ProVita: «La scolarizzazione delle masse è causa di un profondo degrado culturale»



Solo le persone di destra sono intelligenti perché pensano a sé stesse e se ne fregano del prossimo. È quanto pare sostenere un articolo pubblicato dall'associazione ProVita all'interno della sua incessante campagna politica a sostegno delle destre e dell'anti-europeismo. Partendo dalla figura di Gransci, il sito integralista giunge ad affermare che:

Quando l’intellettuale collettivo era presente solo dentro il partito comunista, il culto dell’ignoranza riguardava solo i movimenti di estrema sinistra incapaci di vedere anche i fatti più eclatanti come i processi farsa di Mosca, i fallimenti economici, i gulag. Con la caduta della gerarchia comunista lo spirito dell’intellettuale collettivo è fuoriuscito dal corpo moribondo del comunismo per entrare negli “intellettuali” tout court. Attualmente la vita intellettuale imita le discussioni interne del vecchio Partito comunista. In questo modo l’intelligenza individuale perde la capacità di operare da sola dato che non è più capace di capire le cose. Poiché tutti sono immersi in questo sentimento collettivo, nessuno è più in grado di guardare le cose dall'esterno, così come il pesce non è in grado di vedere l’acqua che lo circonda.

Ma i comunisti non sono l'unico nemico dell'associazione, tant'è che ben presto l'articolo inizia a puntare il dito anche sulla scolarizzazione delle masse che, evidentemente, avrebbero preferito lasciare nell'ignoranza:

Se nel corso del XX secolo un’atmosfera di club giacobino ha preso lentamente piede nella totalità della vita culturale ciò è dovuto, in gran parte, alla proletarizzazione delle università, che da centri di crescita delle dell’élite scientifica e di governo, si è convertita in centri di educazione professionale delle masse mentre il compito di formare le élite veniva trasferito in istituzioni più discrete se non addirittura segrete.L’espansione quantitativa del processo educativo, unito a una riduzione dei requisiti necessari per accedervi, si è trasformata in un profondo degrado culturale.

Ecco, dunque, che l'associazione vede nell'istruzione delle masse un ostacolo, preferendo inneggiare alla formazione di una élite che abbia il compito di governare e di guidare le folle senza che potesse esserci alcuna reale possibilità di contestazione.
Poi, dall'alto dell'esperienza di chi ha ottenuto visibilità solo fantasticando su fantomatiche «lobby omosessualiste» e su «ideologie gender» che sarebbero in grado di cambiare l'orientamento sessuale dei ragazzi (a quanto pare eterosessuali solo perché nessuno gli ha detto che esisteva l'omosessualità), sentenziano:

Il risultato che ne è emerso è stato quello di una produzione culturale fatta di sensazionalismi in cui il gossip dei giornali assurge al rango di prestigio intellettuale. Mossa dalla necessità di lusingare le passioni più volgari, la cultura si modella sui criteri di mercato, con i quali “l’imbecille collettivo” conferma, in modo circolare, che non esiste verità al di sopra della preferenza della maggioranza.In questa atmosfera la discussione razionale diviene impossibile. Il consenso si forma in base ai sentimenti che si agitano confusamente nell’aria. È il tempo della retorica, della psicologia della persuasione e di vaghe minacce che si vanno a sostituire alle argomentazioni razionali. Alla fine lo status che si è venuto a creare afferma di aver raggiunto la dignità di legge.

Ecco che alla fine sono arrivati al punto: criticare la legge Cirinnà. Interessante è come per farlo abbiano tranquillamente insultato il 90% della popolazione, abbiano auspicato un regime che discrimina le classi medie e abbiano inneggiato alle società segrete di tipo massonico.

Interessante è anche come la promozione dell'individualismo e la lotta alla solidarietà sia ormai divenuto un argomento ricorrente dei loro articoli. Solo qualche giorno fa avevano già pubblicato un articolo volto a sostenere l'esistenza di una «regola basilare che è impressa nel cuore dell’uomo» volta a sostenere che «un essere umano non cerca il benessere collettivo ma tende a coltivare il suo tornaconto personale».
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