Se pure Avvenire si mette a promuove il "bollino" omofobo di ProVita...



L'associazione integralista ProVita pare costantemente impegnata a promuovere una una cultura della morte e della discriminazione basata sull'assunto che l'eterosessualità sia fonte di maggiori privilegi giuridici ed economici, in una visione in cui i gay debbono necessariamente essere discriminati e relegati a produrre reddito che possa finanziare i loro privilegi. Il tutto, possibilmente, in un'ottica che veda l'imposizione forzata di una "legge biblica" che possa portare in Italia il modello politico della Russia di Putin.
Oggettivante si tratta di un'associazione piccola, motivo per cui verrebbe da domandarsi perché mai sia importante occuparsene. La risposta pare giungerci proprio dalle potenti lobby che appoggiano queste crociate di morte. Tra questi anche Avvenire, pronto a promuovere l'agenda politica di Toni Brandi attraverso le proprie pagine.
Ed è così che al lettore sprovveduto che dovesse affidarsi alla lettura del quotidiano dei vescovi, l'associazione ProVita viene spacciata come una realtà «impegnata in difesa del diritto alla vita e della famiglia». Si omette di notare come in quella fantomatica «difesa» non rientrino certo gli adolescenti gay, vittime di una propaganda volta ad impedire loro qualunque accettazione sociale. Ed anche la patetica iniziativa volta ad indicare i politici omofobi che ogni buon integralista dovrebbe votare se vuole essere certo che il pregiudizio venga tutelato in sede istituzionale, scrivono:

Il Patto contiene precisi impegni politici da assumere a livello locale per difendere e promuovere la vita e la famiglia in base al diritto naturale, nei limiti, naturalmente, dei poteri e delle facoltà assegnati alle diverse funzioni. Si va dall’assistenza sociale e previdenza alle misure fiscali e tariffarie, dalla tutela della vita nascente (mettendo in campo, o sostenendo, iniziative concrete di prevenzione dell’aborto) al diritto di educazione dei propri figli. Un ambito, quest’ultimo, che vede entrare in gioco pericolosamente le ideologie gender nelle scuole, altro campo per fronteggiare il quale i candidati "bollinati" dovranno fare preventivamente una precisa scelta di campo.

L'unico accenno alla componente omofoba dell'iniziativa è presente solo nel trafiletto in cui si auspica che i diritti delle famiglie omogenitoriali e delle famiglie formate dallo stesso sesso possano essere revocati per via referendaria. Un'ipotesi peraltro improbabile, dato che il riconoscimento di queste famiglie è previsto dalla Costituzione e non viene certo deciso dalla volontà discriminatorie dei vescovi:

Un ulteriore impegno viene chiesto affinché non venga favorita l’affermazione dell’idea di "famiglia omogenitoriale". Su questo, naturalmente, il quadro in corso d’opera potrebbe essere modificato dall’entrata in vigore della legge sulle unioni civili. Ma un impegno in questa direzione potrà comportare ad esempio il sostegno a iniziative referendarie volte all’abrogazione del testo già approvato dal Senato e ora in discussione alla Camera.

E nonostante la politica abbia dimostrato di essere molto più retrograda del resto del Paese, la verità rivelata dai vescovi è il sostenere che in politica siano tutti progressisti che la maggioranza della popolazione la pensi come Angelino Alfano e Toni Brandi:

Alla conferenza stampa ha preso parte anche il senatore Lucio Malan, di Forza Italia, che ha chiarito come l’invito sia trasversale, «rivolto a tutti, nella convinzione che, come dimostrano tutti i rilevamenti sulle adozioni gay, esiste una sensibilità diffusa molto diversa da quella che sembra prevalere nel ceto politico».

Per il bene della società e per rispetto alla verità, ecco perché diviene importante far sapere quali siano le teorie e le minacce alla dignità delle minoranze rappresentate da quella realtà. Il timore è che la semplificazione dei vescovi possa portare alcune persone ad affidarsi al loro giudizio, magari ritrovandosi poi con le mani grondanti di sangue per gli effetti del proprio voto.
Se la libertà di pensiero permette a chiunque di poter affidare il proprio voto a chi desidera, altrettanto doveroso sarebbe fornire tutte le informazioni necessarie a spiegare quali siano le reali rivendicazioni di un movimento, possibilmente andando oltre a quegli slogan vuoti in cui si dei che si voglia «difendere la vita». Quale vita? E a danno di chi? In fondo anche i nazisti dicevano di voler «difendere» la razza mentre bruciavano ebrei e gay nei forni...

Ironia della sorte, sulla pagina dell'articolo, Avvenire piazza anche una pubblicità colta a raccogliere soldi per i «cristiani perseguitati in Siria». Interessante è notare come paiano esistere due pesi e due misure anche nel contrasto alla discriminazione: si loda chi vuole vivere la propria fede in una terra a maggioranza mussulmana, ma poi si chiede di far sì che ad un gay non sia permesso di vivere tranquillamente e con dignità in una terra posta sotto il controllo dei cristiani.
Se poi si considera come il marketing della chiesa si spinga a promettere il paradiso in cambio di 30 euro devoluti alla curia (e non certo ai bambini che vengono raffigurati in ogni singola pagina), c'è da farsi venire il dubbio che i movimenti gay sbaglino a parlare di diritti civili e di dignità umana al posto di promettere profitti personali come fanno i loro detrattori.
1 commento