Adinolfi strumentalizza pure i bambini down per la sua campagna elettorale?



Ci siamo già occupati dell'improponibile inno del partito di Adinolfi, vero e proprio insulto al sentimento religioso di migliaia di persona attraverso l'uso politico di Dio e della Madonna. E se appare sconcertante osservare come alcuni sedicenti cristiani non si facciano problemi a sfruttare la religione con finalità prettamente elettorali, difficile era anche non provare un senso di fastidio nell'osservare come il video del partito sfruttasse l'immagine di una bambina down ed accostasse il logo del "Popolo della famiglia" a quello della 21° Giornata mondiale della sindrome di down. Il tutto in maniera tutt'altro che velata, dato che quell'immagine e quell'accostamento sono proprio l'immagine ufficiale con cui il partito di Adinolfi diffonde il suo video di propaganda elettorale.
Ma qual è il collegamento fra Adinolfi e chi si batte per abbattere lo stigma sociale che affligge le persone affette dalla sindrome di Down? Difficile a dirsi, ancor più considerato come il suo partito politico basi la propria esistenza proprio nel chiedere che le differenze vengano sottolineate sino a divenire motivo di discriminazione per alcuni gruppi sociali. L'intento era dunque il sostenere che loro non sono contro tutte le minoranze ma solo contro i gay?
Eppure anche qui si pone un problema. L'omosessualità, esattamente come ogni altra caratteristica naturale, è uniformemente distribuita su tutta la popolazione senza distinzione sul colore della pelle, status sociale o condizione personale. L'immediata conseguenza è che anche fra i down vi siano persone lgbt, automaticamente vittime della campagna d'odio di Adinolfi come chiunque altro non ostenti la propria eterosessualità (o presunta tale, visti alcuni soggetti politici). Se la collaborazione fosse reale, ci troveremmo dinnanzi ad un'organizzazione internazionale che promuove la diversità mentre crea alleanze con chi ne colpisce un'altra. Il tutto con gravi conseguenze per quei ragazzi che loro rappresentano e che rischiano di essere discriminati due volte: sia per la loro particolarità cromosomica, sia attraverso l'imposizione di quella sorta di sharia cattolica che Adinolfi vorrebbe introdurre pur di colpire la popolazione lgbt.
Dubbi legittimi sull'ipotesi che il loro possa essere stato usato senza permesso ci giungono da una semplici considerazioni: sappiamo che il video è stato pubblicato da Gianfranco Amato (che in passato ha già utilizzato loghi istituzionali senza chiedere l'autorizzazione), così come lo slogan utilizzato non è presente in alcuna comunicazione dell'ente e i caratteri grafici sono curiosamente gli stessi utilizzati per promuovere il "gruppo di preghiera" del partito. Insomma, l'impressione è che si tratti di un qualcosa di auto prodotto (dove non sarebbe affatto complicato prendere un logo da Internet paer appiccicarlo a fianco del proprio simbolo politico)..

A quel punto non è restato che chiedere delucidazioni alla Aipd alla Coordown, ossia alle due associazioni italiane che rappresentano la Down Syndrome International (l'associazione che detiene i diritti del logo utilizzato nella campagna elettorale di Adinolfi).
Dalla Aipd ci dicono che nessuno della loro associazione ha mai autorizzato l'uso del logo del WDSD nella campagna, assicurandoci che avrebbero cercato di capire chi sia stato. Lo stesso ci è stato detto anche dalla Coordown, la quale ci assicura «non abbiamo mai autorizzato il movimento politico in questione ad utilizzare ne abbinare il logo della Giornata Mondiale della sindrome di Down, anche perché non ne siamo i depositari ma siamo a nostra volta autorizzati dall'associazione internazionale DSI di cui siamo soci».
Si tratta di due risposte neppure troppo politiche, dato che qualunque uso politico della manifestazione avrebbe comunque stonato. E se nel caso di Adinolfi c'è l'aggravante di una ideologia volta a penalizzare le persone sulla base delle loro caratteristiche naturali, anche la presenza di un qualsiasi altro simbolo politico avrebbe dato una valenza partitica ad un'evento che deve necessariamente abbracciare tutti (indipendentemente dal colore della pelle, religione, idee politiche o condizioni sociali).
Per completezza di informazione va detto che abbiamo cercato di chiedere spiegazioni anche alla Down Syndrome International, ma sul caso specifico non si è stata fornita alcuna risposta.

Dal canto suo Adinolfi non si è mai fatto problemi a sfruttare il nome dei bambini per la propria campagna politica, basti a pensare a come dica di non avere nulla contro i gay e di voler solo «difendere i bambini» anche se poi lo troviamo pronto a promettere che lui chiuderà tutti i luoghi in cui adulti consenzienti possono fare sesso. E se per l'imposizione formata del sua morale non si fa problemi a sfruttare il nome delle sue figlie, chi ci dice che non abbia remore neppure nello sfruttare l'immagine di una bambina down se questo può portargli voti? Peccato che, se così fosse, saremmo dinnanzi ad una atto vile e vergognoso.
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