Il Varese Pride ha ricevuto il patrocinio del Consolato Generale degli Stati Uniti a Milano



La situazione ha dell'assurdo. Il Varese Pride attraverserà le vie della cittadina lombarda, porterà guadagni economici agli esercizi del territorio e rivendicherà i diritti di una parte non trascurabile dei cittadini. Eppure il Comune ha deciso di rifiutare il suo patrocinio all'evento sostenendo che a loro le minoranze non interessino (evidentemente ad interessargli maggiormente è la legittimazione dell'omofobia insita nelle persone che sperano possano garantirgli una nuova poltrona).
A patrocinare l'evento sarà invece il Consolato Generale degli Stati Uniti a Milano, riportando l'Italia sullo stesso piano di Paesi come l'Uganda in cui sono i governi stranieri a doversi battere per i diritti umani delle minoranze. E questo senza neppure addentrarsi nel constatare come le rivendicazioni dell'integralismo, così supportato dalle istituzioni, non siano per nulla dissimili da chi chiede la pena di morte per i gay (tant'è vero che il fautore di quella proposta omicida è stato invitato al Family day).
Riguardo al nuovo patrocinio, il Coordinamento Varese Pride commenta: «Siamo lieti di aver ricevuto questo importante patrocinio dal Consolato. Gli Stati Uniti D’America si apprestano a raggiungere la piena uguaglianza sul fronte dei diritti LGBT: in tutti e cinquanta gli stati sono già legali i matrimoni e le adozioni omosessuali. L’appoggio al primo Varese Pride da parte del Consolato ha un forte valore simbolico. Il nostro auspicio è che l’Italia possa raggiungere la stessa uguaglianza e speriamo vivamente che il nostro paese si attivi in maniera decisa nell’abbattimento delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale».
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