ProVita attacca Trenitalia: «È un elogio all'omosessualità»



La propaganda omofoba dell'associazione ProVita assomiglia ad un film western degli anni cinquanta, quando gli americani pensavano di avere tutto il diritto di massacrare i pellerossa e di lamentarsi se questi avessero osato provare a difendersi da quell'aggressione. L'assunto era uno: gli americani sono i buoni e i pellerossa i cattivi. Poco importava se quest'ultimi venivano discriminati, perseguitato e massacrati nel nome del più assurdo pregiudizio.
Allo stesso modo l'associazione ProVita promuove l'odio omofobico, sostenendo che qualunque vessazione da parte loro sia legittima perché loro sono i buoni i i gay sono cattivi. Ed è solo in quest'ottica che si può spiegare come si possano scagliare contro i gay si sono lamentati degli sconti offerti da Italo a chi voleva protestare contro di loro, sostenendo contemporaneamente che Trenitalia vada punita per aver osato avere un atteggiamento inclusivo verso quelle minoranze che Brandi odia con tutto sé stesso. scrivono:

La propaganda Lgbt viaggia sempre più veloce, percorrendo la nostra Penisola da nord a sud su binari preferenziali. Ricordate quando la Gaystapo si scagliò contro Italo, in quanto la compagnia aveva deciso di applicare uno sconto del 30% alle famiglie che si recavano da tutta Italia a Roma per partecipare al Family Day? L’accusa era, udite udite, quella di voler agevolare la partecipazione delle famiglie alla manifestazione… Ecco, il sassolino punzecchiava ancora alla lobby Lgbt, che ha voluto quindi prendersi la rivincita… sempre sui binari! La propaganda pro-gay ha infatti viaggiato a 300km orari sui treni Frecciarossa e Frecciargento di Trenitalia per circa una settimana.
Sui vagoni dell’alta velocità le ferrovie di Stato, in collaborazione con la Onlus We World, dal 7 al 13 marzo hanno proiettato sui monitor di bordo uno spot contro la violenza di genere e distribuito oltre 40.000 brochure informative sullo stesso tema negli help center Trenitalia.

Per proprietà transitiva, chi non vuole che la violenza di genere sia contratta non può che auspicala. Di conseguenza pare più che legittimo poter affermare che ProVita voglia la violenza di genere. Tanto basterebbe a considerare molto grave questa posizione, soprattutto se si considera come questa gente scriva leggi imposte dalla Lega a ai cittadini del nord-est o come venga invitata in Senato e alla Camera a spiegare perché non vogliono che i gay possano avere pari dignità.

Ma Anastasia Filippi non manca poi si aggiungere:

Inoltre, sul mese di marzo della rivista di bordo –La Freccia- un articolo dal titolo “Modern Family: la società cambia, la famiglia pure: allargata, monogenitoriale o arcobaleno“ introduceva i passeggeri nel mondo delle ‘famiglie’ rainbow. La nuova famiglia italiana modello, per Trenitalia, è composta anche da due mamme o da due papà, con tanto di prole al seguito. Sì perché secondo Francesco Remotti, docente di Antropologia all’Università degli Studi di Torino, citato nello scritto, la famiglia “è un prodotto culturale: può assumere forme diverse in relazione alla società, ai suoi orientamenti, valori e concezioni. E possono essere differenti le funzioni che gli si attribuiscono: dalla cooperazione tra adulti, alla gratificazione sessuale, dalla procreazione all’allevamento dei figli.”
La propaganda LGBT, quindi, ha trovato un ulteriore canale di diffusione, con tanto di velocità garantita e prima classe assicurata.
Ma questa cosa va assolutamente taciuta e gli italiani sono costretti a trovare anche sul treno – oltre che in televisione, sui giornali, nella pubblicità, nei negozi di vestiti e sulle passerelle, nella politica… – l’elogio all’omosessualità e all’omogenitorialità. Nessuno può e deve permettersi di aprire bocca per dire il contrario: su questo, a differenza degli “sconti pro-family” di Italo, non c’è e non ci sarà il diritto di dissentire.

Innanzitutto è bene precisare che la partecipazione al Family Day significa essere contro le famiglie e non certo pro-family. Chiunque abbi aletto i messaggi degli striscioni sa bene come a nessuno fregasse nulla delle propria famiglia, quella gente era lì solo per dire che le famiglie altrui erano «sbagliate». Se questo significa essere pro-family, forse si capisce il perché della oscura propaganda di quelli che si fanno chiamare pro-vita pur inneggiando alla morte fisica o sociale delle minoranze...
L'evidenza è come questa gente stia cercando di rubarci le parole a fini propagandistici, troppo spesso confondendo la bellezza delle famiglie nelle loro diversità con l'odio stereotipato di stampo nazista.

Si noti anche come sostengano che chi ha un parere diverso dal loro sia un qualcuno che vuole imporre un qualcosa alla società. Peccato che loro stessi ammettano che l'intera società la pensi diversamente da loro, indicandoli chiaramente come una minoranza fortunatamente destinata ad estinguersi. Anche qui basta una semplice proprietà transitiva per capire chi davvero voglia imporre un qualcosa o chi si limiti a voler vivere in ace con gli altri senza sentirsi minacciati dalla semplice esistenza del prossimo.
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