ProVita: «Tanti gay sono potenziali assassini. Bisogna impedire l'accettazione dell'omosessualità e promuovere le terapie riparative»



I giornali che si definiscono cattolici stanno continuando a nutrirsi della carne di Luca Varani per alimentar la loro sete di odia e la loro incessante propaganda volta alla distruzione della società civile. Ed è così che l'associazione ProVita non poteva certo esimersi dallo strumentalizzare un adolescente morto per creare odio che potesse risultare utile ai loro fini politici. Il tutto, ovviamente, con la consueta violenza che li contraddistingue: per loro le persone non sono altro che oggetti da sfruttare per un tornaconto personale, così come i gay vengono percepiti come carne da macello da sacrificare nel nome della loro folle ideologia (che di cristiano non ha proprio nulla).

L'articolo in questione è firmato da un certo Federico Catani che risulta autore di altre realtà omofobe come Corrispondenza Romana, Zenit, Libertà e persona e Basta bugie. L'uomo esordisce con l'affermare che «la Gaystapo è riuscita talmente tanto a pervadere la società di ideologia omosessualista da imporre ai media il silenzio persino sulle verità più eclatanti».
Si sostiene poi che nella Russia comunista eventuali crimini efferati venissero messi a tacere perché «l'omicidio è una degenerazione capitalistica». Il tutto per giungere a scrivere: «Mutatis mutandis, da noi accade lo stesso anche oggi. Nel parlare dell'omicidio di Luca Varani, infatti, quasi nessuno ha sottolineato che i suoi assassini, Marco Prato e Manuel Foffo, sono omosessuali. E che il delitto è avvenuto in un contesto gay, fatto di alcol, droga ed orge».

Si passa poi alla più bieca demagogia nell'aggiungere che:

Immaginiamo cosa sarebbe accaduto se la vittima fosse stata un ragazzo dichiaratamente omosessuale… O se il delitto si fosse consumato in una famiglia “tradizionale”… Cosa avrebbero detto giornali e Tg? Come avrebbero presentato il caso i talk-show? Avrebbero ovviamente gridato all’omofobia e denunciato la pericolosità del contesto familiare “tradizionale” (a differenza delle allegre e felici “famiglie” arcobaleno). Eppure bisogna avere il coraggio di dire la verità, come lodevolmente ha già fatto qualcuno (ad esempio Marcello Foa): il palcoscenico su cui si è consumato questo “spettacolo” horror è stato quello di un “festino gay”. È vietato dirlo? Da una parte c’è l’ossessiva pubblicizzazione dell’omosessualità e si parla continuamente di cultura gay, locali gay, amore gay, e così via. Dall’altra, però, si sfodera un’inaspettata ritrosia nel momento in cui emergono fatti deplorevoli: in questi casi si invoca la privacy. La contraddizione è lampante.

Interessante è notare come si cerchi di ottenere la ragione paragonando due fatti che nulla hanno a che fare l'uno con l'altro. Da una parte di ipotizza che un eterosessuale uccida un gay sulla base dell'orientamento sessuale, dall'altro di parla di un gay che ha ucciso una persona indipendentemente dalla sua sessualità. mettere sullo stesso piano le due cose è follia pura: sarebbe come sostenere che se un rapinatore spara ad un gay senza sapere quale fosse il suo orientamento sessuale, qual caso fosse da considerarsi omofobia. Peccato che così non è ed è giusto che non lo sia.
Il tema della questione è invece assai diverso. se nessun giornale precisa se un assassino è eterosessuale o se i festini a base di droga organizzati da Lapo si consumassero in ambienti eterosessuali, perché mai dovrebbero nutrire una morbosa curiosità solo laddove non ci sia un orientamento sessuale prettamente eterosessuale? Tutta questa enfasi nel sottolineare che uno dei due assassini è gay (l'altro viene indicato come tale anche se il diretto interessato lo nega) pare motivato solo dalla volontà di attribuire ad una caratteristica naturale una qualche responsabilità in un atto violento. Così come verrebbe voglia di far presente a questa gente che a parlare di «ambienti gay» è la stampa cattolica, non certo la gente intelligente (dacché è buffo come citino la loro propaganda a sostegno di altra propaganda).

