Le destre vogliono riscrivere la storia: «Il fascismo non ha perseguitato i gay»



È il Secolo d'Italia (organo ufficiale di Fratelli d'Italia) ad aver pubblicato un articolo di Giancarlo Lehner dal titolo "Furono Stalin e Togliatti a perseguitare i gay. Non il fascismo".
Che si sia dinnanzi ad un articolo ideologico pare evidente anche solo dall'incipit, in cui l'autore sostiene di aver partecipato ad un convegno anti-gay «per solidarietà con gli organizzatori insultati e minacciati, risultando essi non in linea col pensiero unico del momento». In queste parole è già evidente il ricorso agli slogan dell'integralismo, sempre e costantemente volti a sostenere che quei cattivoni dei gay siano violenti perché pretendono di poter vivere anche se le destre non vogliono.

Il tema di cui ci occuperemo, però, è il passaggio in cui Lehner sostiene che esista molta ignoranza nell'antifascismo, dato che la sua opinione è che il fascismo fosse molto più gay-friendly di quanto si pensi. Ed è così che scrive:

Nell’Italia fascista, infatti, non c’è traccia di forsennate repressioni degli omosessuali –a parte la città di Catania– tant’è che nel codice Rocco nulla si dice a proposito di questo che, invece, in Stati liberaldemocratici costituiva grave fattispecie di reato. Per i pochi omosessuali oggetto di repressione –in 20 anni, 80 in tutto, di cui 42 a Catania– ma non puniti col carcere, bensì destinati al confino, scatta l’articolo sugli atti contrari alla pubblica decenza. Certo, il fascismo tende a nascondere l’omosessualità e, per non dover ammetterne l’esistenza anche fra i suoi ranghi, evitò di considerarla fenomeno sociale degno di specifica menzione nel codice. Del fascismo, insomma, tutto si può dire salvo che si distinse in maniera particolare nella discriminazione dell’altra sponda.

Detta così, pare quasi che il fascismo sia stata un vero e proprio paradiso in terra per gay e lesbiche, descritte come persone libere di poter vivere tranquillamente la propria vita senza neppure finire in carcere. In realtà i dati sono un po' diverse e alcune sfumature citate nell'articolo meriterebbero maggiore approfondimenti giusto per comprendere che le cose sono andate un po' diversamente.

Se è vero che il codice penale Rocco, a differenza del Paragrafo 145 voluto da Hitler, non conteneva alcuna norma specifica contro i gay, andrebbe notato come nella bozza del 1927 esistesse l'articolo 528 del codice che puniva con la reclusione da uno a tre anni chiunque fosse stato ritenuto colpevole di aver avuto una relazione con una persona dello stesso sesso.
Il regime fascista decise però di eliminare quell'articolo, ma non certo mosso da un interesse verso i diritti civili delle minoranze. Il loro problema è che un reato di omosessualità avrebbe significato dover ammettere l'esistenza degli omosessuali in Italia, nonsotante Mussolini preferisse sostenere che nel Bel paese esistessero solo uomini virili dall'ostentata eterosessualità. Ed è così che quella omissione potrebbe essere ritenuta ancor più omofoba di una legge repressiva, dato che si era dinnanzi alla negazione stessa dell'esistenza di una realtà.
Ma non solo. L'introduzione di un articolo del codice penale avrebbe significato dover prevedere un processo dopo l'arresto, con tutta la pubblicità e le parole che avrebbero rischiato di far conoscere una realtà che il regime voleva fosse tenuta nascosta. Giuseppe Zanardelli spiegò come nella repressione dell'omosessualità funzionasse molto meglio il silenzio dato che nei Paesi in cui è esistito un articolo del codice penale che criminalizzava l'omosessualità (come in Germania o in gran Bretagna) si è anche formato un movimento di opposizione.

L'evidenza di quella scelta è contenuto nella relazione redatta ai tempi dalla Commissione Appiani, nella quale può leggere:

La Commissione ne propose ad unanimità e senza alcuna esitazione la soppressione per questi due fondamentali riflessi. La previsione di questo reato non è affatto necessaria perché per fortuna e orgoglio dell’Italia il vizio abominevole che ne darebbe vita non è così diffuso tra noi da giustificare l’intervento del legislatore, nei congrui casi può ricorrere l’applicazione delle più severe sanzioni relative ai diritti di violenza carnale, corruzione di minorenni o offesa al pudore, ma è noto che per gli abituali e i professionisti del vizio, per verità assai rari, e di impostazione assolutamente straniera, la Polizia provvede fin d’ora, con assai maggior efficacia, mediante l’applicazione immediata delle sue misure di sicurezza e detentive.

