Secondo La NuovaBQ, è la Chiesa ad autorizzare la discriminazione dei gay sul posto di lavoro



Il clima persecutorio e diffamatoria appare evidente. Ogni qualvolta si registra una qualche evento positivo a sostegno dei diritti lgbt, l'integralismo cattolico cerca di insultare e sminuire ogni cosa. Ed è così che se in una sinagoga di Buenos Aires si sposano due donne, sulla Nuova Bussola Quotidiana il solito Tommaso Scandroglio non perde tempo per insulare tutto e tutti.
Dinnanzi a simili gesti verrebbe voglia di ignorare simili rigurgiti, ma caso vuole che l'integralismo cattolico non perda mai occasione per lanciarsi in asserzioni gravissime che non possono non essere denunciati.

Volendo fare una rapida panoramica, l'articolo parte con la solita formulazione: termini come "matrimonio" o "spose" vengono rigorosamente scritti fra virgolette in segno di disprezzo, si afferma che le due donne «sono convolate ad ingiuste “nozze”» e non mancano citazioni di tre parole che vengono concluse da Scandroglio sulla base degli slogan tipici dell'integralismo. È il caso del passaggio in cui scrive:

[La Rabbina] ha aggiunto che «se Dio vuole» il loro sogno troverà compimento in un figlio avuto tramite eterologa. E già, “se Dio vuole”.

Ovviamente il riferimento all'eterologa non risulta presente negli articoli argentini che riportano le dichiarazioni della rabbina, motivo per cui c'è da pensare l'abbiano inventato e scritto loro. Buffo anche come pretendano di voler decidere che cosa voglia Dio. Si passa poi ad insultare tutti i gruppi cristiani che non discriminano e che non impongono l'odio verso il prossimo come un dogma:

Non è la prima volta al mondo che il “matrimonio” gay si ammanta di paramenti liturgici. Casi analoghi di “matrimoni” omosex con benedizione presbiterale li registriamo anche nella chiesa protestante danese e svedese e in alcune congregazioni della chiesa anglicana. Il Sinodo della Chiesa luterana norvegese, riunitosi di recente a Trondheim, ha deciso di realizzare una nuova forma liturgica per le “nozze” gay che prenderà il via il prossimo anno. I pastori dissenzienti che non se la sentiranno di sparare contro il matrimonio potranno avvalersi dell’obiezione di coscienza. La decisione è avvenuta per alzata di mano: 88 voti a favore su 115 degli aventi diritto. Quando la verità viene messa ai voti. Insomma nelle confessioni cristiane i sinodi religiosi attualmente danno a tutti non pochi grattacapi sui temi legati alla famiglia.

Insomma, pure i cristiani sono indicati come dei perfetti deficienti se osano interpretare il messaggio di Dio come un messaggio d'amore e non come una giustificazione all'odio. Ma è sempre percorrendo quella strada che si giunge alla più grave delle affermazioni:

L’armamentario linguistico-concettuale è già pronto: non discriminare, accogliere il diverso, non emarginare, applicare il principio di uguaglianza, superare le barriere ideologiche e gli stereotipi. Lo Stato quindi in futuro potrebbe imporre ai sacerdoti di celebrare queste funzioni, così come già in molte nazioni – ad esempio negli States – sono vietate discriminazioni sul luogo di lavoro a danno delle persone omosessuali, sebbene la Congregazione per la Dottrina della Fede abbia scritto nero su bianco che non è ingiusta discriminazione impedire a una persona omosessuale di accedere ad alcuni impieghi, come ad esempio quelli in cui si ha a che fare con i bambini. In modo analogo la cronaca ci racconta di pasticceri che sono finiti a processo perché, a motivo delle loro convinzioni religiose, si sono rifiutati di preparare una torta nuziale per una coppia gay, di proprietari di case o albergatori che sono stati colpiti da uguale sorte per non aver affittato una stanza o una camera d’hotel a due lui.

