Il segretario del divorziato Adinolfi: «Il divorzio è un'opera mefistofelica di Pannella, causa della crisi della famiglia»



«La pietas christiana impone rispetto per l'uomo ma non per il leader politico Marco Pannella». È quanto afferma Gianfranco Amato in un articolo elettorale pubblicato sul sito del partito di Adinolfi, di cui è segretario e candidato alle amministrative di Roma.
L'uomo si lancia poi nel sostenere che il divorzio sia stato introdotto «grazie all'opera mefistofelica di Pannella» e che sia la «causa drammatica dell’attuale crisi della famiglia nel nostro Paese». Una posizione davvero surreale considerato che lui è il segretario di un partito fondato da un divorziato, un uomo che ha lasciato la moglie e la figlia per sposare un'altra donna durante una cerimonia tenutasi a Las Vegas alla quale si è presentato in tuta e scarpe da ginnastica.
Orbene, se davvero ritiene che il divorzio sia la «causa drammatica dell'attuale crisi della famiglia nel nostro Paese», com'è possibile che si possa presentare alle elezioni attraverso un partito che sostiene di voler «difendere la famiglia» attraverso un uomo che sarebbe la causa della sua «drammatica crisi»?
Non sarà forse che la sua ideologia lo porti a sostenere che i diritti vadano vietati agli altri mentre lui e la sua cricca devono essere liberi di fare tutto ciò che vogliono sulla base della propria convenienza?

Forse la vita umana non ha alcun valore per Gianfranco Amato, alla stregua del suo disprezzo per la serenità delle persone che ama perseguire in virtù del loro orientamento sessuale o dell'uso politico e propagandistico che è solito fare di un Dio in cui ci si augura quantomeno non creda (altrimenti sarebbe drammatico l'uso che ne starebbe facendo), ma l'uso elettorale della morte di Pannella pare un atto indecoroso. Ancor più se la sua strategia propagandistica lo portano ad attaccare chiunque abbia osato inviare messaggi di cordoglio.
Che a lui piaccia o no, Pannella si è battuto sino alla morte per ciò in cui credeva e forse basterebbe anche solo questo a dovergli garantire rispetto. Si può condividere una tesi o la si può non condividere, ma il disprezzo dell'avversario è un'arma degna solo di persone deboli che non hanno alcuna motivazione o argomentazione da poter sostenere.
In fondo da un uomo che vuole togliere diritti al prossimo al solo fine di compiacere i suoi più bassi pregiudizi non ci si può aspettare altro che continue violenze. Ed infatti è sulla violenza verbale che si basa il suo vergognoso attacco a Renzi e al sentimento religioso di chi crede nell'amore e non nell'odio:

No, caro Matteo. Tu puoi anche aver rinunciato a tuoi principi cristiani –e questo è triste ma legittimo– però non puoi venirci a raccontare, oggi, che l’azione culturale e politica devastatrice di Pannella e i suoi seguaci possa definirsi libertà. Ma dove vivi? Non ti sei accorto che la nostra società è ormai distrutta e disgregata grazie proprio a quella diabolica azione devastatrice? Non ti sei accorto che il veleno inoculato nel corpo sano della società italiana agli inizi degli anni settanta del secolo scorso dai pannelliani, oggi è ormai entrato in circolo al punto da rivelarsi letale? Non ti sei accorto che stiamo vivendo l’apice di quella rivoluzione antropologica innescata proprio dal tuo leone della libertà? Non ci stiamo facendo mancare proprio nulla dei falsi miti del progresso: matrimonio e adozioni gay, poliamore, utero in affitto, incesto legalizzato. Caro Matteo, tu non eri ancora nato quando il 26 aprile 1974 a Caltanissetta, durante un comizio, l’aretino Amintore Fanfani denunciò profeticamente i rischi della rivoluzione pannelliana, con queste parole: «Volete il divorzio? Allora dovete sapere che dopo verrà l’aborto. E dopo ancora, il matrimonio tra omosessuali. E magari vostra moglie vi lascerà per scappare con la serva!». Mi dirai che erano altri tempi. E, in effetti, in questo un po’ hai ragione. Una volta da Arezzo venivano a Roma politici del calibro di Amintore Fanfani, oggi dobbiamo accontentarci di Maria Elena Boschi. Sì, tempi e calibri sono cambiati ma non in meglio, purtroppo.

Insultato Renzi e sostenuto che sia anti-cristiano garantire i diritti costituzionali dei cittadini dinnanzi a quell'integralismo che vorrebbe vietarli, si passa ad emettere una condanna divina contro chi ha osato chiedere che la libertà individuale fosse rispettata. Scrive Amato:

Pietà per il peccatore Marco Pannella, che ora si trova «τῷ βήματι τοῦ θεοῦ», davanti a quello che San Paolo chiamava il Tribunale di Dio (Rm. 14,10), luogo dove non si può né mentire né barare. Ma nessuna pietà per l’opera terribilmente rovinosa del leader politico Marco Pannella, che attraverso l’introduzione di falsi “diritti” ha inferto una gravissima ferita alla vita, alla dignità umana e alla famiglia. No, grazie. Nessuna pelosa ipocrisia potrà impedirci di denunciare quanto sia stata esiziale l’influenza nefasta e malefica della cultura radicale nella civiltà del nostro Paese, di quanto sia stato velenoso e mefitico il pensiero pannelliano, che è arrivato ad invadere persino i confini della Chiesa.

Non c'è da stupirsi troppo dinnanzi a parole così violente scritte da un uomo che non si fa problemi ad alimentare odio violenza contro interi gruppi sociali solo per compiacere le sue aspirazioni politiche e personali, ma forse qualche domanda andrebbe fatta anche a quei sindaci che hanno patrocinato i suoi convegni propagandistici. Davvero non sono stati in grado di comprendere il livello di fanatismo che pare evidente anche da queste pagine? Davvero non hanno paura a promuovere simili personaggi il totalitarismo che vorrebbero portare in Italia?
Dinnanzi a chi insulta il prossimo e spera di poter ottenere voti attraverso la promessa di un contrasto a qualunque libertà personale risulti in contrasto con la propria ideologia, c'è davvero da domandarsi se esistano differenze tra questa gente e quelli dell'Isis. In fondo anche loro dicono che è Allah a volere quelle violenze ed anche loro sostengono che il divieto di ascoltare musica occidentale o il divieto a poter essere liberi sia un modo per «proteggere i bambini» secondo la volontà di Dio. Né più e né meno di quanto oggi afferma Amato.
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