per nostra fortuna, però, la Repubblica italiana si basa sulla separazione dei poteri, motivo per cui la giurisprudenza è tenuta a garantire il rispetto delle leggi fondamentali anche contro il volare di lobby violente, giusto per spergiurare il rischio che la storia potesse ripetersi con il ritorno di un nuovo nazismo. Ma l'associazione ProVita pare non volerne sapere di stare alle regole costituzionali, motivo per cui ha lanciato una nuova offensiva contro quei poteri che non si sono piegati al loro pensiero unico.

Com'è noto, nella giornata di oggi il tribunale dei minori di Roma ha riconosciuto la stepchild adoption a due padri. Il tutto, come sempre, per garantire le dovute tutele ad un minore che di certo non merita di essere penalizzato solo perché a Brandi non piace il modo in cui è venuto al mondo.
Eppure l'offensiva dell'associazione di estrema destra non si è fatta mancare e dalle sue pagine parla di una «sentenza illegittima» perché contraria al loro volere. Sfoderando quel metodo comunicativo in cui ogni loro parole è una verità rivelata, sostengono che «le adozioni gay in Italia non si possono fare. Non per legge, almeno. È infatti questa la conclusione di compromesso cui si era giunti nel momento dell’approvazione in Senato del cosiddetto ddl Cirinnà sulle unioni civili: niente stepchild adoption».
In realtà la premessa è di per sé falsa dato che il ddl Cirinnà non è legge e di certo non può certo avere effetti sulla giurisprudenza prima della sua approvazione. Inoltre il ddl in questione rimandava la questione ai tribunali che, per l'appunto, si rifanno sull'ex articolo 44 della legge 184 legata alle adozioni in "casi particolari".
Eppure è attraverso la consueta macchina del fango che la redazione di ProVita cerca di screditare i due genitori. Affermano che la loro inseminazione eterologa debba essere definita «utero in affitto» e lamentano come i giudici abbiano ritenuto che l'adozione fosse «nel maggiore interesse del minore continuare a vivere con i due papà che lo hanno cresciuto. Papà che formerebbero una coppia stabile dai tempi dell’università».
Precisando come del bambino non gli interessi nulla dato che a loro interessa solo l'imposizione per legge di distinguo di stampo fascista, ecco che domandano: «Ma a cosa serve dunque discutere, bocciare leggi, proporre emendamenti, se poi la giurisprudenza (ideologizzata) fa quello che vuole e nessuno dice nulla?».

Insomma, la magistratura sarebbe ideologizzata, i gay sarebbero ideologizzati, la politica sarebbe ideologizzata, la società sarebbe ideologizzata... pare curioso ma la loro idea è che tutti siano ideologizzato e che la ragione sia per volontà divina solo nella mente di Brandi e dei partiti di estrema destra che lo circondano. Buffo.
Ed infatti si lamentano che Il Corriere della Sera che ha riportato la notizia sia «un quotidiano non di certo pro-family» e che «i giornali vorrebbero farci credere che con la sentenza diffusa oggi del Tribunale di Roma i giudici non hanno fatto altro che legalizzare una situazione esistente da tempo». Insomma, tutti sbagliano e la verità rivelata di cui ProVita è l'unica detentrice è che:

Sono tutte bugie. La sentenza in questione non ha legalizzato nulla: anzi, ha fatto un atto illegittima! E quello che non è entrato dalla porta, entra dunque ora dalla finestra: è il secondo caso (il primo era stato ad inizio marzo) da quando, il 26 febbraio, il Senato ha approvato il testo sulle unioni civili.

Giusto per rincarare la dose, l'associazione integralista non manca di tirare in causa un argomento completamente estraneo alla vicenda. Il tutto, ovviamente, con il preciso scopo di lanciare insulti gratuiti che possano offendere la dignità di quelle persone a cui loro vorrebbero negare ogni diritto:

E un discorso simile a questo potrebbe essere fatto anche per il caso di Nichi Vendola, volato anche lui in Canada per comprare un bambino. Perché nessuno ha richiamato alla memoria il fatto che la pratica dell’utero in affitto è esplicitamente vietata dall’art. 12 della Legge 40? Oltre all’obiezione sulla procreazione con gameti esterni alla coppia, infatti, al comma 6 si può leggere: “Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro“.Che dire: in Italia le leggi (e quindi la politica) non contano più nulla. A dettare la linea sono i giudici.

Ovviamente avrebbero potuto scegliere una delle innumerevoli famiglie che ricorsione alla maternità surrogata, molte delle quali anche nella loro amata Russia. eppure si sceglie sempre e solo Vendola perché è verso si lui e verso suo figlio che si vuole creare odio. Ed immancabile è anche la solita minaccia:

Questa situazione si presenta però potenzialmente esplosiva: fino a quando i cittadini saranno disposti a farsi prendere in giro, obbedendo a leggi che un giorno valgono (e non per tutti) e il giorno dopo chissà? Il castello di carta sta ondeggiando… e la pazienza di chi si sente costantemente preso in giro si sta esaurendo.
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