ProVita: «I veri discriminati sono i cristiani, non i gay»



«Sei contro le adozioni gay? Pensi che la famiglia si basi sull'unione tra un uomo e una donna? Presto o tardi finirai nel mirino della Gaystapo». Lo afferma un articolo apparso sul sito dell'associazione ProVita, parte di quella campagna propagandistica volta a creare paura ed odio nei confronti di un parte della popolazione, forse nella speranza che prima o poi tutto ciò possa sfociare un un'ondata di violenza che porti i gay ad essere massacrati così come avviene in Siria.
L'articolo sostiene pure che la «Gaystapo che ha un preciso piano d'azione: prima prova a "rieducare" i dissidenti [...] Se poi questo "trattamento" non si dimostra sufficiente, si viene silenziati in altro modo: con la segregazione, che può arrivare fino alla perdita del posto di lavoro. L’impressione, purtroppo, è che la Gaystapo diventerà ogni giorno più spregiudicata, e a farne le spese saranno tutti coloro che intendono difendere la famiglia naturale e il diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà».
Fermo restando che i gruppi omofobi non difendono un bel nulla nella loro propaganda d'odio, così come è importante sottolineare che utilizzare il termine «naturale» come sinonimo di «eterosessuale» è un falso ideologico, per sostenere simili fesserie l'articolo cita il caso del giudice inglese Richard Page. nella ricostruzione dell'associazione integralista, quell'uomo sarebbe stato rimosso dal suo ufficio dal Lord Cancelliere Michael Gove per «aver affermato durante un’intervista alla BBC la sua personale convinzione secondo cui non è vero che ci sono delle evidenze in grado di dimostrare che il miglior interesse del bambino è quello di essere affidato a una coppia gay. In altre parole, il magistrato si è espresso contro le adozioni gay, e in favore del diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà».
In realtà le cose non sono andate così. Ovviamente nessuno sostiene che i gay crescano i figli meglio degli etero così come loro sostenono, e neppure il giudice ha mai detto qualcosa di simile. Il problema è che l'uomo ha dichiarato che nell'emettere le sue sentenza avrebbe dato priorità ai suoi personali pregiudizi religiosi rispetto alla legge. Il fatto che dichiarasse di non voler adempiere al suo ruolo di giudice imparziale e il suo aver sostenuto di voler imporre la sua presunta «fede cattolica» è stato ritenuto una fonte di discredito per i suoi colleghi, motivo per cui è stato sollevato dall'incarico di occuparsi di adozioni. Insomma, è una storia un po' diversa da quella raccontata dall'associazione di Brandi.
Ma è sul finale che l'articolo giunge alla sua affermazione più assurda, spingendosi ad affermare che tutto ciò si sia verificato «in barba alla tanto decantata libertà e alla presunta ‘omofobia’ dilagante. Ma la realtà è che qui i veri discriminati sono altri –in primis i bambini e i cristiani– non di certo i gay».
Se è noto che i bambini dei gay siano discriminati dai cristiani che vogliono togliere loro pari dignità, difficile è non scoppiare a ridere dinnanzi a chi si afferma che i cristiani siano perseguitati solo perché non possono imporre agli altri la propria volontà senza tener contro delle leggi e delle regole del vivere comune.
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