La repressione dell'omosessualità venne dunque affidata all'intervento della polizia. Ogni agente poteva sottoporre il caso alla Commissione Provinciale, la quale avrebbe poi provveduto alla diffida o all'ammonizione e al diffido. Si registrarono oltre 20mila le pratiche di ammonizione nei confronti di persone omosessuali.

Anche sui numeri forniti da Lehner riguardo ai gay confinati in isole del Mediterraneo (dove venivano deportati con l'accusa di «attentato alla dignità della razza») paiono un po' sottostimate. In rete è facile trovare traccia della persecuzione avvenuta a Cataniama anche se la fonte pare sempre essere uno studio realizzato nel 1986 dello storico Giovanni dell'Orto. Peccato che quel testo contenesse una chiara nota riguardante i dati presi in esame:

Gli ottantadue fascicoli che gli studiosi possono consultare rappresentano solo una minima parte dei materiale conservato presso l'Archivio. La massima parte di esso è sottoposta ai vincoli del segreto, ed è inoltre dispersa fra le oltre ventimila pratiche di “ammonizione” (comminata agli omosessuali con maggiore frequenza dei confino), su cui nessuno ha ancora fatto un lavoro di ricerca, e su cui pure grava ancora il segreto.
Queste limitazioni fanno sì che, con l'eccezione di una quindicina, tutti i processi esaminati risalgano agli anni 1938-1939, quando gli omosessuali furono classificati come “detenuti politici”, per effetto delle nuove leggi sulla “difesa della razza” che il fascismo aveva promulgato scimmiottando quelle tedesche.
Viceversa, i fascicoli precedenti al 1936 sono classificati fra quelli per reati comuni, e non sono consultabili li prima di settant'anni dalla sentenza. Ad esempio, noi sappiamo dai documenti d'epoca che nel 1927 numerosi omosessuali veneziani furono inviati al confino, ma i loro fascicoli non potranno essere studiati prima del 1997. Lo schedario per argomenti dell'Archivio segnala anche la presenza di una relazione della Questura sui “pederasti di Firenze”, ma poiché essa risale al 1940, non sarà accessibile prima del 2010.

Insomma, quei dati si baserebbero solo su una'analisi incompleta del materiale. Ed è così che se si prendono dati più recenti, come quelli raccolto in uno studio di Gianfranco Goretti, ecco che le cifre iniziano a lievitare. Nello studio si afferma: «Di fatto noi oggi sappiamo che i confinati accertati per omosessualità dal 1938 al 1943 furono circa trecento» e «che in circa 50 province su 90 ci furono arresti e condanne per omosessualità».
A questi vanno poi aggiunti tutti quei gay a cui vennero inflitte punizioni corporali, ammonizioni o licenziamenti dai pubblici uffici. Se questa non è stata una discriminazione e una repressione, difficile è comprendere con quale altro termine la si possa chiamare.

Il problema di fondo è che i gay non hanno mai testimoniato le persecuzioni di cui erano stati vittima dato che ciò avrebbe significato esporsi a nuove persecuzioni. I dato vanno ricercati nei documenti e tante persone hanno cercato di nascondere l'evidenza. A voler fare un esempio recente, si pensi anche solo come qualcuno cerchi di negare il movente omofobo come motivo del suicidio del "ragazzo dai pantaloni rosa" sulla base del fatto che la madre non fosse a conoscenza della sua presunta omosessualità, quasi come se il bullismo omofobico non fosse tale se gli insulti contro l'orientamento sessuale decadessero in assenza di una certificata omosessualità.
Non a caso,s e oggi le cose stanno finalmente cambiando è perché gay e lesbiche non sono più disposte a sottomettersi a quel silenzio voluto anche da Mussolini. Oggi chi subisce discriminazioni denuncia chiaramente i moventi omofobi che stanno alla base del torto subito, spingendo necessariamente la società a prendere coscienza del problema e a valutarlo. Il silenzio di Mussolini serviva proprio a questo: impedire che la gente sapesse in modo che la repressione potesse essere ancora più efferata e priva di contestazioni.
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