Il tribunale di Trento respinge la denuncia di Cia: «È legittima critica politica ritenerlo responsabile delle vittime di omofobia »



Nel settembre del 2015 Samuelle Daves si è aggiunta alla lunga lista di transgender che si sono tolte la vita a causa dell'omofobia. Laureata in giurisprudenza a Trento in criminologia, aveva poi conseguito un master post-laurea in fashion marketing and communication. Professionista del mondo della moda, si è tolta la vita nel giorno del suo 41esimo compleanno. Al grande pubblco era nota dopo essere diventata ospite fissa sulle poltrone del programma "Grand Hotel" di Piero Chiambretti.
Dinnanzi a quell'ennesima vita spezzata è Alessandro Giacomini, segretario di Laici Trentini, che su Facebook commentò: «Ora dobbiamo usare armi non convenzionali. Ad ogni suicidio legato all'omofobia va corrisposto un politico di turno, ad esempio Claudio Cia è un assassino ha ucciso Samuelle». Una presa di posizione forte, giunta dopo che Cia «con una provocazione inaccettabile ha deciso di devolvere una piccolissima ma molto piccola parte del suo stipendio ad una associazione che accomuna alla Gestapo le comunità Gay, apostrofandole "Gaystapo"».
I Laici Trentini si dissociarono da quella dichiarazione, sottolineando comunque come ritenessero che «chiunque neghi l’esistenza in Trentino e in Italia di omofobia e transfobia e chiunque si opponga all'educazione di genere nelle scuole si renda corresponsabile da un punto di vista morale e sociale di ogni atto di violenza nei confronti delle donne così come delle persone trans e gay».

Non altrettanto pacata fu la reazione dell'associazione ProVita Onlus, da sempre vicina a chiunque alimenti l'omofobia e pronta a scrivere: «Alla faccia dell’accoglienza e esclusività, alla faccia dei diritti per tutti, il braccio armato della psico-polizia omosessualista, quella che qualcuno ironicamente ha chiamato Gaystapo, ha espressamente minacciato di morte il Consigliere provinciale e regionale della lista Civica Trentina Claudio Cia». E dopo la consueta fantasiosa ricostruzione dei fatti, concludevano: «Coraggio, Claudio Cia: tutti gli amici di ProVita sono con te».

Il caso è finito in tribunale dopo che Cia aveva sporto una denuncia nei confronti di Giacomini. Ed è proprio quest'ultimo ad aver reso noto l'esito: «Il giudice del tribunale di Trento ha respinto la denuncia di Claudio Cia, considerando il mio post una legittima critica politica».
La sentenza sottolinea anche come certe associazioni integraliste alimentino l'odio utilizzando parole violente atte a limitare la libertà di espressione altrui, ennesima riprova di come sarebbe anche ora di iniziare a valutare se davvero gli articoli dell'associazione di Toni Brandi possano essere fatti rientrare in una lecita libertà di opinione e non in una diffamazione a mezzo stampa.
Giacomini ha poi aggiunto: «Le persone come Claudio Cia d'ora in poi staranno più attente a provocare la sensibilità di chi non la pensa come loro».
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