C'è chi inneggia ad una sharia cattolica: «Contro le nozze sodomitiche servono martiri pronti a morire»



«Mentre da ieri anche in Italia le “nozze” sodomitiche sono legge dello Stato, con somma vergogna e ignominia per il nostro Paese, ricordiamo con speranza la vita di alcuni martiri della legge naturale». È con queste parole che il circolo Christus Rex introduce quello che ha tutta l'aria di essere un articolo inneggiante ad una nuova sharia cattolica.
Il gruppo vicino a Forza Nuova (che collabora con ProVita Onlus per scrivere le mozioni omofobe che Lega Nord e Ncd stanno introducendo varie regioni) passa così a citare un articolo apparso su Corrispondenza Romana, in cui una tale Cristiana de Magistris pontifica:

Nella Somma teologica san Tommaso afferma che la «legge naturale» è «la partecipazione della legge eterna nella creatura razionale». Secondo l’Aquinate, grazie ad una disposizione innata, la «sinderesi», l’uomo possiede la «cognizione abituale» dei principi primi della legge naturale, iscritti da Dio nella sua anima. In quest’ottica la difesa della legge naturale, la quale altro non è che la partecipazione della legge eterna nella creatura ragionevole, equivale in qualche modo alla difesa dei diritti di Dio, e infine di Dio stesso.
Da ciò si comprende la gravità dei peccati contro la legge naturale, e da ciò parimenti si spiega perché la Chiesa annoveri tra i suoi martiri non solo coloro che hanno versato il proprio sangue per la difesa della Fede, ma anche per la legge divina (ad esempio, san Giovanni Battista, san Tommaso Moro, san Giovanni Fisher che hanno difeso l’indissolubilità del matrimonio) e per la legge naturale. Due santi che la Chiesa ha appena commemorato (il 5 e il 7 maggio) portano questa gloriosa aureola: sant’Angelo di Gerusalemme e san Stanislao, vescovo di Cracovia.

Si parte così nel citare una lunga serie di storie storielle in cui si sostiene che sia bellissimo perdere la vita nel nome di Dio, soprattutto quando si tratta di prendersela con i gay. Si sostiene ad esempio che «Sant’Angelo di Gerusalemme e san Stanislao non furono uccisi in odium fidei. Il primo fu pugnalato dal signorotto incestuoso al quale il Santo rimproverava l’orribile misfatto e san Stanislao fu trucidato dal re che ammoniva per il suo libertinaggio e la sua sodomia. Si trattava dunque di peccati contro la legge naturale. Anch’essa ha i suoi diritti, che vanno difesi, e perciò ha i suoi martiri in chi muore per difenderli. Difendere la legge morale naturale, iscritta da Dio nel cuore di ogni uomo, equivale a difendere Dio stesso».

Tutta questa manfrina pare servire solo a giungere alla richiesta di martirio contro le leggi che estendono i propri diritti anche agli altri. Nel più comune stile di ogni integralismo, si noti anche come questo gruppo non pensa miniante di sacrificarsi per la propria ideologia, ma usa il fanatismo religioso per cercare di convincere qualcun altro a morire pur di tutelare i loro interessi economici e politici. Scrivono infatti:

Non vi è un secolo che non abbia avuto i suoi martiri, gli uni per la fede, gli altri per l’unità della Chiesa, altri ancora per la sua libertà. Il XXI si è aperto con un macabro attacco alla legge naturale. Ed ha bisogno di testimoni, cioè di martiri. Ma, come scriveva profeticamente dom Guéranger, «qualunque cosa avvenga, siamo pur certi che lo Spirito di forza non mancherà agli atleti della Verità. Il martirio è uno dei caratteri della Chiesa, e non le è mancato in nessuna epoca». Questi atleti, gloria della Chiesa, con la loro vita ˗e talvolta anche con la morte˗ proclamano che l’amoris laetitia non consiste nell’evadere la legge, ma nell’amare Colui che dà la legge per la nostra eterna “laetitia”.
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