ProVita vuole un'Italia che si ispiri all'Ungheria naonazista di Orban



L'Europa intera è preoccupata per la deriva neonazista assunta dall'Ungheria, eppure l'associazione ProVita non pare ad indicarla come una terra a cui aspirare.
Ovviamente non ci si poteva aspettare un atteggiamento molto diverso dato il tenore dei discorsi pronunciati a nome di ProVita dal figlio del leader di Forza Nuova dinnanzi a Camere e Senato, ma da qui a pubblicare una serie di articoli di lode al neonazismo di Orban ne passa. Ancor più se si è dinnanzi ad una realtà che pare avere l'unico scopo di fare pressioni politiche per introdurre distinguo fascisti nel diritto di famiglia, con tanto di ripetuti interventi nella aule parlamentari e collaborazioni nella scrittura di mozioni omofobi imposte alla totalità della cittadinanza. Il tutto con il fine ultimo di provvedere alla sanificazione dell'euroscetticismo, alla beatificazione di San Putin e alla distruzione della società civile a vantaggio dell'agenda estera della Russia.
Ovviamente gli schemi della propaganda di ProVita non prevedono la chiara enunciazione dei risvolti politici della loro azione, ma si preferisce invocare una fantomatica «difesa» della famiglia. Non è chiaro in che modo si opererebbe tale «difesa» dato che non si aggiungerebbe nulla e ci si limiterebbe semplicemente a togliere ad altri, ma forse anche qui si stia è semplicemente dinnanzi ad una revisioni degli slogan fascisti con cui l'oppressione delle minoranze veniva compita con la scusa di voler «difendere la razza».

Ed è così che scrivono:

L’Ungheria lotta per la difesa della famiglia naturale La famiglia è solo e soltanto una: quella fondata sul matrimonio di un uomo con una donna. Ne consegue che pure il matrimonio può essere solo ed esclusivamente quello eterosessuale. A ribadire tale verità basilare è l’Ungheria, uno dei pochi Stati europei i cui governanti non hanno ancora perso il lume della ragione.

Si noti come la loro modalità di scrittura si basi sulla presunzione che siano loro a detenere la verità assoluta: ciò che asseriscono viene sempre propinato come un dato di fatto e chiunque non la pensi come loro viene sempre insultato e accusato di essere un emerito deficiente... così, forse bella speranza che il lettore sprovveduto si uniformi alla loro ideologia solo per tirarsi fuori da quella definizione. Ed è da quelle premesse che si passa a sostenere che l'odio, l'oppressione e lo sterminio di intere popolazioni sia assolutamente auspicabile se parte del loro pensiero unico. Insomma, né più né meno di quello che sostiene anche l'Isis.

Ma dato che i gay e l'Europa sono cattivi (altrimenti come si potrebbe suggerire una sottomissione alla Russia, così come auspicato anche dalle associazioni nazionaliste russe in cui il presidente di ProVita è parte del direttivo), ecco che si passa al vittimismo di chi si dice discriminato perché non può discriminare:

Non è un caso infatti che, insieme a quelle polacche, le autorità politiche ungheresi stanno subendo pesanti attacchi da parte dell’Unione europea e dei vari organismi internazionali 

Poi, immediata, è la lode al governo di Orban:

In un comunicato diramato lo scorso 30 marzo, l’Ungheria ha ribadito qual è la sua posizione in materia di matrimonio, famiglia e lotta alla discriminazione. Il governo di Orban si conferma così ancora una volta libero dai condizionamenti delle lobby LGBT, verso cui le istituzioni comunitarie invece si tolgono il cappello.
Il 7 marzo, di fronte al tentativo, da parte del Consiglio “Occupazione, politica sociale, salute e consumatori” (EPSCO), presieduto dai Paesi Bassi, di considerare discriminatorio verso le persone omosessuali il divieto del cosiddetto “matrimonio” gay, Budapest si è opposta, bocciando le proposte presentate.

Insomma, la tesi è sempre quella: chiunque discrimini o sia responsabile di violenze verso gay e lesbiche è beatificato dall'associazione integralista, così come ci si premura sempre di disprezzare l'uso del termine matrimonio se non utilizzato per indicare un'unione che loro vorrebbero veder riservata per diritto di nascita ai soli eterosessuali. Se poi si tratta anche di una terra animata da uno spirito nazista in cui i migranti vengono deportati e maltrattati,  ecco che quella diviene una terra promessa. Curioso è come il Paradiso ipotizzati da Brandi assomigli così tanto all'Inferno.

Si passa poi a sostenere che non c'è nulla di discriminatorio nrl discriminare e che «non può essere considerata discriminatoria una legislazione che considera matrimonio e famiglia solo quelli tra uomo e donna: questo infatti attiene alla tradizione dei popoli. Il “matrimonio” omosessuale pertanto non può essere imposto da nessuna autorità sovrastatale, restando materia di competenza dei singoli Paesi».
Naturalmente a emettere queste sentenze è quella stessa gente che sventola il diritto di libertà religiosa come un lasciapassare a qualunque violenza, in quell'ottica in cui il loro diritto deve poter opprimere l'altro mentre il diritto altrui non sarebbe altro che un capriccio calpestabile sulla base della "tradizione". Secondo tale teoria, allora anche la tradizione che vietava il voto alle donne o la tradizione che legittimava la schiavitù non sarebbero dovute essere messe in discussione.

Immancabile è il sostenere anche che la discriminazione possa portare vantaggi personali. Già in altri casi Brandi ha spiegato come l'assenza di tutele legali possa permettere agli etero di appropriarsi indebitamente delle eredità lasciate dai gay ai propri compagni. In questo caso si afferma:

Da parte ungherese si è fatto notare che non vi può essere vera lotta alle discriminazioni e vera uguaglianza tra uomo e donna se non si supportano le famiglie. Ma per far ciò è necessario precisare cosa è famiglia e cosa non lo è. Perché se tutto diventa famiglia, se ogni affetto privato deve avere rilevanza pubblica (il che è un’aberrazione giuridica), niente più sarà famiglia. E a rimetterci saranno proprio i nuclei con papà, mamma e figli (magari numerosi).

Se si vogliono contrastare i diritti, sono le regole del populismo ad imporre un messaggio volto a far credere che gli altri ci toglieranno qualcosa. Poi si giunge l'aupiscio che l'Italia possa ben presto diventare come l'Ungheria neonazista di Orban, con l'intero discorso che si conclude con un: «Ci piacerebbe una simile determinazione e chiarezza d’intenti anche nel governo italiano».
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