Che cosa faranno i cristiani se anche l'Islam inizia a cambiare atteggiamento verso l'omosessualità?



Esistono partiti come la Lega Nord sfruttano l'omofobia islamica a scopo politici. Ed è buffo che ad ergersi paladini dei diritti lgbt siano proprio quelle stesse persone che fanno ostruzionismo ai diritti delle minoranze e che non perdono mai occasione per insultare gay e lesbiche. Ma se i leghisti odiano i gay, odiano ancora di più gli islamici e quindi ogni motivo è buono per dargli addosso. Ancor più se poi potranno usarli per sostenere che non c'è omofobia nella loro negazione di diritti civili perché i cristiani non uccidono i gay (non direttamente, perlomeno, dato che il più delle volte si limitano a creare quelle condizioni di disagio che spingano alcuni di loro al suicidio).
Il problema, però, è che queste propagande raccontano solo una parte della verità e spesso fanno finta di non sapere che ci sia differenza fra l'islamismo e l'estremismo islamico (esattamente come c'è differenza tra il cattolicesimo e l'integralismo cattolico, con tanta brava gente da una parte e i vari Adinofli che sarebbe persino offensivo accomunare a loro).
Se la situazione non è certo semplice e se la comunità lgbt non è certo esente da violenze dettate da presunte motivazioni religiose, qualcosa sta cambiando e può farci ben sperare per il futuro.

In Arabia Saudita l'omosessualità è illegale e può essere punita con pene che vanno dalla fustigazione alla pena di morte. Ma ora Salman al-Ouda, un membro dell'International Union for Muslim Scholars and director of Islam Today e direttore di Islam Today, ha chiesto di porre fine alla persecuzione delle persone omosessuali.
In un'intervista rilasciata al Jerusalem Post, ha affermato: «Anche se l'omosessualità è considerata un peccato in tutte le semitiche libri sacri, non richiede alcuna punizione in questo mondo. È un peccato che accompagnerà quelle persone nella vita dopo la morte». Ed ancora: «Gli omosessuali non stanno deviando dall'Islam. L'omosessualità è un peccato grave, ma chi dice che gli omosessuali si discostano dall'Islam sono i veri deviatori. Condannando a morte gli omosessuali si sta commettendo un peccato più grave rispetto all'omosessualità in sé».

Se è si è dinnanzi ad un'apertura incoraggiante anche se decisamente ancora poco gay-friendly, è a Berlino che un Imam ha iniziato ad organizzare corsi di formazione per i musulmani gay e transgender, destinati in particolar modo ai rifugiati. Le lezioni saranno tenute dall'Imam francese Ludovic-Mohamed Zahed dalla Francia, noto per aver celebrato alcuni matrimoni fra gay e lesbiche durante lo Stockholm Pride di due anni fa.
Ed ancora, è dall'Australia che giunge notizia del coming out dell'Imam australiano Solo Warsame, il quale ha rivelato pubblicamente la sua omosessualità durante un programma televisivo trasmesso dalla SBS. L'uomo che svolge il suo incarico nella città di Melbourne viene indicato come il primo imam apertamente gay dell'Australia.
Precedentemente sposato con una donna e padre di una figlia, l'uomo si è riuscito ad accettare il suo orientamento sessuale ed ha deciso di viverlo apertamente. L'uomo ha anche raccontato di aver pensato al suicidio: «Sono giunto ad un punto in cui il suicidio per me era l'ultima occasione. Ho cercato di uccidermi, ma per fortuna non ce l'ho fatta. Dopo quel tentativo ero più forte, molto più forte». Ha inoltre raccontato che si era ritrovato a doversi nascondere anche per proteggere la sua famiglia: «Un coming-out è difficile nel mondo musulmano o nelle comunità islamiche, perché c'è così tanto da perdere e il rischio è troppo grande. Voglio dire, c'è anche un pericolo di vita, perché la dottrina conservatrice dell'Islam dice che l'omosessualità debba essere punita con la morte».
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