L'aggressione alla famiglia dell'integralismo cattolico



Ormai siamo dinnanzi ad un'aggressione continua alle famiglie da parte di quei gruppi che inneggiano ai distinguo fascisti proprio riempiendosi la bocca con quella parola, ripetendo a pappagallo che sono loro a dover decidere come debbano funzionare ed essere composte le famiglia altrui. Ed è cosi che il sito integralista La Nuova Bussola Quotidiana non ha mancato di sciacallare la morte di un ragazzo 18enne per sostenere che solo i legami biologici abbiano un diritto al riconoscimento. Nel caso specifico, la donna ha cresciuto per ben 13 anni il figlio del compagno, ma l'integralismo cattolico non tollera che le sia stato riconosciuto un indennizzo per la morte in un incidente stradale del giovane. Anzi, si ostenta anche una certa crudeltà nel sostenere che una madre non biologica dovrebbe auspicare la morte dei figli in tenera età, dato che più sono giovani, maggiore sarà l'indennizzo.
Sarà che quel sito ha più volte ostentato di non conoscere cosa possa significare amare una persona, tant'è che negli ultimi anni non ha fatto altro che sostenere come i sentimenti non dovrebbero aver nulla a che fare con la famiglia: la loro idea è che i figli siano proprietà di chi li ha partoriti e nulla importa chi li abbia cresciuti, quali siano i loro desideri o quale sia il loro bene. Che si nasca da uno stupro o da un atto d'amore, è il proprietario dello sperma a detenere la "proprietà" dei figli (e, sempre a loro dire, autorizzato a poter decidere che cosa debbano pensare o quale orientamento sessuale debbano avere).

Nella loro ricostruzione della vicenda, dicono:

Il 2 marzo scorso, il Tribunale di Reggio Emilia ha riconosciuto, per la prima volta, la risarcibilità del danno parentale per morte del congiunto anche alla convivente della madre biologica di un ragazzo deceduto in un incidente stradale. La fattispecie: Tizio e Caia si sposano e, dopo cinque anni dalla nascita del figlio Sempronio, si separano. Caia inizia una relazione omoaffettiva con Livia, con la quale va a convivere insieme a Sempronio. Purtroppo, all'età di diciotto anni, Sempronio muore in un incidente.
I genitori, i nonni ed anche Livia si rivolgono al Tribunale per ottenere il risarcimento del danno non patrimoniale da perdita parentale. Nonostante la contestazione di infondatezza (Livia non è parente di Sempronio) sollevata dalla compagnia assicurativa del proprietario del veicolo che aveva causato l’incidente, il Tribunale riconosce anche alla donna la somma di oltre € 200.000,00 proprio a titolo di risarcimento per danno parentale.


A quel punto si passa a sostenere che tra le due donne non ci sia nessuna parentela, grazie anche alla loro azione volta a discriminare una parte della società (ennesima dimostrazione di come questa gente menta sapendo di mentire quando asserisce che i gay hanno già tutte le tutele). Ed è così che si lamentano come un giudice abbia osato riconoscere un danno che loro non vogliono possa essere riconosciuto:

Dunque, se solo i congiunti hanno diritto al risarcimento di questo danno, in quanto lesi nell’interesse all’intangibilità della sfera degli affetti reciproci ed alla scambievole solidarietà tipica della vita familiare, perché il giudice accoglie la domanda di Livia? Perché esso, dopo avere ripercorso l’evoluzione giurisprudenziale italiana in materia di tutela del danno da lesione della vita parentale, finisce per “applicare” le pronunce Cedu secondo cui anche le coppie omosessuali sono famiglia.

Ed infatti le coppie omosessuali sono famiglia, anche se Casicoli continua a pubblicare articoli per negare l'evidenza o anche se bestemmia in nome di Dio pur di legittimare un distinguo di stampo nazista. Ancor più se l'affermazione chiarisce come quella gente voglia negare un riconoscimento per danneggiare il prossimo a loro poco gradito. Ed è così che aggiungono:

A questo punto il giudice richiama la Cedu secondo cui siamo in presenza di una famiglia, indipendentemente dal sesso della coppia convivente, ogni qual volta la relazione di fatto è connotata da diversi elementi come «il tempo vissuto insieme, la qualità delle relazioni nonché il ruolo assunto dell’adulto nei rapporti con il bambino». Ebbene, tenuto conto che il rapporto di fatto instaurato tra Livia e Sempronio era di natura affettiva, oltretutto corroborato da una coabitazione stabile protrattasi per tredici anni; che Livia, non avendo figli naturali, aveva presumibilmente fatto un investimento totale affettivo su Sempronio; che Sempronio, al momento della morte, aveva solo diciotto anni (tanto minore è l’età della vittima, tanto maggiore sarà il periodo di tempo per il quale verosimilmente si protrarrà la sofferenza dei congiunti), il Tribunale ha accolto la richiesta risarcitoria della donna (co-madre?), liquidandole addirittura un importo maggiore di quello liquidato al padre naturale.
Dunque, il Tribunale, sul presupposto che basta il «contatto qualificato» con la vittima per avere diritto alla tutela giuridica del risarcimento per danno parentale, ha di fatto introdotto il principio che il rapporto genitore-figlio o comunque parentale è il frutto di una relazione interpersonale che prescinde dalla biologia e della genetica.

A questo punto c'è da chiedersi se La Nuova Bussola Quotidiana ce l'abbia solo con i bambini che hanno due madri, o se sostiene che anche i figlia dotati o i figli delle coppie di fatto non debbano avere alcun riconoscimento perché a loro poco graditi?
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