Secondo ProVita è un diritto fondamentale il poter gridare «ricchioni» a due ragazzi che si baciano



In occasione dell'uscita italiana del fine "Stonewall", la produzione del film ha realizzato un interessante video in cui si è registrata la reazione di alcuni milanesi alla vista di una coppia gay che si baciava.
Si sono registrare risate sguaiate, battute sarcastiche, espressioni di disgusto ed addirittura di rabbia. I due ragazzi sono stati etichettati con termini come «froci» o «ricchioni». C'è chi dice «quando è troppo è troppo, è una cosa schifosa». Chi aggiunge: «io devo andare in giro e trovarmi di fronte a due stronzi che si baciano?».
Se c'è da vergognarsi dinnanzi a tutto ciò, l'associazione ProVita sostiene che sia quello il modo giusto per trattare i froci e i ricchioni a loro non graditi. Forti del loro status si onlus e del 5 per mille che riceveranno dallo stato per alimentare odio contro le minoranze, è il solito Elia Buizza a firmare un articolo di legittimazione della violenza omofobica. E il buongusto dell'articolo già appare evidente già dall'immagine di apritura in cui del cibo viene posizionato a rappresentare un pene e una vagina.

In modalità rigorosamente autoreferenziale e con la modalità classica di chi sta enunciando una verità rivelata, Buizza scrive:

Come abbiamo avuto modo di sperimentare in questi anni, la lobby LGBT è una macchina economicamente potente, in grado di far propaganda in ogni ambito della vita pubblica.
Lo abbiamo imparato subendo le nuove pubblicità di grossi marchi (Tempo, Findus, Coca Cola, etc…), assistendo alla nascita di fiere ed eventi esclusivamente dedicati alla fetta di consumatori dai colori arcobaleno, vedendo proposti in Parlamento disegni di legge volti al riconoscimento di nuovi tipi di ‘famiglia’ (il ddl Cirinnà sta avanzando, nel silenzio dei più) e patendo i “richiami” di alcuni organi europei su questi temi.

Se sinceramente ProVita dovrebbe porsi qualche domanda nel notare che sono gli unici a sostenere certe idiozie mentre il resto del mondo va in direzione opposta, la loro propaganda prosegue incurante del buonsenso nell'affermare:

Anche il cinema, come abbiamo più volte sottolineato, è rimasto imbrigliato nella rete propagandistica LGBT di cui si parla, proponendo film che non sembrano avere altro obiettivo se non quello di convincere lo spettatore che essere uomo o donna è una scelta, oppure che il primo e il più urgente tra tutti i problemi socio culturali è la lotta all’omofobia.

Ovviamente nessuno dice che una persona possa decidere di essere donna. A dirlo sono solo quelli di ProVita in quella modalità che li porta a mettere nella bocca altrui parole mai pronunciate, con l'aggravante di compiere tale gesto con l'unico intendo di attaccarle. Essere transessuale non è una scelta e c'è da chiedersi perché mai quelli di ProVita insistano con tanta ferocia e tanta ignoranza a sostenere il contrario. Sarebbe anche ora che la smettessero di mettere quelle fesserie nella bocca altrui dato che si tratta di un batto violento e lesivo della dignità altrui. È troppo facile cercare di aver ragione dopo aver mentito sull'opinione altrui e la libertà di parola non vuol dire poter asserire il falso riguardo a ciò che viene detto dagli altri, quella casomai è mera diffamazione!

L'articolo prosegue in tutta la sua ideologia nell'asserire:

A conferma di quanto detto, è stata programmata per il 5 maggio l’uscita in Italia del nuovo film “Stonewall” (un remake del vecchio “Stonewall” del 1995), una pellicola per raccontare della rivolta omosessuale di New York del 1969. Si dice che in quegli anni la comunità gay vivesse in uno stato di emarginazione sociale, subendo attacchi e soprusi da parte della polizia che, accusandoli di ‘indecenza’, era solita irrompere in bar e locali gay arrestando i presenti.
La riproposizione, ai giorni nostri, degli episodi di Stonewall – che hanno visto la comunità LGBT contrapporsi in modo violento alla polizia, appellandosi all’orgoglio legato al proprio orientamento sessuale – lascia trasparire un invito a risollevarsi, a prendere esempio dai coraggiosi gay e transessuali americani del secolo scorso per annientare in modo definitivo quei residui di omofobia inaccettabili nel terzo millennio.
Una pellicola, per niente obiettiva nell’esposizione dei fatti dell’epoca.

