Boy Erased. La storia di un ragazzo gay sopravvissuto alle terapie riparative



Garrard Conley è il figlio di un predicatore dell'Arkansas che nel libro "Boy Erased" racconta il suo viaggio tra le fantomatiche "terapie riparative" imposte dalla sua famiglia.
Come spesso accade in questi caso, l'origine della mancata accettazione del suo orientamento sessuale da parte della famiglia è stato dettato fa presunte motivazioni religiose o, più verosimilmente, da un bigottismo misto ad integralismo.
Dalle pagine di Towleroad, Conley racconta come nel 2004 si sia ritrovato a partecipare ad un programma di "terapia di conversione" a Memphis. Suo padre era appena stati nominato predicatore dalla Missionary Baptist Church e la sua nuova «vocazione» gli imponeva di adottare «misure drastiche» nei confronti dell'omosessualità si suo figlio. I fedeli non lo avrebbero mai accettato come ministro se la gente avesse saputo della «devianza sessuale» di Conley.
Mentre il padre era rimasto a casa per preparare la sua cerimonia di ordinazione, la madre ha accompagnato il figlio Memphis dove il giovane ha subito due settimane di "terapia" che ovviamente non ha funzionato.
Per ben otto anni non ha trovato il coraggio di parlare di quell'esperienza, così come mai è riuscito a farne parola con i suoi genitori. «Sono entrato nel corpo di pace e mi sono trasferito in Ucraina -dice- hp cercato di mettere il passato alle spalle. Ma, come la maggior parte dei sopravvissuti "ex-gay" sanno, il trauma che abbiamo vissuto spesso non è immediatamente decifrabili, anche se i suoi effetti sono di lunga durata. Ho iniziato a chiedermi il motivo per cui ho vissuto tanti problemi di intimità, perché il tocco di un altro uomo a volte mi bruciava sulla pelle. Mi sono chiesto perché non mi sentivo molto vicino ai miei genitori, perché tante cose sono state lasciate non dette. Molti di noi che hanno vissuto in famiglie fondamentaliste o hanno sperimentato gli effetti di una chiesa fondamentalista, sa quanto persistente possa essere la negazione».
Tornato negli Stati Uniti, Conley ha preso il coraggio a due mani e si è seduto dinnanzi alla madre per cercare di ricostruire quanto era accaduto. «Il racconto di mia madre su quel "processo terapeutico" è stato estremamente utile nella strutturazione mio libro. Sono stato in grado di colmare le lacune nella mia memoria, guardando di nuovo l'esperienza che avevo vissuto».
Conley spiega anche che molte persone gli chiedono come un genitore possa sottoporre suo figlio ad una fantomatica terapia di «ex-gay», al che lui è solito rispondere: «Hai mai visitato queste città? Sei mai stato al Bible Belt? La mia speranza è che questo libro offre una finestra sul mondo evangelico per chi non lo conosce e una scossa di consapevolezza a chi vi è dentro».
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