ProVita: «Noi come soldati in trincea per liberare l'Italia dal giogo del gender diktat»



È incessante e violenta la persecuzione di gay e lesbiche da parte di ProVita. Non passa giorno senza che l'associazione pubblichi una serie di articoli diffamanti volti ad insultare i gay ed ad alimentare l'odio contro di loro da parte dei bigotti. Il tutto senza mai dimenticarsi di cercare di danneggiare quanti più adolescenti possibile attraverso una lunga serie di articoli volti a sostenere che un genitore debba dire ad un figlio gay che è sbagliato, che non debba offrire supporto a un figlio transessuale o che possa prendere in considerazione l'ipotesi di "curarli" attraverso "terapie" che scientificamente sono inutili e dannose. Nel migliore dei casi le loro vittime si ritroveranno con la vita rovinata e con una maggiore propensione ad atti lesionistici, nel peggiore dei casi si suicideranno.

In questi clima d'odio, l'associazione torna a dire che i gay debbano essere visti come invasoti ee che loro si sentono come soldati che vogliono «liberare» l'italia dai gay (soprattutto da quelli che rivendicano un diritto alla vita che Brandi ha deciso di negare loro). L'affondo è contenuto in un articolo dal titolo "Gender a scuola e non solo: liberiamo Trento e Trieste?!". Scrivono:

Ai nostri bisnonni che hanno combattuto nelle trincee della Grande Guerra avevano detto che dovevano liberare Trento e Trieste dal giogo della dominazione straniera. Oggi bisognerà tornare in trincea per liberarle dal giogo del “gender diktat“.
Purtroppo, non è una dittatura che imperversa solo nelle Tre Venezie: sappiamo bene che la cultura della morte si infiltra e si espande a tutte le latitudini, in Italia, in Europa e in America.

I toni sono quelli che contraddistinguono l'ideologia di ProVita: si parla di guerre, trincee, liberazione e dittature. Si tratta di termini sicuramente fuori luogo, soprattutto se si considera come siano proprio loro a voler imporre una dittatura basata su distinguo nazisti.
Ma dopo questa assurda introduzione, l'articoo rivela come il tema sia la solita bufala (di cui ci siamo già occupati qui) volta a sostenere che le scuole trentine vogliano imporre percorsi di contrasto al bullismo omofobico. Ovviamente la loro ricostruzione è alquanto fantasiosa nell'asserire che:

Una serie di Comuni e aziende provinciali della zona patrocinano a Trento spettacoli teatrali come quelli della serie “Altre tendenze“, che, insieme a altri spettacoli politicamente molto corretti, “inclusivi” e anche un pochino blasfemi, quel tanto che basta e che fa tendenza, sono a volte preceduti da conferenze –sermoni- prediche e dibattiti condotti da Vladimiro Luxuria.
Nei licei di Trieste, invece, vige l’obbligo per gli studenti di partecipare ai corsi tenuti dall’Arcigay. I genitori si vedono respingere le loro richieste di esonero.

Ma la follia non si ferma qui, dato che l'associazione si lancia anche nel sostenere che l'omofobia sia solo «presunta» o nell'asserire che nelle scuole «sono stati introdotti una serie di concetti riconducibili agli studi di gender». Ed ancora, si sostiene che esistano problemi sicuramente più importanti della tutela dei ragazzi che sono vittima della loro persecuzione, asserendo che:

La Regione FVG, come al solito, si preoccupa di contrastare solo il bullismo omofobico quasi che le altre forme di bullismo –che sono certamente di gran lunga più diffuse e pericolose– siano da considerarsi meno preoccupanti. Né –evidentemente– la Regione ritiene che il corpo docente sia in grado di insegnare il rispetto incondizionato di tutte le persone umane.

Si passa poi a citare come fonti una lettera «pubblicata dalla Nuova Bussola Quotidiana e da Vita Nova di Trieste» senza specificare come a scrivere i due articoli sia stata sempre la stessa persona e come le asserzioni rilanciate siano basate sulla libera interpretazione e non sui fatti. Ma questo è il gioco di specchi della propaganda, in cui l'opinione di un manipolo di persone viene spacciata per una verrà condivisa dopo averla propinata da più fonti (tanto il lettore non saprà che dietro c'è sempre la stessa regia).

Ormai inarrestabili nella mistificazione dei fatti, dicono pure che l'omofobia non esiste perché nei corsi non si cono testimonianza di studenti che si lamentano dei compagni in pubblico:

Infine, non si è capito come mai, a fronte di una popolazione di circa 4000 studenti di scuola superiore di secondo grado nella sola città di Trieste (stima grossolana per difetto), i responsabili del progetto non siano riusciti a fornire una singola testimonianza di bullismo omofobico. Infatti, di 4 testimonianze di giovani volontari delle suddette associazioni, la prima è stata di un ragazzo già diplomato da molti anni; le altre tre, di giovani omosessuali che hanno testimoniato, evviva!, di non avere mai subito alcun episodio di bullismo.

Sarà, ma stando ai numerosi studi sul bullismo omofobico, il trentino non appare certo quel paradiso gay-friendly che ProVita vorrebbe spacciate una verità rivelata.
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