Ecco, ora siamo dinnanzi alla negazione stessa di quello che è stato Stonewall. Sarebbe interessante anche capire in che modo l'associazione sostenga che quella non sia una pellicola obiettiva. Ci sono state critiche per il fatto che siano stati scelti attori bianchi ad interpretare persone nere, ma sinceramente quel «si dice che» lascerebbe pensare che si stia mettendo il dubbio la persecuzione a cui gay e lesbiche erano soggette.

In un'interpretazione assolutamente fuori qualunque visione logica della realtà, Buizza aggiunge che l'Italia non sarebbe uno stato omofobo (e cita il settimanale omofobo Tempi per sostenerlo) così come sostiene che l'assenza di omofobia sarebbe dimostrata dalla presenza di personaggi famosi che si dichiararano gay. Tolti gli stranieri, dovremmo quindi credere che Tiziano ferro sia davvero l'unico cantante gay italiano e dovremmo far finta di non notare come l'associazione ProVita abbia cercato di lanciare boicottaggi anche verso chiunque abbia osato mostrare nastri arcobaleno. Siamo dinnanzi ad una propaganda talmente becera che si smentiscono da soli. Eppure scrivono:

Il contesto storico e sociale attuale, poi, che è tutto fuorché omofobo. Soprattutto nel nostro Paese, nei primi posti tra quelli più tolleranti al mondo su questi temi, con un disegno di legge già approvato al Senato che equiparerebbe la famiglia naturale alla coppia di persone dello stesso sesso (con l’eventuale figlio acquistato), che ha tra politici, presidenti di Regione, artisti , cantanti e intellettuali di successo attivisti LGBT o persone dichiaratamente omosessuali, la propaganda gay sembra proprio superflua.

Riguardo al filmato realizzato dalla produzione di "Stonewall", dicono

Sulla pagina Facebook ufficiale del film c’è un video che dovrebbe dimostrare “quanta strada ancora dobbiamo fare” (questo ciò che viene detto nel cortometraggio). Sono stati filmati un uomo ed una donna (travestita da uomo) che si baciano pubblicamente, suscitando la reazione dei passanti, che talvolta si concedono commenti sull’opportunità di un simile gesto. Sorvolando sul fatto che, dal momento in cui l’obiettivo è uno spot contro l’omofobia, non sono stati presi in considerazione tutti i passanti ma solo quelli che hanno detto ciò che i promotori del film volevano sentirsi dire, non si può dimenticare che, in un Paese libero (proprio come lo vogliono gli attivisti di “Stonewall”), una persona ha tutto il diritto di esprimere il proprio dissenso circa l’opportunità di baciarsi appassionatamente in pubblico, sia per persone dello stesso sesso che di sesso opposto.

Il finale è tragicomico, dettato da un'ideologia che pare un'ode alla legittimizzazione dell'omofobia e della violenza omofobica:

Di fronte alla continua campagna propagandistica di cui siamo vittime, possiamo almeno vederci riconosciuto il diritto di esprimere, in modo cortese e civile, tutto il nostro dissenso di fronte a questa imposizione di nuovi modelli ‘familiari’ e tutto il nostro apprezzamento verso l’unica, vera, naturale famiglia? Nel Paese dei diritti, mi sembrerebbe il minimo.

Ecco, cinque, che un'associazione pronta a sostenere che la discriminazione e gli insulti siano un diritto è quella stessa associazione a cui Lucio Malan ha più volte aperto le porte del nostro Senato e che la Lega Nord ha incaricato di scrivere mozioni omofobe imposte ai cittadini delle regioni governare dal Carroccilo. E questo senza entrare nel dettaglio di dove Buizza può mettersela quella che lui considera «l’unica, vera, naturale famiglia».
La certezza è che la Costituzione prevede che la Repubblica riconosca la famiglia e non certo che la definisca o che possa decidere quale debba essere. Le famiglie gay sono famiglie che meritano ogni rispetto e, grazie a Dio, l'opinione personale e discriminatoria di Buizza non può e non deve avere alcun effetto su quello che la Repubblica il il compito di fare. Altrimenti anche noi potremmo chiedere che la sua famiglia non sia riconosciuta e che lo si reputa ingegno di avere un ruolo sociale (e dato gli articoli che firma, non sarebbe neppure così difficile da dimostrare).

Clicca qui per guardare il video e quelle reazioni che ProVita difende a spada tratta.
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