Adinolfi e Amato arruolano Di Tolve, il sedicente «ex-gay» che per sei anni tentò consapevolmente di contagiare i gay con l'HIV



Quando vi racconta di essere stato il primo Mr Gay d'Italia, non credetegli:: è una menzogna che è solito raccontare per darsi un po' di tono, spacciando per un titolo nazionale quello che era un titolo vinto durante una serata in discoteca. E non credetegli manco quando dice di essere stato presidente di Arcigay: non lo è mai stato e al massimo ha organizzato una qualche crociere nella speranza di trovare qualcuno da potersi scopare senza troppi pensieri.
Più credibile e preoccupante, però, è il racconto contenuto nel suo libro in cui Luca Di Tolve spiega che per sei anni ha consapevolmente e volontariamente cercato di diffondere il contagio dopo aver scoperto di essere sieropositivo. Erano tempi in cui la malattia non era ancora conosciuta e in cui troppo spesso equivaleva ad una condanna a morte, motivo per cui c'è solo da chiedersi quante persone abbia ucciso in quei sei anni.
È lui l'uomo che Mario Adinolfi e Gianfranco Amato hanno voluto a Torino per promuovere il loro partito, una realtà politica che non ha scopi se non la promozione dell'odio verso gay e lesbiche. Nel loro comunicato stampa sostengono che Di Tolve fosse lì per raccontare «la sua drammatica battaglia per diventare padre di famiglia» in quell'ottica in cui si sostiene che loro non abbiano nulla contro i gay, basta che i gay smettano di essere sé stessi e si uniformino a loro e poi non loro avranno più nulla da ridire. In fondo a loro non frega nulla che i figli nascano in famiglie che si amano, basta solo che non ci siano gay.
La storia che presumibilmente Di Tolve non avrà raccontato ai presenti è quella in cui Alleanza Cattolica decise di sfruttare la rabbia per il suo stato di salute per trasformarlo in un'arma. Gli raccontarono che lui non era stato responsabile delle sue scelte: era tutta "colpa" di sua madre se lui era omosessuale ed era colpa dei gay se lui aveva deciso di prostituirsi e di fare sesso non protetto con chiunque respirasse.
Ora è l'idolo dei cattolici perché se ne va in giro a dire che i gay possono essere colpevolizzati per la loro sessualità dato che lui vi ha rinunciato sulla sua grazie al fanatismo religioso. Ora ha pure messo al mondo un figlio, evidentemente costretto a crescere in una famiglia dove il padre dice che non passa un solo giorno senza che a lui venga voglia di mollare ma madre per andarsene con un uomo: «È la spina nella carne -dice- Però qui in spiaggia a Pescara mi guardo attorno e sento il Signore che mi dice: Vai, vai, che sei guarito».
C'è da chiedersi quanti dei pochi presenti sapessero la storia e quanti di loro avrebbero piacere nell'avere nel proprio letto una persona che passa la sua giornata a pregare la Madonna per chiederle di non provare troppo disgusto in quel rapporto. Davvero è questo che vorrebbero per loro e per i loro figli? Forse a volerlo sono proprio quell'Amato e quell'Adinolfi che lo mostrano come un emblema della famiglia che loro vogliono promuovere.
Grave, se non gravissimo, è come Adinolfi ed Amatro abbiano cercato di attrarre lì dei bambini per ascoltare quelle parole d'odio. Forse ci è andata bene che il Comune abbia negato loro di erigere dei giochi gonfiabili per corrompe e i più piccoli e per propinargli il loro indottrinamento. Ma, stando alle le stesse fotografie diffuse da Di Tolve, pare che fortunatamente a sentire quelle follie non ci fosse praticamente nessuno (qui per vedere la piazza semivuota).
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