Ma la menzogna e l'istigazione all'odio proseguono su un binario di diffamazione e disinformazione, a fronte di un articolo che vergognosamente afferma:

Ora, se è vero che gli assassini sono tali non in quanto omosessuali, è altrettanto vero che quel genere di “feste” –ormai molto diffuse nella comunità LGBT, tanto da essere diventate un’emergenza in Inghilterra– di certo favoriscono il Male. Di ogni tipo e ad ogni livello. Va infatti di moda il chemsex, rapporti sessuali di tipo orgiastico che durano giorni “grazie” all’ausilio di cocaina e alcolici. Per non parlare poi di quanto accade nei locali della movida gay: i particolari –davvero raccapriccianti– li risparmiamo, ma basta navigare in internet ed ascoltare i loro frequentatori per averne un’idea… 

E che cosa accadrebbe nei locali gay? Sarebbe bello ce lo dicessero dato che accade esattamente ciò che succede anche nei locali etero. Il sostenere che possa avvenire un qualcosa di impronunciabile non è altro che un mezzo vergognoso per cercare di far credere chissà che. In fondo il pubblico di questi giornali è altamente omofobo ed è assai difficile possa aver mai visto dal vivo un locale per comprendere che al suo interno non accade nulla di male.

Ma nella loro foga delirante, ecco che l'associazione si precipita ad aggiungere:

Denunciare questo stato di cose non è omofobia, ma l’esatto contrario. Tacerlo in nome dell’ideologia omosessualista è invece criminale. Nonostante la propaganda e le minacce della Gaystapo, è evidente come il gay (come qualsiasi essere umano) non sia sempre e solo un vittima. Può anche essere un carnefice. Ed uno spietato e sanguinario carnefice. Soprattutto se il suo stile di vita è quello di Marco Parto, Manuel Foffo e, purtroppo, di tanti altri come loro.

La malafede si una simile affermazione è evidente. Quale collegamento può esserci fra un omicdio e la violenza subita da un adolescente che rischia di essere cacciato di casa o spinto al suicidio per il solo fatto di esistere? Il sostenere che l'atto di un singolo gay debba essere attribuito a chiunque condivida lo stesso orientamento sessuale sarebbe come sostenere che se un crimine è collesso da un biondo, allora tutti i biondi sono criminali! In fondo la Franzoni ha ucciso il figlio, ma questo non significa che gli etero sono carnefici: significa solo che alcune persone commettono atti rivoltanti e che l'orientamento sessuale non c'entra proprio un bel nulla.
A dimostrazione di ciò basterebbe osservare quanti anni sono dovuti passare prima che i giornali cattolici avessero un assassino gay da poter sfruttare per alimentare odio verso un'intera comunità. E sì che si delitti ne sono stati commessi tanti in questi anni...

Ma ProVita pare voler andare oltre nella sua propaganda d'odio, tant'è che aggiunge:

Bisogna ammettere pure che forse il mondo LGBT non è così gaio come alcuni vogliono far credere. A quanto pare c’è dietro molto dolore, mascherato dallo sballo, dagli eccessi, dalla ricerca del piacere fine a se stesso. Un piacere mai del tutto appagante e dunque frustrante. Tanto che si cerca sempre di andare verso nuove frontiere, al di là di ogni limite. Fino ad arrivare alla brutalità più orripilante e all’abbrutimento più degradante. Per i quali non vi sono scuse od attenuanti che tengano.Siamo sicuri allora che la risposta a questa condizione sia il “vietato vietare”? È davvero tutta colpa della società omofoba? Siamo sicuri che la soluzione stia nel totale sdoganamento della condotta omosessuale? E se associazioni come Courage anziché essere stigmatizzate dalla Gaystapo e dai suoi Quisling, venissero aiutate e fatte conoscere?

Esatto. Si sostiene che l'omosessualità non debba essere accettata e che i gay debbano essere spediti in quei campi di concentramento che praticano atti pericolosi per la vita delle loro vittime (è infatti scientificamente provato come questa gente aumenti i casi di autolesionismo e la propensione al suicidio). Il tutto auspicando che sedicenti cattolici infliggano sensi di colpa ai gay sino a far loro rifiutare la propria natura, tramutandoli inuna sorta di morti viventi che gettino via la propria vita pur di uniformarsi ai loro carnefici. In pratica sostengono che la vita altrui debba essere sacrificata per compiacere i loro più bassi pregiudizi.
Violenza pura, motivata sulla base di menzogne vergognose che dovrebbero essere prese in considerazione dalla autorità. Sostenere cose simili non pare infatti una lecita libertà di opinione, ma una vera e propria istigazione all'odio che danneggia la società e la vita di migliaia di adolescenti.


Clicca qui per leggere l'articolo integrale pubblicato da ProVita.
12 commenti