Cascioli attacca i vescovi che vogliono dialogare al posto di emettere vondanne morali



La guerra pare ormai aperta, con l'integralismo cattolico sempre più intenzionato a soppiantare il Vaticano per imporre un cristianesimo fatto di odio e di persecuzione di chiunque non aderisca al loro pensiero unico. Né più né meno di quanto avviene nello stato islamico.
L'ennesimo attacco è firmato da Riccardo Cascioli, direttore de la Nuova Bussola Quotidiana e de Il Timone, esponente dell'area più conservatrice della Chiesa legata a Comunione e Liberazione nonché fra i creatori di quella fantomatica «ideologia gender» che serve solo a camuffare quella che in realtà è mera omofobia.

Dalle pagine di uno dei suoi giornali, l'uomo si lancia in quella che si presenta come la solita legittimazione della discriminazione di gay e le donne. lamenta:

È primavera e nella Chiesa pare proprio sbocciato l’amore, ma quello omosessuale. Dal centro alla periferia ormai è tutto un inno ai rapporti gay. Non si fa in tempo a stupirsi del nuovo spazio dedicato dal settimanale diocesano Verona Fedele alla nuova rubrica “La Porta Aperta”, che debutta l’1 maggio con un’intervista-propaganda a una persona omosessuale che decanta il suo amore, che il 3 maggio si scoprono porte aperte anche all’Osservatore Romano che lancia il suo nuovo magazine dedicato alle donne.

Dopo una lunga e fumosa parentesi riservata a lanciare anatemi contro chiunque sia favorevole alle unioni gay o osi parlare di omosessualità nei suoi libri, si giunge ad affermare:

Una pagina dedicata a “Chiesa e cristiani Lgbt”, prendendo spunto dal IV Forum dei cristiani Lgbt che si è tenuto a fine aprile ad Albano Laziale, per sostenere la necessità di progetti pastorali ad hoc che favoriscano la piena accoglienza non già delle persone con tendenze omosessuali (che non è mai stata negata) ma dell’omosessualità in quanto tale.
Dietro le solite parole fumogene e la voluta confusione tra rispetto della persona e avallo di qualsiasi comportamento, il passaggio cui chiama Avvenire è proprio la messa in discussione di quella legge naturale su cui – ci dice il quotidiano della CEI –si è discusso ad Albano. Per tranquillizzare il lettore, il cronista avverte che i cristiani Lgbt sono persone serie– «proprio come noi normali», direbbe Checco Zalone -, tutta preghiera e riflessione sulla Chiesa, «niente carnevalate di dubbio gusto». Non manca l’imprimatur ufficiale, con l’udienza concessa ai partecipanti al Forum da parte del vescovo locale Marcello Semeraro, «che è anche segretario del C9», il Consiglio dei cardinali che aiuta papa Francesco nel disegnare la riforma della Curia Romana.
Dai relatori del Forum viene l’indicazione, fatta propria da Avvenire, di una partecipazione alla vita della Chiesa «a partire dalla loro identità» (padre Pino Piva, gesuita, coordinatore nazionale dell’apostolato degli esercizi spirituali ignaziani), che ovviamente porta a ridiscutere la legge morale naturale e il ruolo di «omosessuali, transessuali, bisessuali nel piano di Dio» (Damiano Migliorini, filosofo e autore di «un monumentale saggio sull’amore omosessuale»).

Insultati i Pride, denigrati i gay che non sono cristiani, sostenuto che la Chiesa accetti già a sufficienza i gay dato che si limita a chiedere che rinuncino a vivere per compiacere i loro carnefici, si arriva a citare un virgolettato di Checco Zalone quale massimo esponente della cultura italica. Tutto questo per aggiungere:

Ad Avvenire non viene neanche in mente che a proposito di piano di Dio ci sarebbe prima da risolvere quel problemino legato al racconto della Creazione secondo cui Dio creò l’uomo maschio e femmina, con il compito di popolare la terra. Ma non è solo il problema del riferimento alla Scrittura – un teologo che sistema brillantemente qualsiasi situazione lo si trova sempre -, piuttosto il rispetto della realtà di persone che vivono una condizione di sofferenza, e non a causa del rifiuto della Chiesa. In questo Avvenire avalla la solita menzogna secondo cui fino a ieri le porte delle chiese erano chiuse a tutti quelli che non erano “giusti”, “a posto con le regole”, e oggi finalmente quelle porte si aprono per accogliere e accompagnare ogni persona “ferita”. Tale narrazione è un insulto a migliaia di sacerdoti che da sempre accolgono, consigliano, accompagnano persone e gruppi che hanno ferite profonde nella loro vita e che solo in una chiesa trovano qualcuno disponibile ad ascoltare e condividere.

La premessa, dunque, è che l'omosessualità debba essere ritenuta «una ferita» e non una naturale variante dell'orientamento sessuale. Ed è su queste basi che Cascioli attacca il quotidiano dei vescovi sostenendo che la sua priorità del cristianesimo sia emettere condanne morali verso chi ha obiettivi diversi dal trovare una donna sottomessa da tramutare in un oggetto sforna-figli. La sua idea si basa infatti sul sostenere che l'uomo non debba avere altra abiezioni se non quella di sovrappopolare il pianeta, incurante di ogni impegno possa servire a rendere il mondo un posto migliore.

Cascioli suggerisce cosi che i gay non debbano assolutamente essere accettati perché non si deve mettere in dubbio quella che lui reputa sia la dottrina. Peccato che in tale chiave di immutabilità dovremmo ancora bruciare le streghe sul rogo o :legittimare la schiavitù nel nome di Dio. Eppure lui si dice certo che:

Tale narrazione è però funzionale al vero obiettivo di tutta questa campagna, che non è accogliere le persone che vivono la condizione omosessuale, ma cambiare la dottrina della Chiesa imponendo l’accettazione del comportamento omosessuale, il peccato insieme al peccatore. Parlare di comportamenti “contro natura” diventa così una bestemmia per il nuovo linguaggio inclusivo, e di conseguenza usando Amoris Laetitia, Avvenire manda definitivamente in pensione anche Benedetto XVI che da papa aveva definito il gender la sfida più grande per la Chiesa di oggi, e che da cardinale aveva scritto nel 1986 una lettera chiarificatrice «per la cura pastorale delle persone omosessuali».

L'affondo passa così a sostenere che l'omofobia di Benedetto XVI sia da ritenersi un dogma di fede inviolabile e indiscutibile perché utile a legittimare la sua crociata:

Già allora la Chiesa condannava con fermezza ogni espressione malevola e ogni violenza contro le persone omosessuali, e anche allora il cardinale Ratzinger invitava a iniziative pastorali specifiche, ma – ci spiega Avvenire prendendone le distanze – allora c’era «una riprovazione morale» per l’omosessualità che oggi è superata. In effetti non lo sarebbe, perché non si tratta di un’opinione di un Papa o un altro in quanto è parte del Catechismo, ma per Avvenire quel che conta è lo spirito dei tempi.
Diceva allora Ratzinger ribattendo a chi riteneva la condizione omosessuale «indifferente o addirittura buona»: «Occorre invece precisare che la particolare inclinazione della persona omosessuale, benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l’inclinazione stessa dev’essere considerata come oggettivamente disordinata. Pertanto coloro che si trovano in questa condizione dovrebbero essere oggetto di una particolare sollecitudine pastorale perché non siano portati a credere che l’attuazione di tale tendenza nelle relazioni omosessuali sia un’opzione moralmente accettabile».
Piaccia o meno ad Avvenire e ai vescovi che lo guidano, questo è ancora non solo l’insegnamento della Chiesa ma anche l’atteggiamento che maggiormente corrisponde alla realtà, come dimostrano le iniziative pastorali che in questi anni hanno seguito con successo questo indirizzo e che oggi vengono fatte fuori. Nel nome dell’accoglienza.
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