La Chiesa Cattolica colombiana attacca la sentenza sui matrimoni gay: «È un abuso d’ufficio perpetrato dalla Corte Costituzionale»



Laddove c'è odio e discriminazione, molto spesso dietro la Chiesa Cattolica. Ormai i vescovi non predicano più l'amore dei Vangeli, preferendo una continua e violenta aggressione all'uomo e al creato.
È in questo clima che José Miguel Gómez Rodríguez, vescovo della città colombiana di Facatativá, ha inviato un messaggio di odio contro i diritti costituzionali delle famiglie gay. Il tutto, ovviamente, ottenendo un grande eco mediatico da parte degli organi di stampa riconducibili all'omofobia organizzata, tra i quali Radio Vaticana è tra i nomi più riccorrenti.

Dinnanzi al il riconoscimento del diritto costituzionale al matrimonio da parte della Corte Costituzionale della Colombia, il monsignore ha parlato di «una sentenza iniqua» da attaccare e contestare. Ed èc osì che a nome di tutti (anche a nome vostro se siete battezzati) ha aggiunto: «In comunione con tutti i fedeli cattolici e con tutte le persone timorate di Dio e dei suoi comandamenti, esprimiamo il nostro dolore di fronte a tale sentenza».
L'attacco allo stato diviene evidente non appena il monsignore si lancia nell'asserire che «con serena sicurezza, denunciamo l’abuso d’ufficio perpetrato dalla Corte Costituzionale e ricordiamo a tutti che, anche nel più profondo rispetto per le diversità e nella garanzia della promozione costante dei diritti umani e della giustizia sociale, questa decisione va contro la legge naturale e, di conseguenza, contro l'umanità, contro la famiglia e contro la società».
Basta questo a comprendere come l'affondi si basi su banalità populiste facilmente smentibili. In che modo la presunta legge naturale potrebbe regolare i matrimoni dato che questi non esistono in natura? L'evidenza è che siano istituti creati dall'uomo (non a caso glia animali non si sposano) quale riconoscimento per la propensione umana a crearsi una famiglia. Ma se è di questo che si parla, allora è evidente che in natura le famiglie gay esistono sin dalla notte dei tempi. Il monsignore potrà dire e fare ciò che vuole, ma il suon negare l'esistenza di un fatto naturale non è certo un motivo per far sparire la realtà.
Tornando al suo discorso, immancabile è anche è il sostenere che il matrimonio valga molto di più se celebrato fra eterosessuali, indipendentemente dal fatto che si abbiano figli, si vogliano figli o abbandonino i loro figli. Per farla breve, la chiave di volta dell'intero cristianesimo sarebbe l'eterosessualità, unica fonte per poter entrare a far parte della nuova razza ariana teorizzata dall'integralismo cattolico. Ed è così che si cita il Papa nell'affermare: «Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia».

Fortunatamente la Colombia è uno stato più civile dell'Italia e il diktat dei vescovi pare destinato a restare un parere irrilevante dinnanzi ai diritti fondamentali dell'uomo. Ben che gli vada, Gómez Rodríguez riuscirà al massimo ad ottenere qualche morto in più, un po' di ragazzi cacciati di casa a causa del loro orientamento sessuale o un qualche ragazzo vittima di violenze perpetrate nel nome di Dio. Il tutto, peraltro, proprio in quell'ottica in cui l'uomo si ostenta la sua superbia nel sentirsi migliore di Dio, al punto che i suoi pregiudizi personali vengono usati per sostenere che lui abbia il compito di correggere gli errori di un Dio incapace che ha creato anche l'omosessualità.
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