Amato dice che non querelerà i cristiani che hanno opinioni diverse dalle sue solo perché si reputa più cattolico di loro



Spesso si ha l'impressione che l'integralismo cattolico viva in una dimensione parallela, governata da strane regole e fantasiose teorie. Gianfranco Amato è quel tizio che sosteneva la necessità di impedire l'introduzione di qualunque aggravante per i reati di stampo omofobico, sostenendo altresì che l'estensione ad altri gruppi sociali dei diritti oggi riservati ai cristiani avrebbe rappresentato l'introduzione di un «reato d'opinione» nel nostro ordinamento. Si è persino dichiarato «fieramente omofobo» sostenendo che lui debba avere il pieno diritto di andare in giro a dire che alcune persone sono nate sbagliate ed immeritevoli di di pari dignità. Ma se qualcuno osa criticare lui, allora ecco che la sua ira diventa inarrestabile...

L'affondo è stato affidato alla sua pagina Facebook (o, meglio, a quella che lui sostiene sia la pagina dei suoi «fan») da cui lancia un anatema verso un cristiano neocatecumenale che ha osato esprimere dissenso verso le sue tesi. Scrive il segretario del patito di Adinolfi:

Ciò che fa più male è il cosiddetto "fuoco amico". Come questo post di Samuele Pilia, che per livore ed acredine è riuscito a superar persino i detrattori di Gayburg!
Preghiamo per questo fratello nella fede, affinché il Signore allontani dal suo cuore ogni sentimento di odio e rancore.
Vedi, caro Samuele, l'avvocato Amato non querela mai nessuno per le offese, gli insulti e le ingiurie che riceve, ma prega per chi agisce così nei suoi confronti. Questo non perché è un "allocco" od un "buffone - come sostieni tu - ma semplicemente perché è un cristiano. Ecco perché non ti querelerà.

Si sostiene dunque che ogni dissenso al suo pensiero unico sia da ritenersi un reato e che l'avvocato sia tanto buono da non querelare nessuno solo perché più cristiano dei cristiani che lo criticano. Peccato che una simile affermazione dia per scontato che Amato abbia ragione, anche se l'evidenza di come tutte le sue querele siano state sistematicamente archiviate potrebbe far pensare il contrario. E se i giudici non danno gli ragione, ecco che li si elimina per poter emettere sentenze senza passare da un giudizio imparziale. L'opinione di Amato è legge.
Da non commentare è come la preghiera venda la lui strumentalizzata come offesa, come un qualcosa che si possa usare contro l'altro per ledere la su dignità. Diceva Gesù: «Medico, cura te stesso». Ma evidentementa che Gesù era un deficiente dinnanzi alla supremazia razziale di un uomo che si sente migliore degli altri e che sostiene di essere stato chiamato da Dio per andare a togliere le pagliuzze dagli occhi dei fratelli senza preoccuparsi della trave che è nel suo.

Ma qual è il messaggio che ha scatenato simili ire? Sinceramente nel leggerne il testo non si ha impressione di essere dinnanzi a nulla che non sia una lecita opinione di chi si è sentito preso in giro dinnanzi ad una lunga serie di decontestualizzazioni e di strumentalizzazioni. Un uomo che denuncia l'uso di Dio e della Madonna a fini elettorali, con tanto di un ricorso all'uso di cadaveri per ottenere consensi.

Ieri, spinto dalla curiosità, ho partecipato alla conferenza di Gianfranco Amato a Quartu (sottolineo Quartu, non Cagliari). Tralasciando i vuoti e tristi interventi che hanno preceduto il suo monologo, ho assistito ad una delirante strumentalizzazione di dati, numeri e versetti biblici, dati in pasto alla folla che lo ascoltava. Amato, con un'appariscente croce al collo, che per appariscenza si preoccupa di farsi fotografare in posizione orante nelle chiese di Cagliari, si è lanciato in una pseudo catechesi acchiappa voti, volta a ottenere il consenso e gli applausi di un pubblico che si è lasciato abbindolare dal nominare Dio, la Madonna e la fede. Secondo l'avvocato, la fede va trafficata, il cattolico deve quindi attivarsi per scongiurare la minaccia di un mondo perverso, e per farlo deve votare (sottinteso subdolamente il COSA votare) e non astenersi, pena il giudizio divino. La foto di un ragazzo libico crocifisso per la sua fede cristiana, usata per scuotere la sensibilità degli astanti, diventa mezzo per ottenere consensi verso il partito, "unico e ultimo baluardo della fede in politica", la persecuzione cristiana diventa oggetto di una tristissima strumentalizzazione per un proprio tornaconto. Ho seguito dall'inizio alla fine una preoccupante conferenza del Popolo della Famiglia, preoccupante non tanto per l'uomo politico che l'ha condotta, quanto per il suo pubblico che non si accorge del delirio e del vile modo di rigirare passi della Bibbia, encicliche papali e fatti storici per l'interesse di un partito. Da cristiano, cattolico, facente parte di un cammino di fede neocatecumenale, vi invito a rinsavire e non dare il vostro voto a questo Popolo di allocchi e di buffoni.

Insomma, in quel testo viene detto tutto ciò che qualunque persona di buonsenso è solita pensare di quei comizi basati sull'odio e sull'uso politico dei santi e di Dio. Ma se Amato si dice così sicuro che quell'opinione non debba poter essere espressa perché contraria alla sua ideologia, c'è solo da domandarsi se non sia un regime totalitario quello a cui Adinolfi ed Amato aspirano.
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