Unioni civili. Un flop l'appello di ProVita a sostegno di una "obiezione di coscienza" dei sidaci



È sempre più evidente come l'associazione ProVita sia una realtà che si batte contro contro le famiglie e contro i diritti bambini (al punto da suggerire pratiche che possano assicurare il maggior numero di suicidi fra gli adolescenti se nati con orientamento diverso da quello che Toni Brandi vorrebbe). La loro unica ragione di vita pare sia la legittimazione della discriminazione, resa possibile dagli sgravi fiscali che lo stato le garantisce in qualità di onlus e dall'appoggio incondizionato da pate dei gruppi neofascisti (a partire da Forza Nuova, ossia dal patito guidato dal padre del caporedattore di ProVita. Quando si dice il caso!).
In quest'ottica, uno dei tormentoni proposti da Toni Brandi è la richiesta dell'obiezione di coscienza alla celebrazione delle unioni civili fra persone dello stesso sesso. Si tratta di una richiesta assurda, motivata solo dalla volontà di creare stigma sociale. Inutile a dirsi, il sostenere che la legge possa essere ignorata se si vuole danneggiare qualcuno è un qualcosa che dovrebbe permettere ai sindaci leghisti di non celebrare matrimoni fra persone di colore o che dovrebbe garantire la possibilità di negare il diritto di voto ad una Sentinella in piedi perché ritenuta incapace di intendere e di volere. Nel mondo Brandi chiunque potrebbe discriminare chiunque altro in quell'ottica in cui l'odio deve vincere sul diritto.

L'associazione ha così preso carta e penna e ha inviato lettere a tutti comuni d'Italia. Stando alle dichiarazioni rilasciate nella conferenza stampa organizzata alla Camera da Forza Italia per dare nuovamente la parola ai soliti integralisti di ProVita e al solito Gandolfini, è emerso come l'iniziativa sia stata un flop. L'associazione dice di aver ricevuto solo 100 lettere di risposta, ossia un numero veramente ridicolo dinnanzi alle migliaia di comuni presenti nel nostro Paese.
Naturalmente l'associazione ha mantenuto il suo atteggiamento propagandistico e ha sventolato quei dati (perlato auto-referenziati e non verificabili) come un successo. Anzi, dicono che l'imposizione di una discriminazione istituzionalizzata simile a quelle vigenti in epoca nazista sia «una questione di civiltà» perché «sono le unioni gay ad essere incivili». Fiore si azzarda pure a sostenere che «la maggior parte degli italiani, di certo non per caso, è per il matrimonio vero secondo natura e secondo quanto affermato dalla nostra Costituzione». Sarà, ma sono i loro stessi dati a mostrare come loro siano solo una minoranza risibile ed è la Corte Costituzionale ad aver chiarito come la Costituzione non preveda alcun divieto al matrimonio egualitario (asserire l'opposto è un voler ripetere una bugia nella speranza di farla percepire come una verità).
Non sono mancate poi affermazioni tragicomiche, come il solito paragone di Gandolfini fra i sentimenti di due gay e quelli che un etero potrebbe avere per un cane (ennesima dimostrazione della completa mancanza di civiltà e di rispetto da parte di questi personaggi violenti e offensivi) o il sostenere che lo stato laico debba imporre con la forze una legge biblica decisa dalla minoranza integralista perché «la religione cattolica che è ancora la religione della maggioranza degli Italiani». Ed anche qui ci sarebbe da ridire dato che i recenti sondaggi mostrano come il numero di cattolici sia sceso al 50%. Se poi si considera come come il numero di sindaci che hanno aderito al loro appello sia molto al di sotto di quella percentuale, tanto basta a mostrare che l'80% dei cattolici non la pensi come loro. A meno che un 5-10% della popolazione non conti più del restante 90, di che maggioranza stanno parlando?

A spiegarcelo è la stessa ProVita, pronta a scrivere nero su bianco che neppure loro credono alle stupidaggini che dicono ma l'obiettivo è solo uno: «auspica che l’emendamento venga inserito nel testo perché ciò vorrebbe dire far ritornare il ddl al Senato». Insomma, ritardare i diritti altrui è l'unica cosa che gli interessa, ben capendo ce potranno ottenere visibilità e soldi solo siano quando garantiranno che una parte della popolazione sia esclusa dai diritti costituzionali sulla base della convenienza politica delle lobby che finanziano l'omofobia.
E dato che di propaganda si parla, il gioco di specchi con cui l'integralismo cattolico cerca di rendere credibili le menzogne si è immediatamente attivato ed anche Cascioli non ha perso tempo per pubblicare un imbarazzante articolo su La Nuova Bussola Quotidiana in cui si parla di quella irrisoria minoranza di sindaci titolando «Sindaci all'attacco: obiezione di coscienza alle unioni gay». In realtà chi si sta muovendo in quella direzione è ProVita, ma ovviamente si cerca di legittimare quella visione fascista della famiglia ariana nell'attribuire l'ideologia di Brandi ai sindaci. Il tutto in quell'ottica in cui più fonti collegate scrivono la stessa bugia per poi citarsi a vicenda nel tentativo di far credere che più realtà sostengano che quella sia una verità rivelata.
1 commento