L'omofobia nello scacchiere della nuova guerra fredda tra Russia e Stati Uniti



Mente viene dato annuncio della nascita di un'associazione Umbria-Russia (che andrà ad unirsi alle omonime associazioni nate in tutte le regioni governate dalla Lega Nord), è proprio dalla Russia che giungono preoccupanti segnali di quali possano essere i reali fini politici della propaganda omofoba che sta attanagliano l'Italia negli ultimi anni.
Per comprendere la situazione è necessario fare un passo indietro e comprendere chi sia gruppo russo Katehon. Sul loro sito si presentano come «un gruppo da pensatori politici, esperti in relazioni internazionali, sicurezza e lotta al terrorismo, nonché da giornalisti specializzati in politica estera, geopolitica e nel dialogo etnopolitico e interreligioso». Lo scopo dichiarato è il tentativo di riequilibrare i poteri internazionali sulla base del loro modello.
Tra i membri di Katehon c'è anche Alexey Komov, ossia quel personaggio che accompagna Toni Brandi nei suoi convegni omofobi e che in varie circostanze ha affiancato anche Mario Adinolfi e Gianfranco Amato. Non solo, in virtù del suo impegno nel cercare di far approvare la pena di morte per i gay ugandesi, era stato indicato come uno dei personaggi più autorevoli che avrebbe dovuto prendere parte al Family day di Gandolfini. Non solo. Non troppo tempo fa è proprio a nome del gruppo Katehon che Komov incontrò Claudio d'Amico, ossia responsabile dei rapporti con l'estero per conto della Lega nord. in una surreale intervista registrata presumibilmente a Mosca, l'esponente del Carroccio sostenne che «da sempre la Lega Nord ha ribadito che l'Europa inizia a Dublino e finisce a Vladivostok». Per chi non lo sapesse, Vladivostok è una città situata nell'estremo oriente russo, in prossimità del confine con Cina e Corea del Nord.
Fatta tale premessa, veniamo ad un articolo in lingua inglese che Gianluca Savoini (presidente dell'associazione Lombardia-Russia) ha pubblicato sulle pagine del sito del gruppo Katehon il 31 marzo 2016.

Si parte con le solite premesse: «Penso che oggi la civiltà occidentale sia contro l'Europa -scrive Savioni- quindi l'Unione Europea, è contro l'Europa, poiché i valori dell’Unione Europea non sono i tradizionali valori europei: l'Europa dei popoli, delle identità, della cristianità». Si passa così a sostenere che «noi vogliamo sconfiggere il terrorismo islamico» o che «lo stile di vita americano ha cambiato le nostre tradizioni, ha distrutto le nostre anime, e perciò noi siamo troppo deboli per difenderci, ma non dal terrorismo islamista, poiché possiamo sconfiggerlo. Noi dubitiamo della nostra tradizione: anche il buddismo o altre sette o religioni possono distruggerci. Abbiamo perso le nostre radici perché il materialismo ha distrutto le nostre identità».
Sempre in quell'ottica, Savioni afferma: «Occorre terminare l'esistenza della NATO: questo perché non difende più i nostri confini, ma ha una funzione prettamente antirussa. È qualcosa di stupido. Ciò è naturale, ed è naturale che si debba cambiare visione per operare. L'Europa deve essere indipendente sia da Mosca sia da Washington, mentre noi oggi siamo la colonia di quest'ultima».

Riguardo all'indipendenza da Mosca, qualche dubbio pare nascere dal paragrafo successivo, nel quale il presidente dell'associazione leghista Lombardia-Russia scrive:

Un secolo fa, Spengler scrisse Il tramonto dell’Occidente, e penso che oggi l’Occidente sia morto. Questa è la notte: siamo nella notte della civiltà Occidentale, poiché ormai dipendiamo dalle idee e dai diktat delle grandi corporazioni, dal globalismo, dall’atlantismo. Questa Europa non è la vera Europa, ma noi abbiamo la possibilità di far rinascere le nostre tradizioni, la cristianità, i valori, la famiglia. Non il gender, non l’incredibile attacco alla famiglia che la società europea sta ora operando contro il proprio nucleo, poiché distruggendo la famiglia si distrugge la società. Dobbiamo quindi ricostituire i nostri valori tradizionali, e la vera Europa troverà nella Russia un grande alleato. La Russia è Europa come lo siamo noi, e noi ne siamo uniti: abbiamo grandi legami storici, commerciali e culturali con la Mosca, il suo popolo e le sue tradizioni. E quindi, insieme, vinceremo. Divisi, perderemo.

Difficile è non osservare come la bufala «gender» e la presunta «difesa della famiglia» che passerebbe dall'istituzionalizzazione dell'omofobia siano qui usati per proporre un'alleanza con la Russia contro gli Stati Uniti. Il tutto con tanto di riferimenti populisti all'integralismo islamico, probabilmente citato giusto per far leva sulla paura della gente.
È sotto gli occhi di tutti come la Russia stia promuovendo l'omofobia e l'integralismo cattolico allo scopo di alimentare paura e astio nei confronti degli Stati Uniti, descritti come un loro di perdizione in cui i "sodomiti" possono sposarsi e in cui la "libertà religiosa" è messa a rischio dalla laicità dello stato. Sono i presupposti per creare una nuova guerra fredda capace di rialzare la cortina di ferro, ed è proprio in quel clima che Savioni pare suggerire che il clima di di fobia a cui i vari Amato e Brandi tentano di condannare l'Italia possa servire a dirottare l'Italia verso Mosca in vista di una nuova guerra di potere.
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