ProVita certificherà l'omofobia dei candidati che sottoscriveranno gli impegni politici della loro agenda



Pare proprio che l'integralismo cattolico sia passato ad una fase successiva del loro progetto. Tutto l'odio raccolto dalla propaganda omofoba è stato ora tramutato in una merce di scambio volta a chiedere la sottomissione politica di personaggi che si cercherà di infiltrare all'interno delle istituzioni.
Il progetto è stato illustrato dalla solita associazione ProVita, pronta a promettere visibilità mediatica sulla base di una precisa adesione al loro progetto ideologico: chi sottoscriverà il loro “Patto per la famiglia naturale” potrà servirsi del bollino "Candidato per la famiglia” a garanzia della propria omofobia.
Ma se l'idea in sé appare una buffonata, l'associazione non ha mancato di ingolosire i politici nel presentarsi a nome di «quel numeroso popolo che si è manifestato al Family day». Si sostiene dunque che si tratti di tanti voti, si spiega come quelle gente sia considerata pronta a seguire alla lettera qualunque indicazione verrà data loro e si propone un modello di elettore che di certo piacerà sicuramente a tanti politici. Chi è stato disposto a scendere in piazza per manifestare contro un fantomatico «gender» è come una vera e propria manna per qualunque politico speri di cavarsela con quattro slogan e due bugie.

A voler guardare la situazione con distacco, difficile è non osservare come gli organizzatori del Family day appaiano i primi a non aver la benché minima stima nelle capacità decisionali dei partecipanti alla propria iniziativa. Adinolfi spera di poter ottenere voti con un partito che non ha alcun programma e che si fonda sulla più becera omofobia. Gandolfini promette che i partecipanti eseguiranno i suoi ordini e affosseranno un intero referendum solo perché è stato lui a dirgli di farlo. Brandi vende i loro voti quasi desse per scontato di essere dinnanzi a gente che si può tranquillamente convincere a fare tutto ciò che si vuole.
L'impressione è che per loro, quella gente ora non sia altro che una merce di scambio da sfruttare per trarne vantaggio a fini politici.

L'associazione ProVita precisa anche come la loro iniziativa a numero chiusi, rigorosamente indirizzata solo a quei candidati che possano avere reale peso politico: per ottenere il certificato di omofobia bisognerà essere candidati sindaci nei capoluoghi di Provincia o candidati sindaci e consiglieri comunali nei capoluoghi di Regione. Tutti gli altri non verranno presi in considerazione perché, forse, ritenuti troppo poco importanti ed utili alla propaganda.
Non che servisse, ma questa distinzione pare accrescere l'ipotesi che si sia dinnanzi ad un'iniziativa utile solo all'associazione e non certo di un qualcosa pensato a beneficio dei cittadini. Altrimenti non si capirebbe perché si siano stati esclusi tutti i piccoli comuni dato che anche i loro abitanti sono stati spaventati con le storielle sul fantomatico «pericolo gender» che sostenevano dovesse «omosessualizzare» tutti i loro figli. O i figli dei piccoli centri urbani contano meno degli altri, o più semplicemente i bambini erano un mero pretesto per cercare facili consensi indotti da un'isteria basata sul nulla.

A coronare il tutto è come l'iniziativa di ProVita verrà presentato all'interno del nostro Senato della Repubblica, ossia in quel luogo dove Toni Brandi e Alessandro Fiore (figlio del leader di Forza Nuova) paiono ormai entrare ed uscire a proprio piacimento con una frequenza forse superiore ad alcuni onorevoli. Anche questa volta il lasciapassare gli è stato offerto dal solito Lucio Malan di Forza Italia, ossia proprio da uno dei quei personaggi che paiono trarre profitto personale dalla crociata contro i diritti costituzionali di gay e lesbiche.
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