Filippo Savarese chiede alla Cassazione di strappare i bambini dai loro genitori



Neppure Crudelia Demon era arrivata a tanto: lei almeno voleva uccidere i cuccioli di dalmata per farci una pelliccia mentre Filippo Savarese vuole strappare i bambini dai loro genitori solo per gusto personale. La malafede e la cattiveria di un simile gesto paiono evidenti anche solo attraverso gli slogan che è solito ripetere: potrà anche dire ad oltranza che un bambino deve avere un papà eterosessuale e una madre sottomessa, ma non è certo togliendo tutele ai bambini delle famiglie omogenitoriali che cambierà la conformazione della loro famiglia. Al massimo garantirà che possano divenire orfani se verrà a mancare il genitore sbagliato o priverà il genitore non biologico di qualunque dovere nei confronti della prole. Grazie a lui si potrà abbandonare il figlio dall'oggi al domani e il minore non potrà manco intentare una causa per ottenere ciò che gli sarebbe stato dovuto se i suoi genitori fossero stati riconosciuti tali anche dallo stato. E dinnanzi a tale violenza non dica che lo fa per i bambini, dato che saranno proprio loro a pagare il prezzo del suo pregiudizio e del suo odio dinnanzi a qualunque maschio non ingravidi una donna o dinnanzi a qualunque donna non abbia aperto le gambe dinnanzi ad un pene eretto (questi, infatti, sarebbero le regole che secondo la sua ideologia dovrebbero garantire diritti civili alla prole).

Ma andiamo ai fatti. Lo stato italiano sta investendo ingenti risorse nel tentare di impedire che i bambini possano vedersi riconosciuti due genitori se non dichiaratamente eterosessuali. La questione delle stepchild adoption concesse nell'interesse supremo del minore è giunta sino in Cassazione dove il pg Francesca Ceroni sostiene che sul tema delle adozioni «non esiste una tendenza europea. Non c'è un filo rosso comune: la tesi molto diffusa per cui i minori che crescono in famiglie omogenitoriali non sono svantaggiati rispetto a bambini che crescono con coppie eterosessuali, sarebbe messa in discussione da studi sociologici». Per farla breve, i gay non dovrebbero avere bambini perché i figli dei cattolici li prenderebbero in giro e li discriminerebbero.
Dinnanzi a tale requisitoria, il giornale integralista Inetlligonews è corso a chiedere un commento ad una persona come il portavoce della Manifest Pour Tous, ossia un tizio che non sa nulla di bambini ma che conosce molto bene i pregiudizi contro gay e lebiche. Ed è in quella sede che Savarese ha esordito dicendo: «La Procura conferma che sulla stepchild-adoption per coppie gay non c'è una giurisprudenza coerente nemmeno nei primi gradi di giudizio. Alcuni tribunali la concedono in base a un'interpretazione della legge sulle adozioni definita 'evolutiva' e 'coraggiosa' dalle stesse associazioni Lgbt. Secondo gran parte del mondo giuridico quell'interpretazione però è semplicemente illegale, noi aggiungiamo fortemente ideologica e politicizzata. La Cassazione deve ristabilire la legalità su questa vicenda».
La richiesta è dunque che la Cassazione tolga i genitori dei piccoli e che li renda orfani di una padre o di una madre ancora in vita.

Ma Savarese non si ferma lì e si lancia nel sostenere anche che ci sia il «rischio che si ceda alle spinte ideologiche di una parte molto politicizzata della magistratura, quella che in questi anni si è prestata ad essere strumento in mano alle associazioni lgbt per forzare l'ordinamento giuridico italiano verso direzioni assolutamente illegali, proprio come nel caso della stepchild-adoption per coppie gay».
L'accusa è di per sé grave dato che Savarese si lancia nell'affermare pubblicamente che la magistratura compirebbe atti illegali. Si tratta di un attacco ad un potere di garanzia dello stato in quella divisione che la Costituzione ha posto a tutela dei cittadini, quindi un qualcosa che non andrebbe fatto alla leggera solo perché lui preferisce l'omofobia di Alfano ai diritti costituzionali dei bambini.

Si passa poi a sostenere che i genitori gay danneggino i bambini nel nome di studi che non vengono citati (forse perché inesistenti) e Savarese dice che: «Le tesi a favore della cosiddetta omogenitorialità hanno molta visibilità mediatica, ma scarsissima attendibilità scientifica, visto che sono davvero molto carenti sul piano della valenza statistica. La scienza ci dice invece con molta chiarezza che la mamma e il papà hanno risorse complementari e non interscambiabili per la crescita sana e armoniosa di un bambino. È una evidenza di natura, di evoluzione, non di morale o di religione. In questi tempi di grande sensibilità ecologica dovremmo rispettare di più anche l'ecosistema che la natura ha pensato per la maturazione degli esseri umani: una famiglia con mamma e papà».
In poche righe si è dunque passato dal citare fantomatici studi al sostenere che quegli studi non servano perché basta il suo pregiudizio a dire che due gay non potranno mai far crescere bene un figlio così come lui solo potrà fare grazie alla sua ostentata eterosessualità. Ma se solo sul giudizio ci si deve basare, allora anche noi potremmo mettere in dubbio che dei figli possano crescere sano in una famiglia dove il padre è divorato dall'odio verso le famiglie diverse dalla sua.

A riconfermare come il benessere dei bambini sia l'ultimo delle loro preoccupazioni, l'intervistatore e l'intervistato si improvvisano azzeccagarbugli per sostenere che «la legge legge 184 dell'83 alla quale si può al momento fare riferimento si occupa solo di infanzia abusata, abbandonata, maltrattata e di genitori in difficoltà mentre qui invece abbiamo il caso di una bambina amata e curata dal genitore biologico». Quindi l'ipotesi è che un bambini maltrattato debba avere due genitori, un bambino felice debba essere privato di uno di essi perché lo si vuole punire di essere venuto al mondo.
Si possono leggere e rileggere i loro slogan e le loro rivendicazionismi, eppure l'unico dato che non rendono noto è in che modo il privare un bambini dalle sue tutele giuridiche dovrebbe renderlo più felice. Ma forse il fatto che non lo dicano è perché non hanno una risposta, mossi dolo dal desiderio di prendersela con i più deboli quale ritorsione contro i loro genitori.
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