Candidati sindaci di Latina firmano un patto solenne omofobo con l'integralismo cattolico



C'è preoccupazione a Latina dopo che alcuni candidati sindaci hanno firmato un patto solenne (rigorosamente firmato a porte chiuse) che li vincola ad operarsi per realizzare alcuni punti dell'agenda politica dell'integralismo cattolico.
Il documento è stato reso noto da Latina24ore e ci mostra come i firmatari si siano impegnati a «favorire la famiglia formata sul matrimonio tra uomo e donna», e a contrastare quella fantomatica «ideologia gender» che viene utilizzata per affossare qualunque azione di contrasto al bullismo omofobico e alla violenza di genere. Ad avervi aderito sono i candidati sindaco Alessandro Calvi, Davide Lemma, Giovanni Chiarato, Nicola Calandrini, Orlando Angelo Tripodi, Salvatore De Monaco.

Interessante è anche notare la fitta schiera di associazioni con i quali i candidati sindaci hanno stretto il loro patto di sangue: c'è La Manif Pour Tous, Vita è, il comitato "Difendiamo i nostri figli", l'associazione Scienza & Vita, il Centro aiuto alla Vita, l'associazione "Non si tocca la famiglia", l'Age e l'Unione cristiana imprenditori dirigenti.
Si tratta di tantissime sigle che ci riportano però sempre alle solite persone. Ad esempio il presidente di "Vita è" non è altro che Massimo Gandolfini, già presidente del comitato "Difendiamo i nostri figli" e membro di spicco dell'associazione Scienza & Vita. Nel direttivo di quel gruppo figurano i nomi di Renzo Puccetti (presidente di Scienza & Vita di Pisa, membro del Comitato Marcia per la Vita), Antonello Brandi (presidente di ProVita), Francesca Romana Poleggi (presidente di "Di mamma ce n'è una sola" e collaboratrice di ProVita) e Gianfranco Amato (presidente dei Giuristi per la vita e segretario del partito di Adinoldi). Gianfranco Amato è poi un'esternazione dell'associazione Scienza & Vita così come anche i Centri aiuto alla vita. E il gioco pare funzionare nel prendere come punto di partenza tutte le realtà coinvolte, immancabilmente connesse fra di loro.
Praticamente quelle sono tutte scatole cinesi che riconducono sempre agli stessi nomi e alle stesse persone, sempre legate a quel Comitato Scienza & Vita che venne fondato da Paola Binetti in occasione della discussione parlamentare sulla legge 40.
L'accordo siglato dai sindaci non è dunque con associazioni che rappresentano un gruppo cittadini, ma con delle scatole vuole a rappresentanza di una lobby politica ben precisa. Chi vuole candidarsi e chi spera di poter fare carriera nella politica dovrebbe quantomeno essere in grado di comprendere con chi stia trattando, motivo per c'è da domandarsi se i signori in questione sappiano a chi hanno venduto la loro anima.

Il prossimo 25 giugno la città di Latina ospiterà il primoGay Pride regionale e il primo in assoluto nel capoluogo pontino. «Un evento –spiegano i promotori– aperto a tutta la popolazione, che vuole portare nelle province laziale i temi LGBT per sensibilizzare e combattere l’omofobia. Diversi infatti gli episodi di discriminazione riscontrati nelle province laziali».
Ma forse è la società civile nella sua interezza che dovrà risvegliarsi prima di quella data, osservando come il catto-nazismo stia riducendo l'Italia ad una terra d'odio in cui i candidati non promettono più di impegnarsi per fare qualcosa a vantaggio della gente, ma si impegnano a fare qualcosa contro alcuni gruppi sociali.
Il tutto in quel clima violento in cui alcune organizzazioni politiche usano il nome di Dio per cercare di creare morte e distruzione. Rubano termini come «famiglia» o «vita» per trasformarle in un'arma di offesa dopo averle fatte passate da una reinterpretazione basata su distinguo fascisti. Ma davvero l'Italia non è capace di reagire a tutto questo? Davvero c'è chi preferisce vivere in un regime governato da pochi violenti solo perché trae piacere dal leggere sui giornali che un altro adolescente è stato spinto al suicidio dall'omofobia coltivata e propagandata da questi gruppi?
Certo non fanno pensare bene quelle persone che appaiono indottrinate dall'integralismo e che ormai spuntano come funghi a ripetere a memoria sempre gli stessi slogan. Ed anche su Latina24ore troviamo il solito commento della solita tizia che dice: «Non capisco dove sarebbe l'omofobia. Pensare che la famiglia naturale debba essere tutelata sarebbe omofobo? Pensare che i bambini non debbano essere indottrinati da chi vuole una sessualizzazione precoce sarebbe omofobo? A me pare che tutto questo omosessualismo sia un grande tentativo di togliere i veri diritti umani (libertà di opinione, di parola, di espressione, libertà religiosa) per instaurare la dittatura del Pensiero Unico».
E dinnanzi a chi sostiene che le famiglie gay non siano naturali perché glielo ha detto Amato, che si dicono convinti che i bambini verranno sessualizzati perché Amato gli ha fatto vedere una tabella senza fargli leggere il resto del documento o che ricorrono a termini come «omosessualismo» perché è così viene chiamato dai gruppi neonazisti, c'è da iniziare ad aver paura. E la paura è dettata da come questa gente stia ormai accettando un nuovo nazismo, dato che potremmo tranquillamente dirgli che non si capisce dove sia l'antisemitismo nel sostenere che gli ebrei devono essere sterminati per difendere la razza ariana. Allora, come oggi, c'è chi si fa manovrare come una marionetta dalle lobby solo perché è dolce farsi cullare da quella propaganda che promette privilegi nel nome dell discriminazione altrui.

Clicca qui per leggere il documento omofobo firmato dai candidati sindaci di Latina.
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