La diocesi di Torino si offre come mezzo di propaganda politica del partito di Adinolfi



In vista delle elezioni amministrative, la diocesi di Torino ha deciso di scendere in campo e di offrirsi come mezzo di propaganda per la campagna elettorale di Mario Adinolfi. Il tutto, peraltro, attraverso modalità che appaiono ben poco limpide.
Sul sito della diocesi si parla genericamente un convegno e si dice ai fedeli che in quella sede si cercherà di dare una risposta alla domanda che da il titolo all'incontro: "Teoria gender, esiste?".
Ma a farci capire come tutto ciò sarà una farsa è la lista dei relatori: a sostenere che la fantomatica «ideologia gender» esista e che sia una minaccia mortale per la società saranno i soliti Gianfranco Amato e Diego Manetti, ossia quelle stesse persone che hanno teorizzato quelle strambe teorie con lo scopo di poterle attaccare a scopo politico. È infatti sotto gli occhi di tutti come la parola «gender» venga abusata ogni qualvolta si cerchi di legittimare una posizione violentemente omofobica. E dato che si sta parlando di qualcosa che non esiste e che non è mai stato teorizzato, facile è immaginare come quel concetto astratto possa essere usto in ogni occasione e con ogni significato possa servire al momento.
Ma non solo. Nel promuovere il comizio politico, sito della diocesi si guarda bene dal sottolineare come Amato sia candidato alle elezioni e parli a nome del suo partito, così come persino l'organizzazione viene attribuita ad una non meglio precisata "Associazione Popolo della famiglia". Peccato che, sino a prova contraria, il Popolo della famiglia sia un partito politico e non un'associazione.
E qualora ce ne fosse bisogno, facile è anche immaginare che a trarre beneficio dal far credere che esista davvero una fantomatica «ideologia gender» potrebbe essere proprio quel partito che si candida al grido di «no gender nelle scuole». E dato che il candidato è la stessa persona che sosterrà quelle tesi, evidente è come non si sia dinnanzi ad un convegno ma ad un comizio.
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