Esatto, pur di difendere le leggi anti-gay volute dai repubblicani statunitensi, si afferma che non sarebbe discriminazione discriminare i gay sul posto di lavoro (e si spera che il riferimento ai bambini non sia una velata allusione alla propaganda integralista che cerca di accomunare omosessualità e pedofilia sulla base di un becero pregiudizio).
Sinceramente non è chiaro dove Scandroglio abbia trovato quell'affermazione. I documenti emessi dalla Congregazione per la Dottrina della Fede contro i gay sono due. C'è quello del 1986, scritto dall'allora prefetto Joseph Card. Ratzinger, nel quale si analizza il tema partendo dall'assunto che l'omosessualità sia da ritenersi «un problema». In quelle pagine ci sono tantissimi insulti: si dice che l'omosessualità è un «disordine morale», si afferma che solo in rarissimi casi si può presumere non sia «una scelta» volontaria e ci si lamenta se qualcuno osa dire che i gay dovrebbero godere del medesimo rispetto riservate alle persone eterosessuali. Giusto per la conca, qualunque dissenso a quel pensiero unico da parte del clero viene archiviato con un «la Chiesa non può non preoccuparsi di tutto questo e pertanto mantiene ferma la sua chiara posizione al riguardo». Per la serie: non me ne frega nulla delle tue argomentazioni, io non cambio idea perché mi costerebbe fatica occuparmi seriamente del tema.
L'altro documento è stato emesso il 3 giugno 2003, sempre dal prefetto Joseph Card. Ratzinger, per dare indicazione ai «politici cattolici» su come dovessero definire il matrimonio civile. Anche in questo caso gli insulti non mancano, ma l'unica discriminazione a cui si fa riferimento è quella in cui il futuro papa asseriva che non ci fosse nulla di male nel negare pari dignità ai gay in matteria matrimoniale. Il tutto in virtà du come lui ritenesse che le unioni fra persone dello stesso contrastassero con una presunta «legge morale naturale»
Nonostante tutti i documenti vaticani che riguardano l'omosessualità siano stati emessi da un'unica persona, divenuta peraltro nota proprio per le sue posizioni omofobe e violente contro i gay e particolarmente permissive verso i preti che si macchiavano del crimine di pedofilia, pare non esserci tracci di una legittimazione alla discriminazione sul posto di lavoro.
Comunque sia, indipendentemente dal fatto che quella frase sia davvero scritta da qualche parte, Scandroglio farebbe bene a non cercare di far passare il messaggio che l'opinione dei preti valga più della legge vigente: anche in Italia la discriminazione sul posto di lavoro è punita per legge e non basta certo andare davanti al giudice a dirgli che la si è operata nel nome di Ratzinger. Il Vaticano è uno stato straniero che può dire quello che vuole, ma l'Italia resta uno stato sovrano dotato di leggi che tutti devono rispettare.

La conclusione dell'articolo è poi una vera e propria perla. Scandroglio afferma:

Di conseguenza il parroco che dicesse a una coppia di fidanzatini omosex che il loro matrimonio non s’ha da fare, in futuro potrebbe passare guai seri con la giustizia. Perché la libertà di religione agli occhi di alcuni politici puzza molto di “omofobia”.

Si può anche leggere e rileggere l'articolo decine di vole, ma appare inspiegabile cosa diavolo c'entri la politica a fronte di decisioni prese in piena dipendenza da altri gruppi cristiani. Si tira in ballo la giustizia a fronte di ipotetiche leggi che sostiene potranno essere scritte, lamentando poi come i preti dovranno rispettarle anziché sentirsi liberi di violarle come meglio reputano. Il tutto in quella chiave in l'uomo non ha alcuna libertà, ma è qualcun altro a dover decidere come debba vivere e quale rapporto debba avere con Dio.
Se questa gente non fosse interessata solo ad un uso politico della religione e se davvero credesse in Dio, a quel punto sarebbe la loro stessa fede religiosa ad obbligarli a riconoscere il libero arbitrio voluto da Dio e a lasciare che tutti possano assumersi le proprie responsabilità in modo da rispondere delle proprie azioni . Negare quel diritto è negare Dio e tutti i dogmi del cristianesimo. Se lo vogliono fare, lo facciano pure... ma almeno non vengano a raccontarci che lo fanno per un sentimento religioso e non per un tornaconto politico!
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